LA STRANEZZA CHE HO NELLA TESTA, di Orhan Pamuk. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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Bellissimo libro di Orhan Pamuk autore turco nato a Istanbul nel 1952 e Premio Nobel della Letteratura nel 2006. La sua narrativa sembra sospesa tra realtà e fantasia, avvolta dallo sguardo semplice e quasi infantile dei personaggi, legati tra loro dal filo sottile della tradizione mediorientale.

Una continua ricerca nell’anima malinconica della sua città, di cui disegna meticolosamente ogni angolo, ogni profumo e movimento, lasciando al lettore la chiara sensazione di essere lì, tra quelle strade e quella gente. Nel libro si narra la storia di un ragazzino che, negli anni ’70, si trasferisce a Istanbul con la sua famiglia. I personaggi, provenienti da un piccolo villaggio, si trovano a fronteggiare una realtà sconosciuta, quella che si dipana tra i vicoli poveri della periferia.

L’autore descrive i piccoli e grandi cambiamenti della vita, in mezzo secolo di storia, con le più diverse sfaccettature di sentimenti, quali l’amore e l’amicizia, vissuti personalmente da ogni personaggio e coralmente della famiglia, descritti con maestria e dovizia di particolari.

Mevlut, il protagonista, si innamora di una ragazza vista di sfuggita ad una festa di nozze, per tre lunghi anni la sogna e la corteggia scrivendole appassionate lettere d’amore, poi, con l’aiuto di un cugino, la rapisce, ma subito dopo, guardando la ragazza negli occhi, capisce di essere stato ingannato, la donna non è quella che ama, ma la sorella maggiore. Un brutto scherzo del destino. Lui accetterà la situazione senza farne parola con nessuno e con il tempo amerà quella donna da cui avrà due splendide figlie.

Mevlut è un uomo buono, semplice, un mite venditore di boza (tipica bevanda turca, molto densa, frutto della fermentazione del grano con aggiunta di acqua e zucchero, con una percentuale di alcol minima attorno all’1%) che ogni sera va in giro per le strade della città, con il giogo sulle spalle e due secchi pieni di boza, da vendere porta a porta, passando sotto le case illuminate, nelle sere d’inverno, annunciandosi con l’inconfondibile richiamo: “boooooo-zaaaaaa” dando vita a un personaggio romantico, benvoluto da tutti, che si contrappone ad altri personaggi arroganti e litigiosi, sgradevoli da avvicinare, ma di cui lui ha bisogno per vincere le sue battaglie quotidiane. Per questo suo modo di vedere la vita, Mevlut non si evolverà come tutti gli altri, ma rimarrà sempre un venditore di boza, legato alla tradizione, alla gente, alla città, con cui ha instaurato un intimo dialogo, quasi una preghiera interiore, un rifugio segreto, che per tutta la sua esistenza, lo accompagnerà e lo aiuterà ad affrontare le sue fragilità. Un personaggio vero,  uomo intenso, che rimane scolpito nel cuore del lettore.

Maria Cristina Pazzini