La rubrica meno letta? La mia! Tutti i lavori sono ritenuti tali o no?

0
471

Bentrovati alla rubrica meno letta.

Oggi il mio gatto ed io ci stiamo interrogando su una questione che penso riguardi un po’ tutti noi: il lavoro! (Lui fa lo gnorri, anche perché a sgobbare non è propenso).

Dunque, il termine lavoro deriva dal latino “labor” e significa fatica; già solo questo dovrebbe indurci a capire che lavorare stanca! Che poi sia stanchezza fisica o mentale è pur sempre fatica! Ed è per questo che nessuno, mai, dovrebbe lavorare senza un ricambio economico.

Regalare il nostro tempo, le nostre energie senza un compenso dovrebbe essere perseguibile penalmente per legge (sono una sognatrice, lo so …). E quindi il mio sclero settimanale porta a questa domanda: perché si pensa che solo determinate categorie di persone lavorino e debbano venire pagate e altre no?

Ci sono categorie che non hanno bisogno di sottolineare che le loro prestazioni hanno un costo! Si sa! Nessuno penserà mai che un idraulico, un muratore, un meccanico, un imbianchino, un contadino, una sarta, una cuoca, un operaio e qualsivoglia altro lavoratore “standard” non debba essere retribuito.

Ma c’è una categoria che mette nelle persone ancora tanta confusione, in questo passaggio dal ricevere al dare, ed è quella artistica. In campo artistico venire retribuiti è davvero difficile! A meno che non si sia già molto noti, due righe di recensione di un noto autore equivalgono più o meno a quello che io guadagnerei in due o tre anni di lavoro.

Ma torniamo al termine lavoro, il dizionario cita testualmente: “Il lavoro è l’attività materiale o intellettuale per mezzo della quale si producono beni o servizi, regolamentata legislativamente ed esplicata in cambio di una retribuzione.”

Per cui un artista rientra nell’attività intellettuale giusto? O credete che chi scriva, chi dipinga, chi canti, suoni, reciti, non abbia mai dovuto usare il cervello per lavorare? E qui mi chiedo: perché la maggior parte delle persone appena si parla di acquistare un libro, un cd musicale, un dipinto o pagare un servizio editoriale, storce il naso cadendo quasi sempre dalle nuvole per la richiesta economica?

Spesso mi sono chiesta: ma se io andassi dal mio panettiere e gli dicessi di regalarmi un chilo di pane. Cosa mi direbbe? Credo che mi direbbe qualcosa del genere: io per fare quel chilo di pane mi sono alzato stanotte alle 3, ho lavorato ore e ore e tu cosa hai fatto?

Ecco, e io concordo, perché la sua creazione, in questo caso il pane, se l’è sudata, proprio come noi scrittori, editor, pittori, creativi, musicisti facciamo con le nostre opere ma nessuno mai vede il grande lavoro che c’è dietro ad un dipinto, un libro, un editing, una canzone o qualsiasi altro servizio che proponiamo. Lo si dà sempre per scontato!

Chi sforna il pane lavora!  Chi crea contenuti musicali, testi, dipinti ecc. no!

La nostra società mette fuori dal mondo lavorativo le categorie artistiche. A meno che non siano famosi e allora sì, che li pagano! Ci sono categorie strapagate che compiono per il mondo poco e nulla, a parte le urla dei tifosi sugli spalti; poi ci sono categorie invece sottopagate che lavorano anche dodici ore al giorno portando un grande servizio collettivo, come medici, infermieri, Oss, netturbini, commessi e poi ci sono categorie come la mia fatta di quegli artisti non ancora noti il cui operato viene visto solo come una passione personale e non di certo un lavoro da retribuire.

Noi a quanto pare non fatichiamo!  Per cui i dipinti vanno regalati o dati via per pochi spicci, la musica va scaricata gratis, stessa cosa per un libro. “Non spendo, massimo lo scarico sui siti pirati, me lo faccio prestare o vado in biblioteca.” Mettendo subito in chiaro che nessuno naviga nell’oro e che è un diritto poter leggere, diciamo, anche, che molti lamentano di non avere dieci euro per un libro ma un migliaio di euro per un nuovo telefono li trovano sempre; le priorità sono altre.

Due pesi e due misure! Questo perché la nostra società ha sempre messo innanzi altre cose lasciando l’arte e la letteratura come un bene comune sì, ma senza darle il giusto valore…   Il lavoro artistico non si paga! Questo è il messaggio sbagliato che gira. E mi piacerebbe che si sottolineasse più spesso che dietro un libro, una canzone, un dipinto o qualsiasi altra forma d’arte, esiste molto di più di quello che gli altri vedono e valutano, negandone il vero valore. Vi voglio lasciare con questa passo che riassume esattamente il valore del lavoro artistico.

Quando compri qualcosa da un artista, stai comprando più di un oggetto. Stai comprando centinaia di ore di fallimenti ed esperimenti. Stai comprando giorni, settimane e mesi di frustrazione e momenti di pura gioia. Non stai solo comprando una cosa, stai comprando un pezzo di cuore, una parte dell’anima, un momento della vita di qualcun altro.”

Rebekah Joy Plett

Alla prossima. Monica Pasero