La scomparsa di Stefhanie Mailer

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Joël Dicker
La scomparsa di Stefhanie Mailer 

640 pagine, che ogni tanto viene voglia di chiudere, ma allo stesso tempo non vedi l’ora di finirlo.
Nel 1994 ad Orphea, una città alle porte di New York, il sindaco del luogo, la moglie, il figlio ed una ragazza che faceva jogging davanti alla loro casa, vengono uccisi alla vigilia di un importante festival di teatro cittadino.

Il caso è stato chiuso incriminando un ricco ristoratore.
Nel 2014, uno dei due detective che avevano risolto il caso, festeggia il suo prossimo pensionamento.
Una misteriosa giornalista lo avvicina per dirgli che in realtà il caso del 1994 non era stato risolto correttamente, dicendogli che è in procinto di pubblicare un articolo da cui risulta evidente l’errore della polizia.
Poco dopo la giornalista scompare. Su tratta di Stephanie Mailer.
Da qui riparte tutta l’inchiesta.
È una storia dove la trama del giallo-poliziesco, pieno di misteri, si intreccia con la storia individuale di tutti i protagonisti. Al lettore vengono forniti stralci poco alla volta , come pezzi di un puzzle, che solo alla fine si riuscirà ad incastrare.
La trama è intricata, mescola passato e presente. È un gioco di scatole cinesi, colpi scena, ritmo serrato, realtà ed apparenze. Tutte queste cose tengono attaccati alle pagine, perché tutto ciò ha un suo fascino, nell’apparente normalità di una cittadina di provincia americana, caratterizzata dall ipocrisia di facciata.

Chi scrive si dilunga, secondo me, sulle descrizioni, un po’ troppi flashback, l’io cambia di continuo, tante voci, tanta verità e nessuna fino alla fine.
Un po’ faticoso, ma qualcosa ti spinge a leggerlo fino all’ultima pagina.

Anna