LA VITA È UNA MELA, ED IO… ME-LA MANGIO.

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Cara Me, pensi servirebbe a qualcosa fingere di non avere nulla da perdere, quando invece i tuoi conti sono nulli e puoi ancora vincere tutto?
Perché in fondo lo sai: è proprio quando puoi ancora sperare di conquistare il mondo che rischi di perdere tutto ciò che investi; quando invece hai già perso tutto puoi sempre sperare di vincere ancora qualcosa, senza però rischiare di perdere ancora qualcosa. Ormai non hai più niente, e allora non risalire non è doloroso come cadere sempre più giù.

Ma io non ho perso niente, perciò come posso comportarmi secondo rassegnazione, come se non potessi sognare, pretendere, di vincere tutto? Non posso fingere di non sperare, non posso vivere le cose come se fossero già abbastanza e non potessero invece essere di più. Io non voglio ridurmi a questo, non voglio arrivare a concepire il tutto e il niente come fossero la stessa identica cosa.

Io voglio espormi alla vita come se fossi nata oggi, come se non avessi un passato, come se davanti a me ci fosse un eterno domani; come se non avessi mai assaggiato una mela e potessi desiderare di mangiarne una e intanto immaginare il suo sapore e poi testare se era come immaginavo, senza però rimanere troppo delusa; come se non avessi mai visto il mare e potessi inventarmi il suo rumore e poi andarci davvero e scoprire com’è, com’è che suona; come se non avessi mai visto il cielo e sognarlo dipinto di un nuovo colore che nessuno conosce e poi aprire gli occhi davvero e stupirmi che è più bello di come credevo, più meraviglioso di come avrei mai potuto crearlo io nella mia fantasia.
Io voglio lasciarmi sorprendere ancora, da tutto, da tutti, senza per questo farmi del male. Voglio tenere a mente cosa ho imparato, sentire dentro di me una lezione, ma non ricordare ogni cosa, perché senza oblio è difficile sperare, se ho memoria mi è difficile sognare, se non dimentico non posso ancora credere in un mondo migliore.

E lo so che sono discorsi da bambina, ma se ci pensi sono anche da adulti. Ciò che io dico è di trovare un equilibrio: esistere oggi e guardare al domani senza pensare che sarà uguale a com’è stato ieri, con gli occhi di chi ha già vissuto ma può nascere ancora, un pò cresciuto, un pò smemorato.
Se non faccio così mi accorgo di aver perso già molto, e se penso di aver perso qualcosa mi arrendo all’idea di non poter ancora credere che tutto sia possibile, perché qualcosa è già finita, qualche possibilità si è già esaurita.
E invece no: preferisco pensare di non aver perso e non aver vinto mai nulla, e ne val la pena, perché questo corrisponde a poter credere di avere ancora tutto da perdere, e quindi anche da vincere.

Il mondo è mio, questa vita me la mangio, come fosse quella mela che non ho ancora mai addentato.
Non posso fingere di non avere più niente da perdere: è vero e falso allo stesso momento.
Ma in fondo che importa?
Io voglio ancora giocare.