LA VOCE DELLE ONDE Di Yukio Mishima. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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Un piccolo libro dalle grandi vedute, come spesso accade nella letteratura giapponese, La voce delle onde, è un testo intriso di poesia e sentimento, con atmosfere vellutate, quasi sospese nel tempo e con personaggi ben definiti nel carattere e nei movimenti, che sembrano non avere età, son ragazzi o vecchi ancora giovani, che affrontano la dura vita di ogni giorno con un sorriso mal celato. Il racconto è ambientato in una piccola isola del Giappone -Uta-jima-  che significa -Isola del canto- con solo millequattrocento abitanti e una costa lunga meno di tre miglia, in cui la vita scorre intorno alla pesca e alla raccolta delle perle, che il mare nasconde nei suoi misteriosi fondali, uniche risorse degli isolani. Tra le tempeste di mare e le reti da aggiustare i personaggi si innamorano, godono delle piccole cose, incontri fugaci e baci rubati, ma sempre con un innato senso del pulito, del sincero, che trapela da ogni sguardo e da ogni piccola parola sussurrata.

La voce delle onde è un libro che rimane stampato nel cuore per la sua sottile poesia, che si intreccia mirabilmente con il profumo e il fragore del mare avvolto dalla nebbia, come una colonna sonora che non abbandona mai il lettore e lo guida con amore tra le vicissitudini dei protagonisti.

Scritto con magistrale fluidità e semplicità da Yukio Mishima, considerato tra i massimi autori giapponesi moderni e drammaticamente scomparso nel 1970, La voce delle onde, è tra i libri di maggior rilievo tra i tanti di sua produzione. Buona lettura.

Maria Cristina Pazzini