La Venerabile Congregazione ed oratorio di Santa Maria degli Angeli in Gallipoli

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La Venerabile Congregazione ed oratorio di Santa Maria degli Angeli in Gallipoli

Il 23 giugno, periodo in cui la luna è in fase crescente, nell’antichità si credeva che le streghe a cavallo delle loro scope sorvolassero la Basilica di San Giovanni per radunarsi in un grande sabba annuale.

Quest’anno addirittura la notte di San Giovanni vivrà di luna piena, bagliori di fuochi, rugiada e fiori.

La festa cade nel solstizio d’estate, tempo di mietitura con chiaro riferimento alla simbologia del fuoco e alle sue funzioni purificatrici e propiziatrici.

Come nella notte di Natale anche nella notte che precede il 24 giugno, che si passa vegliando, si crede che avvengano meraviglie e prodigi.

Chi crede alla leggenda, adotta accorgimenti tali da non far entrare nelle case le streghe. Lo fa mettendo davanti all’uscio di casa del rosmarino, ginepro, alloro e ulivo benedetto. Oppure dell’aglio come antidoto contro i malefici e come erba portafortuna e porta ricchezza.

Si usa anche un mazzetto di ” erbe magiche ” formato da iperico, artemisia, ruta, menta e salvia. L’iperico è detto anche ” erba di San Giovanni “, una piantina perenne e tappezzante dai bei fiori gialli che sfregati tra le dita emettono un umore che colora la mani di rosso e perciò viene detta anche ” sangue di San Giovanni “.

E ancora l’artemisia, invece, avrebbe proprietà contro il malocchio; la ruta chiamata anche ” erba allegra “avrebbe proprietà curative; la menta, soprattutto se bagnata dalla rugiada della notte di San Giovanni, garantirebbe lunga vita come pure la salvia.

Ma ormai si è fatto giorno, con il sole alto che lancia i suoi raggi, mi ritrovo così nella ” Cala di Scirocco ” a Gallipoli in quello che era una volta la ” Giudecca “. Si tratta del ghetto ebraico appena fuori l’isola che una volta costituiva il centro storico della città bella.

Mi tocca passare sul set cinematografico di una serie Sky che stanno girando sfruttando lo sfondo della chiesa del Canneto. Quindi mi ritrovo di fronte alle metamorfosi di Ovidio presenti nella fontana rinascimentale.

Un gabbiano sorvola il castello che si staglia nelle acque placide del porticciolo e mi tocca fare in fretta, passato il ponte in pietra del 1603, che ha unito il centro storico di Gallipoli con la terraferma. Dalla parte opposta dell’isola ad ovest dove tramonta il sole mi aspetta il mio amico Giuseppe Capoti, priore di Santa Maria degli Angeli.

Che meraviglia attraversare Gallipoli, con le case bianche di calce, le corti, i palazzi nobiliari, i tanti oratori confraternali, piccoli slarghi, edicole votive, chiese e conventi, in un susseguirsi senza tregua di vera bellezza.

Ma eccomi arrivato!. Mi accoglie la facciata di Santa Maria degli Angeli ed un sorridente Giuseppe Capoti.

La chiesa di fronte al mare si specchia con il faro dell’isola di sant’Andrea e gli scogli detti del Campo e dei Piccioni.

La facciata bianca di calce con al centro un bel pannello maiolicato realizzato nel 1942 dalla ditta Raffaele Vaccarella di Napoli, raffigurante il dogma della Madonna Assunta in cielo, che sostituì un dipinto del 1875 di Giuseppe Pagliano, chiudono i due portali in basso a timpano e due finestre strombate tipiche del settecento ai lati del pannello in maiolica.

Le origini di questo oratorio confraternale e della confraternita omonima, derivano dall’altare di santa Maria di Carpignano, sito nella preesistente chiesa di San Giovanni Battista il cui culto fu importato dalla famiglia Lubelli di Serrano, il 16 maggio 1636 sotto lo stesso titolo e di jus patronato.

Il culto, è direttamente riconducibile al ritrovamento (1568) nella grotta di San Giovanni, a Carpignano Salentino, di una immagine bizantina raffigurante la Madonna con Bambino e comunemente chiamata la Madonna della Grotta o meglio di Carpignano.

Fu fatto obbligo ai confratelli ad erigervi (1663) un proprio oratorio entro il termine di due anni, pena la decadenza sotto il titolo della ” Vergine Santissima di Carpignano ” che sta nella Chiesa di S. Giovanni di questa Città.

Nel termine stabilito (1665) fu dunque eretto il nuovo oratorio che però non fu intitolato a Santa Maria di Carpignano ma a Santa Maria degli Angeli.

Dalla visita pastorale di mons. Filomarini, eseguita il 29 agosto 1715, oltre a confermare l’istituzione della congregazione di santa Maria degli Angeli, da parte di mons.

Montoya, aggregando laici del ceto di pescatori e contadini è attestata anche la presenza di una confraternita sotto lo stesso titolo. I confratelli vestivano un saio bianco con cappuccio dello stesso colore e mozzetta di colore violaceo con immagine dipinta della Beata Vergine Maria.

Mozzetta che fu sostituita nel 1769 con quella attuale di color blu marino. Nello stesso anno si aggregarono le categorie degli artisti e degli artigiani.

All’interno decorano le pareti laterali quattro grandi dipinti, realizzati nel XVIII secolo da Diego Oronzo Bianchi, pittore originario di Manduria: La Moltiplicazione dei pani e dei pesci; La Distribuzione dei pani; La Disputa tra i dottori della chiesa; Le Nozze di Cana. Nella parte sottostante, e tutt’intorno all’aula, si possono ammirare gli stalli, con cornici dorate e motivi floreali, dove siedono i confratelli, e la meraviglia del pancone dell’Amministrazione.

Nella seconda metà dell’ottocento, fu abbattuto il vecchio altare ligneo per dare spazio al nuovo altare in pietra leccese e stuccato in finto marmo policromo, realizzato nel 1876 dallo stuccatore Mastro Luigi Schiavone di Monopoli.

Al centro del dossale è collocata la pala con l’immagine della Madonna degli Angeli (sec. XVII) attribuita alla bottega di Gian Domenico Catalano.

Ai lati nelle rispettive nicchie, le quattro statue lignee policrome dei protettori della confraternita: sant’Andrea, protettore dei pescatori; sant’Isidoro, patrono dei contadini; san Giuseppe, protettore degli artigiani e san Giovanni Battista, protettore degli artisti.

Tra le opere scultoree, situate in apposite nicchie a muro, sono custodite le statue ottocentesche di cartapesta leccese, del famoso Achille De Lucrezi, che realizzò nel 1866 “il Crocefisso” e un “Cristo morto” e poi ancora nel 1895 la “Madonna Assunta in cielo”.

Un’altra statua raffigurante la “Madonna degli Angeli” fu commissionata a Napoli nel 1825. Il simulacro dell’Addolorata (manichino vestito) fu invece donato nel 1824. Sul contro prospetto vi è la cantoria dove fu collocato il settecentesco organo, opera dell’organaro tarantino Giuseppe Corrado.

Interessanti le reliquie, le pisare, pietre pesanti da appendere al collo per penitenza, il bordone con cui alcuni confratelli hanno il potere di organizzare ed ordinare durante le processioni gli altri confratelli, i lampioni, i vestiti della confraternità, le piccole statue di San Francesco da Paola e della Madonna degli Angeli e molto altro ancora.

Non ci resta infine che ringraziare il passare delle stagioni, con oggi si raggiunge il massimo di ore di luce solare durante la giornata, da domani, ogni giorno la luce solare lascia qualche minuto alle tenebre.

Raimondo Rodia

* per le notizie storiche ringraziamo Antonio Faita.
* Un abbraccio per il sostegno al mio amico Massimo Lotti.

Alcune altre foto: