La scommessa

0
230

Lello Gurrado
La scommessa

Recensione a cura di Anna Cavestri 

Un intreccio interessante è la caratteristica di questo libro, un giallo nel giallo.
Nel carcere modello di Santa Vittoria, che veniva chiamato albergo (essere assegnati a questo carcere era per i condannati a lunghe pene un privilegio, riservato a pochi) sono detenuti il professor De Vita, docente di storia e critico letterario tra i più apprezzati e Renato Schiavi, scrittore famoso. A lui il critico De Vita aveva dedicato numerosi articoli, lo considerava il miglior giallista vivente.

Il critico era ben ambientato a Santa Vittoria, in una cella singola stracolma di libri, godeva di un buon rapporto col direttore del carcere, un personaggio tutto da scoprire, dal quale in cambio di qualche lezione di cultura generale, otteneva qualsiasi cosa di cui aveva voglia.
Dopo la sentenza di condanna, lo scrittore invece aveva perso interesse per tutto e così era appena arrivato al carcere-albergo: silenzioso, solitario, a testa china.
È al professore che il direttore chiede di sollecitare lo scrittore ad una vita un po’ più attiva.
E con qualche stratagemma il professore riesce a far venire allo scrittore la voglia di scrivere un giallo .
Non ne aveva proprio più voglia di scrivere, aveva detto basta, non gli interessava più nè gloria tantomeno guadagno.
Il critico non si da per vinto, insiste e gli
lancia la scommessa: “lei scrive un giallo e io prima di leggere l’ultimo capitolo, le dico chi è il colpevole “.
Il tornaconto per lo scrittore se avesse vinto era la possibilità di uscire dal carcere, nel caso di perdita della scommessa, il critico era soddisfatto così e non chiedeva nient’altro.
Alla base c’era l’assoluta convinzione del critico di conoscere più che bene lo stile del giallista.
In breve, lo scrittore accetta tre condizioni:

1) avere un gatto in cella, 2) avere una macchina da scrivere e non un pc, 3) che il professore sarebbe stato presente per tutta la durata della stesura del giallo nella sua cella.

Naturalmente accontentato, comincia il giallo ambientato in America, dove l’amante di un facoltoso finanziere viene trovata morta e dopo di lei un suo amico, amico fraterno del suo ex marito.
La scrittura non è sempre scorrevole perché il professore mette spesso in discussione la trama. A nulla valgono le spiegazioni del giallista, che rivendica la possibilità di poter cambiare modo di scrivere e di caratterizzare i personaggi.
Ogni tanto accontenta il professore, a volte no.
Alla fine del giallo, lo scrittore vince la scommessa e il professore va su tutte le furie.
Si barrica nella sua cella non vuole più sapere di nulla, rifiuta il cibo, non parla più con nessuno.
Non manca però di qualche cattiveria destinata allo scrittore.
Sarà il direttore del carcere a chiedere questa volta allo scrittore di interagire col professore.
Il poveretto ci prova, lo invita nella sua cella e con ferocia inaspettata il professore lo massacra di botte ( senza che nessuno intervenga in suo aiuto) per fargli cambiare il finale del giallo, perché -a suo dire- lo scrittore l’ha imbrogliato.
Il finale viene dettato dal professore e scritto dal giallista. Scopriremo così oltre che il colpevole anche il motivo per il quale i due erano in galera.

È scritto bene ed è molto intrigante, la prima cosa che ci si chiede è perché sono in galera, e fino alla fine questa domanda rimane sospesa perché nel frattempo si cerca di capire chi ha ucciso i due amici, in una storia piuttosto complessa.

È inutile dire che il finale è una trovata geniale.

Anna