La tradizione del gallo di S. Oronzo a Lecce

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Da oggi parte la tre giorni di festa patronale che il 24-25-26 agosto Lecce lega in ordine ai santi Oronzo, Giusto e Fortunato. Ma come sempre voglio raccontarvi la festa dei leccesi a modo mio.

Una tradizione che ho imparato ad apprezzare da mio suocero contadino e trainiere classe 1910, un uomo ricco di valori ed esempio per chi nella vita muoveva i primi passi. Ogni anno a partire dal 1983, finchè non è stato in vita mio suocero Carmine era consuetudine che l’accompagnassi a Lecce in piazza Palio, dove allora si svolgeva nella mattinata del 24 agosto la fiera di S. Oronzo, una sorta di mercatino dove si vendeva di tutto e dove non mancava la vendita al pubblico del gallo di S. Oronzo.

Il Gallo e Sant'Oronzo in Salento

La tradizione vuole che i leccesi consumino a tavola in questo giorno ” l’Addhuzzu ” di primo canto, mentre nel contado chi era devoto a S. Pietro rendeva onore ai due santi con l’acquisto del gallo che l’anno dopo avrebbe salutato il mondo rendendo onore alla tavola. Secondo una leggenda che si tramanda il nome di battesimo di Oronzo sarebbe stato Publio, membro di una nobile famiglia di origini romane che fece nascere il santo patrono a Lecce vicino porta S. Biagio in un palazzo legato al miracolo ricevuto da S. Francesco, dove troneggia sia il busto in rilievo del santo patrono, ma anche l’angelo del miracolo francescano.

Publio avrebbe incontrato la fede cristiana in età avanzata, grazie ad un emissario di San Paolo appunto Giusto che si trovava in viaggio verso Roma pare con la famosa ” lettera ai Romani “, Giusto si fermò in Salento dove trovò dimora dopo una tempesta in mare. Publio lo salvò, nello stesso modo del miracolo di Malta, che vidde protagonista Saul di Tarso, lo accolse nella sua casa e qui dopo aver conosciuto il verbo di Dio, venne ribattezzato nella nuova fede col nome di Oronzo che significa appunto ” risorto “.

Abbracciando la nuova fede cristiana, per Oronzo cominciarono però per lui innumerevoli peripezie ed anche notevoli persecuzioni, fino poi alla nomina a vescovo. Sempre secondo la tradizione, il santo avrebbe celebrato la sua elezione sgozzando proprio un gallo ai piedi di San Pietro: un gesto dal grande valore simbolico. Rifacendosi infatti al racconto evangelico e alla valenza del rimprovero del Cristo nei confronti di S. Pietro e del suo rinnegare ogni volta che cantava il gallo a Gerusalemme, l’uccisione dell’animale attestava la vittoria spirituale del Principe degli Apostoli ed il suo riscatto morale. Ammazzando dunque il gallo in onore di Sant’Oronzo si fa un tributo anche a San Pietro e per questa ragione tra i contadini si è diffusa da subito questa usanza. Morto per decapitazione il 26 agosto proprio nella città che oggi lo venera ogni anno in tale data, in un luogo dove oggi sorge una chiesa circolare denominata appunto ” la capu di S. Oronzo “. Oggi rimane una tradizione da non disperdere, ma anzi da tramandare e non disperdere.

Mio suocero da buon contadino catto-comunista, legato come tutti i galatinesi a S. Pietro, così facendo onorava i due santi e silenziosamente mi raccontava un mondo che ormai esiste solo nei racconti, dove la valenza del riscatto, i valori dell’insegnamento, la tradizione, la morale del vivere in una certa maniera erano da esempio. Ancora oggi si continua a ricordare S. Oronzo con questo rituale, divenuto, secondo alcuni storici, anche un motivo di ribellione silenziosa dei contadini nei confronti dei padroni. In passato, infatti, nei campi questi erano soliti allevare tanti galli in vista dell’omaggio al santo patrono, così da poterne regalare almeno uno al proprio padrone, ma questa, forse, era una forma di rispetto gerarchico solo all’apparenza. Donare un gallo o pollo, poteva significare definire proprio in questo ultimo modo lo stesso signore che lo riceveva.

Gallo nel Salento

E i contadini così, secondo alcune ricostruzioni storiche, si prendevano gioco dei padroni dandogli appunto del pollo. Le ricette per preparare il tipico “addrhuzzu te Santu Ronzu” prevedono la sua cottura al forno con contorno di patate tagliate a fettine, oppure la cottura in umido con salsa di pomodoro od ancora rosolato con il rosmarino e alloro, ognuno prepari secondo i propri gusti il suo galletto di Sant’Oronzo. A me rimane il ricordo di un uomo ed una tradizione che almeno attraverso questo racconto non voglio far sparire.

Raimondo Rodia