La testimonianza di I.: “Sono sola a combattere contro il mio stalker”

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Ciao a tutti, cordiali e sempre più numerosi amici lettori del Salotto Rosa!!!

Oggi abbiamo una testimonianza un po’ forte, come lo sono tutte d’altronde, quelle che riguardano la violenza sulle donne e il loro bisogno di liberarsene.
È una storia che non ha ancora una fine, non ha trovato soluzione e che, come tante altre, lascia la vittima in una situazione di tensione molto alta, per cui si spera che tutto finisca presto e nel migliore dei modi, grazie magari alla presenza più attiva e comprensiva delle istituzioni.
La Commissione parlamentare ha istituito un’inchiesta che ha fatto luce sui vuoti legislativi , sui problemi e sugli ostacoli ancora da superare. L’Italia si ritrova a far fronte ad una vera e propria emergenza dove, se difficile è stimare la quantità di donne che subiscono quotidianamente violenza fisica e sessuale, poiché il più delle volte avviene in sordina nell’ambito familiare, sicuri sono i dati invece che vedono ogni due giorni una donna ammazzata per mano del suo compagno o ex. Purtroppo ci sono troppe lacune e spesso si arriva al femminicidio proprio per alcune grosse mancanze: come ad esempio l’inesistente formazione di soggetti che hanno il compito di agire in caso di violenza di genere per evitare che sia il fenomeno sottovalutato. Non mancano i casi in cui la donna viene letteralmente congedata e mandata a casa dal carabiniere di turno con nonchalance. Ancora, manca la coordinazione tra chi deve prendere il provvedimento e chi deve investigare e accertarsi di ciò che avviene tra le mura domestiche. Omertà, disorganizzazione e vuoti normativi!
Adesso guardiamo ai numeri e alle statistiche.
Allora, le violenze più gravi sono perpetuate dai partner attuali o ex che hanno causato circa 2 milioni e 800 mila casi. Su 3607 di casi segnalati, nel 2017, in ben 3061 gli aggressori erano uomini e la vittima una donna. In 1228 casi invece gli aggressori erano stranieri e in 2872 il luogo dell’evento era la casa.
Per quanto riguarda i femminicidi, in particolare, si stima che ogni due giorni ci sia una vittima, mentre per le violenze in generale, si fa più fatica a misurare data la mancata denuncia della vittima.

Le regioni dove maggiori sono le violenze di genere denunciate sono Umbria, Calabria e Campania, se si tiene in considerazione il rapporto degli omicidi rispetto alle donne residenti.

Femminicidio e violenza di genere, insomma, restano ben radicati. A nulla sono valsi l’introduzione del reato di stalking con una legge del 2009, la legge contro il femminicidio del 2013 e i programmi di formazione e prevenzione annunciati.
Questo perché i casi segnalati e denunciati vengono spesso sottovalutati o interpretati come liti domestiche in cui non si vuol metter bocca. Perciò vengono richiesti più corsi di formazione per giuristi, medici, carabinieri e insegnanti che sono chiamati ad agire e a segnalare anche nell’ interesse dei minori coinvolti.

Ecco la testimonianza dela nostra amica di cui segneremo solo con l’iniziale del suo nome, I.

“Eccomi. Non è né facile né piacevole ricordare il mio vissuto dal 2011 ad oggi.
Dopo l’ennesima litigata in 28 anni anni di matrimonio, in cui più volte sono scappata dai miei, consapevole che restando in quella situazione avrei davvero rischiato la vita, mi decisi nuovamente ad uscire di casa, portando con me tutto ciò chepotevo. Succedeva sempre secondo lo stesso schema: io minacciavo di andarmene, me ne andavo, lui piangeva supplicandomi di ritornare e io mi convincevo a fare marcia indietro. Si, perché anche mia madre mi diceva di rientrare a casa, che lui sicuramente si era già pentito…Pentito di urlarmi contro, di minacciarmi, di procurarmi lividi…
È dura essere soli in queste condizioni ad affrontare il tutto con due bimbi, diventati poi ragazzini, a cui badare.
Ho provato anche a rivolgermi ad un’associazione della mia città  per chiedere assistenza, ma hanno risposto che il mio non era un caso da prendere in tutela, poiché avevo tutte le risorse per far fronte alle mie difficoltà: ovvero una casa dove stare ed un lavoro. Successivamente sono venuta a conoscenza che per essere accolta avrei dovuto essere una donna senza dimora, senza lavoro, senza parenti… condizioni che riguardano molto spesso le donne straniere.

A un certo punto mi decisi a chiedere la separazione con l’aiuto di un avvocato e a depositare la sentenza di separazione in tribunale, mentre “lui” iniziava un percorso di psicoterapia per capire la causa dei suoi comportamenti e avviare un processo di cambiamento, pur di non perdermi. A questi incontri, cui ho preso parte qualche volta, la psicoanalista mi ha detto speso che il suo paziente era un soggetto molto intelligente con tutte le potenzialità per modificare il proprio modo di porsi.
Iniziò così un periodo di serenità che è durato due anni circa, interrotto dalla malattia di mia madre che, grave, le ha causato il coma. Ciò mi ha vista costretta a prendermi cura totalmente di lei, trascurando, senza volere, la mia famiglia. Lui intanto ritornava ad essere il marito nervoso di un tempo, non riuscendo a gestire i ragazzini da solo, senza la mia costante presenza.
Il 3 dicembre del 2011 decisi finalmente di andarmene, questa volta per sempre, in maniera definitiva, a casa di mamma, approfittando del suo bisogno di avere qualcuno vicino che se ne prendesse cura durante il giorno.
Mi sentivo più libera, anche perché i miei figli avevano da poco preso la loro strada: la grande iniziava una convivenza, mentre il piccolo finalmente aveva trovato un’occupazione, dopo le varie sofferenti vicissitudini che l’hanno accompagnato nell’adolescenza.
Cercai di sistemarmi alla bene e meglio, prendendo in considerazione di trovarmi un avvocato che mi assistesse nella separazione. Lui si faceva sentire sempre più spesso, telefonandomi di continuo, pregandomi di rientrare. Passarono le settimane e i mesi e, rendendosi conto del mio essere disposta stavolta a non tornare sui miei passi, iniziò a dare di matto. Si presentò a casa di mamma, a cui chiesi poi di non aprirlo mai più, e iniziò a minacciarci di morte e ad accusarmi di avergli rovinato la vita.
Mi seguiva in ogni dove, mi tempestava di messaggi offensivi e di telefonate altrettanto allucinanti. Diventò cioè uno stalker a dir poco ossessivo! Mi propose più volte di incontrarci, ma rifiutai, sapendo del pericolo che avrei potuto correre con una testa matta quale era. Intanto che andava avanti l’iter per la separazione, presi a frequentare un mio coetaneo, ma lui non demorse: continuava con messaggi anonimi inoltrati dalla cabine telefoniche, in cui rivolgeva parole sprezzanti verso me, verso la mia professione di insegnante e verso il mio nuovo amico.

Lo ritrovai per strada che mi seguiva sputandomi contro, lo ritrovai ancora vicino la mia auto che segnò e graffiò per dispetto, più volte in poche settimane. Decisi allora di passare dai carabinieri per denunciarlo, ma restò tutto fermo lì, in caserma, finchè non mi decisi, dopo aver subito l’ennesima violenza, a tornarci. L’uomo in divisa che mi accolse cercò di farmi desistere, facendomi ragionare sul fatto che, una volta partita la denuncia, non sarei più potuta tornare indietro. Gli dissi di essere più decisa che mai!
Parlai così con un ispettore gentilissimo, addetto proprio alle denunce riguardanti lo stalking, che mi lasciò anche un suo recapito telefonico personale, in caso ne avessi avuto bisogno .
Passarono i mesi, lui continuava a darmi fastidio allo stesso modo ma non successe nulla, anzi, quando mi rivolsi di nuovo ai carabinieri, chiedendo spiegazioni e informazioni in merito alla mia denuncia, mi risposero spiacenti di non sapere nulla.
Allora non persi la calma, telefonai a quell’ ispettore tanto comprensivo, che però questa volta con toni decisamente ostili, mi disse di aver convocato mio marito, come voleva la prassi, e di averlo trovato una persona gentile e a modo, non arrogante e violenta, come continuavo a descriverla io!
Gli dissi con calma che sicuramente si era lasciato ingannare dalla sua doppia faccia, al che mi rispose con sgarbatezza riattaccando in malo modo.

Iniziai a tremare dalla rabbia, non sapevo più cosa fare, neppure le forze dell’ordine mi prendevano seriamente in considerazione!
Incontrai, dopo un po’, il capitano della stazione dei carabinieri che mi consigliò, sentito il mio accorato sfogo, di trovarmi un buon avvocato, che mi assistesse in questo difficile percorso di liberazione dal mio ex. Pensai allora di cercarne uno che non fosse della zona, mio marito lavorava in Comune, era molto conosciuto e temevamo potesse essere caldamente spalleggiato dagli avvocati del posto, che ne avrebbero subìto il potere. Allora le mie ricerche in internet mi portarono ad uno specializzato nello stalking. Mi serviva qualcuno che lavorasse per pubblico patrocinio, visto che intanto la situazione economica familiare andò precipitando e dovevo aiutare economicamente i miei figli: il grande infatti aveva perso il lavoro, mentre la piccola, lasciata dal compagno dovette prendere in affitto un appartamento in città. Avrei dovuto aiutarli io, perché il loro padre ormai non si faceva più sentire né vedere.
Così sembrava di aver trovato un legale che facesse al caso mio e lo raggiunsi allo studio di Como. Mi ispirò subito tanta fiducia, preparò di buona lena tutta la documentazione che sarebbe servita e si recò ben presto alla caserma del mio paesino per informarsi sul corso della mia denuncia. Vi trovò una lentezza burocratica enorme!

Grazie a lui la mia denuncia ebbe risposta, il mio ex intanto fu rinviato a giudizio e, passati i tempi della separazione, chiesi il divorzio.
Il giorno dell’udienza, impegnato con alcune pratiche che mi riguardavano, il mio avvocato mi affidò ad un suo collega, il quale avrebbe dovuto tutelarmi dinnanzi al giudice, ma che si rivelò subito un professionista poco brillante e preparato. Come non bastasse, accadde che il giudice, una donna, accattivata dai complimenti e da vari baciamano del mio ex, più volte non perse occasione per trattarmi male!
Volevo scappare, mi sentivo sola in un mondo di ingiustizie e ipocrisie!
All’uscita incontrai il mio legale, che era di ritorno e, davanti a un caffè, disperata, gli raccontai come era andata e che brutta piega avessero preso le cose. Mi rispose che era quasi inevitabile e mi informò poi dell’onorario che mi avrebbe chiesto a ogni udienza: 1500 euro!

Tornai a casa sconvolta : non solo pensavo mi seguisse gratuitamente, ma pensavo qualora avessi dovuto pagare un piccolo corrispettivo, avrei avuto diritto ad un’agevolazione, in quanto vittima di violenza. Passavano i giorni e si faceva sempre più forte in me l’idea di abbandonare il mio avvocato: non potevo assolutamente pagarlo!

Da sola mi recavo dalla polizia per esporre denunce, raccoglievo documentazioni e testimonianze, aspettando i tempi della giustizia e sperando che facesse bene il suo corso.
Non avevo minimamente intenzione di spendere 4 o 5 mila euro per una cosa che neppure avevo provocato io, ma che avevo subito e continuavo a subire ingiustamente, tipo “Oltre il danno anche la beffa”! Dovrebbe essere infatti lo stato a tutelare la vittima, io che colpa ne ho? , pensavo.
Dicono di denunciare e ho denunciato e adesso? Tutte quelle belle parole sull’aiuto alle donne vittime di violenza che fine fanno se non sono seguite dalle opere e dalla concretezza?
Zero fatti, solo chiacchiere!

Sono oggi passati 5 anni dalla denuncia e il processo è stato rinviato ad aprile, questo mese. Purtroppo, senza un avvocato non mi vengono comunicati né la data, né il motivo del rinvio, sono io che devo recarmi tra le mille incombenze familiari e lavorative in tribunale a informarmi.
Oltre a non avere un aiuto materiale siamo sole anche a livello di sostegno morale e psicologico. A questo punto non saprei cosa dire, spero magari intanto il mio ex si sia magari spaventato della mia tenacia e mi lasci stare una volta e per sempre. Non è facile denunciare una persona che si è amata per tanti ani, non voglio neppure il suo male, ma solo esser lasciata in pace e che abbia capito davvero la lezione.
E che Dio mi sia vicino! “

Chiunque voglia far sentire il proprio affetto, scrivere un messaggio di solidarietà o proporre un aiuto pratico alla nostra amica I., può commentare sotto l’articolo o scrivermi in privato su messenger o via e mail e provvederò immediatamente all’inoltro.
Per le vostre testimonianze scrivetemi all’indirizzo giorgialinho@libero.it
Un grosso in bocca al lupo a I. da tutto lo staff di Loscrivodame.com con i più calorosi ringraziamenti per averci aperto il cuore e aver messo a disposizione di tante donne che vivono la stessa esperienza, la propria testimonianza.
Grazie di cuore e sinceri Auguri.