La sete

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Giovanni Lucchese
La Sete

14 capitoli, in quelli dispari c’è un Lui, in quelli pari c’è una Lei. Non hanno un nome, potrebbero averne molti tanto somigliano ad una moltitudine.
Roma, la magnifica, con i suoi quartieri dai più belli e conosciuti alle periferie più fatiscenti, è lo scenario in cui tutto avviene.
Due persone che manifestano per iperbole una rabbia e una cattiveria nei confronti degli altri per affermarsi o per dissetarsi .

Lui, apparente uomo schivo e dedito al lavoro, completamente senza freni nella vita privata nella quale cerca incontri con altri uomini, anonimi, che domina con crudeltà .

Lei è una signora “bene “, da quando ha sposato un uomo di potere e molto ricco, a cui permette di essere il suo perverso carnefice per lo status che gliene deriva.
Ricca tra le ricche, ma sola e annoiata. Non perde occasione per manifestare tutta la sua rabbia e tutta la sua aggressività verso ogni sottoposto, disprezza tutti quelli che incontra.

Due vite fatte di estremi anche a livello sessuale.
Sono due vite parallele, sono estranei l’uno all’altra, ma simile lo smarrimento che li coglie entrambi nella vita che stanno facendo e simili sono i sentimenti latenti e manifesti con cui convivono.

C’è un evento improvviso, che li farà incontrare e riconoscersi nella loro apparente diversità .
C’è una morte improvvisa, una morte annunciata, una morte avvenuta con cui dover fare i conti e pareggiare per sollevarsi e poter togliersi le catene.

Un romanzo, che incalza man mano fino a lasciare col fiato sospeso fino alla fine.
È un libro molto toccante, che non lascia indifferenti, in quel Lui, in quella Lei, possiamo trovare anche piccoli o grandi, chissà, pezzetti di noi.

È dedicato a tutti questo libro:
“Alle anime nere, ai cuori incatenati. Agli uomini soli, alle donne ferite. A chi cade e si rialza sempre, continuando ad avanzare nelle tenebre “
Difficile trovare qualcuno che nel percorso della sua vita non sia incappato in una di queste situazioni, se non si nasconde ed ha la capacità di riconoscerle e chiamarle col proprio nome.
Non ha usato metafore Giovanni Lucchese, ma un linguaggio duro, a volte eccessivo, pungente, provocatorio, che va dritto alle corde di ognuno, va a toccare i nervi scoperti, da lì inizia il cammino verso la luce.

Ma c’è anche tanta tenerezza per chi la sa vedere e anche un po’ commuoversi.

Anna