La treccia

0
182

Tre donne, tre continenti, tre destini intrecciati. Il romanzo di Laetitia Colombani, “La treccia”, è stato definito “toccante”, “straordinario”, “un inno alla libertà e alla vita”. Ebbene… confermo tutto quanto!!

Le protagoniste sono tre e sono tutte donne. All’inizio il romanzo appare slegato, come se l’autrice raccontasse tre storie diverse e, in effetti, è proprio così. Solo alla fine si scoprirà un legame indissolubile che le unisce.

Smita vive in India e appartiene alla casta degli intoccabili. Il suo lavoro consiste nel passare di casa in casa a raccogliere gli escrementi. Un lavoro che si porta avanti da generazioni e che toccherà anche a sua figlia Lalita.

Sarà proprio per lei che Smita prenderà una decisione radicale, azzardata, andando anche contro la volontà del marito. La figura di Smita è straordinaria perché rappresenta la donna forte, coraggiosa, che vuole offrire alla sua bambina un futuro diverso e migliore rispetto a quello a cui è destinata.

Supera ogni difficoltà pur di raggiungere il suo obiettivo. Accantona la paura – che è tanta – e si butta pensando che tanto, peggio di così, non può andare.

Poi c’è Giulia che vive in Sicilia con la sua famiglia con la quale porta avanti un laboratorio di “cascatura”, la tradizione siciliana di conservare i capelli tagliati per ricavarne parrucche. La sua vita scorre tranquilla fino al giorno in cui il padre ha un incidente ed entra in coma.

Lei scoprirà che il laboratorio naviga in cattive acque e sa che se non farà qualcosa perderanno tutto. Giulia è giovane, ma ha voglia di lottare e impiegherà tutta se stessa per non affondare.

Infine c’è Sarah che vive in Canada, è un brillante avvocato in uno degli studi più rinomati, ha due matrimoni alle spalle, due figli, è brillante, determinata, super organizzata, non lascia mai nulla al caso. Finché un giorno scoprirà di avere un cancro e tutte le sue certezze verranno meno.

Queste tre donne di per sé non hanno nulla in comune; in realtà sono più simili di quanto possano apparire. Tutte vivono la sensazione di sentirsi sole, abbandonate a sé stesse e questa solitudine incrementa – per certi versi – la loro fragilità.

Tutte decidono di tirare fuori le unghie e di lottare con le proprie forze per migliorare in qualche modo la loro esistenza.

Tutte hanno un coraggio invidiabile.

L’autrice, con grande maestria, ha saputo descrivere le emozioni e i sentimenti contrastanti dei vari momenti vissuti, ha saputo cogliere con precisione le caratteristiche degli ambienti così distanti e così diversi tra loro e ha saputo amalgamare con estrema sensibilità le tre realtà.

Ciò che emerge in maniera prepotente è l’incertezza assoluta della vita, come essa in certi casi si diverta a prendersi gioco di noi e in certi altri ci tenda una mano.

Una penna sensibile e determinata che merita di essere letta!!