La rubrica meno letta? La mia! Siamo nati per essere o per apparire?

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Oggi al tempo dei Social, l’identità di molti viene compromessa da una forte tendenza al protagonismo che porta ad indossare maschere e mostrare al mondo qualcosa di noi che spesso non esiste. L’apparire predomina nella nostra società annullando sempre più il nostro essere, la nostra unicità. Omologarci, farci accettare, piacere per forza agli altri sembra diventato fondamentale nella nostra vita.

E il mondo virtuale dona un’ulteriore possibilità a questo intento, permettendoci di essere esattamente come vogliamo; dietro uno schermo in fondo siamo tutti un po’attori…Perché lo si fa?

Beh, per noia, per insoddisfazione personale, per fare colpo su qualcuno, ricercare attenzione, avere quell’approvazione che forse fino a oggi è stata negata, ma soprattutto per vendere meglio la propria immagine e di conseguenza il proprio lavoro o forse perché non ci si ama abbastanza, aggiungerei.In fondo i Social sono una fantastica vetrina per far conoscere le nostre passioni, le nostre opere, i nostri pensieri (sempre che si abbia il coraggio di scrivere davvero cosa si pensa …).  

Allora capita che alcuni regalino la miglior interpretazione di loro stessi, altri ne costruiscano una a tavolino idealizzandosi in qualcun altro. Da una parte lo capisco: siamo cresciuti a pane e pubblicità e il marketing, le tecniche di persuasione di massa insegnano che per ottenere qualcosa dobbiamo mostrarci al meglio, valorizzare le nostre capacità al massimo, e esibire spesso un fantastico, ma non sempre veritiero, “noi”.

Facebook fortunatamente ci viene incontro con foto con filtri per sembrare più belli e giovani (confesso li uso pure io… ho una certa età… Aiutano!). Inoltre, dà la possibilità di scrivere qualsiasi cosa senza necessità di conferma… per cui via libera alla fantasia. Mostrare il meglio (o falsato) di noi! Insomma. Questo perché la maggior parte delle persone segue la bellezza, la simpatia, la popolarità, chi sa far parlare di sé! Nel mondo virtuale, poi, chi ha tanti follower e like alle sue poesie, testi, pagine, video, ecc. appare migliore e vincente! Ma è davvero così?

Ad ogni modo, vorrete mica rischiare di mostrarvi bruttarelli, sfigati, con pochi follower e like? Sia mai! “E le capacità?  Il talento?” vi chiederete. Sereni, almeno nel mondo virtuale contano poco … La massa qui segue altro… Non è così? Sarei tanto felice che mi smentiste, perché se si iniziasse a guardare oltre ai soliti canoni, forse si inizierebbe a valorizzare l’essere umano per le sue vere qualità e non per i tanti follower, il maggior numero di like ricevuti per una pagina, un concorso online (che poi quanto ci sia di meritato in una vittoria, in chi è bravo ad acchiappare tanti like, potremmo anche discuterne…).

Per cui sarebbe davvero bello che si cambiasse il metro di giudizio, ma a malincuore va di gran moda tutto questo!  Si segue la popolarità e più si è popolari, più si è seguiti; potremo dire che “Piove sempre sul bagnato!” Qui mi viene da pensare alla legge di attrazione. Gli Influencer mi confermano, ahimè, che la legge di attrazione funziona! Ma non distingue (…)

Fortunatamente, però, iniziano a distaccarsi dalla massa molti individui che riescono ad avere un loro individuale pensiero e portarlo avanti senza che esso venga intaccato e modificato ad una versione più popolare; loro sono quelli a cui oggi si dovrebbe dare un occhio di riguardo: io li definisco “i risvegliati” quella piccola percentuale di umanità che è in grado di rimanere se stessa, integra al proprio sentire, saper separare l’apparire dall’essere.

Tutto questo forse non li condurrà ad avere una gran popolarità, ma porterà ad un appagamento individuale che non si può avere allestendo, dall’approvazione altrui: è insito in noi ed è lì che scaturisce il vero apprezzamento.

Seppur il mio articolo porta con sé una buona dose di polemica, nel contempo vuole soffermarsi sull’importanza di alimentare la propria identità personale. Di non farci abbindolare da questo folle e inutile protagonismo, perché alla fine della fiera, come cita un fantastico detto: Essere famosi su Facebook (o qualsiasi altro Social, aggiungerei) è come essere ricchi al Monopoli.”

Siamo nati per essere o per apparire? Questa è la domanda del mio sclero settimanale. Dal mio punto di vista l’essere umano porta nella sua imperfezione la perfezione universale… Siamo come tanti pezzi di puzzle che sì incastrano perfettamente l’uno con l’altro, componenti unici di un grande progetto divino. L’unicità è l’incastro di ogni singolo individuo.

L’unicità di non presentarsi agli altri con curriculum, pagine fans e titoli artistici e lavorativi, bensì come esseri umani in primis, potrebbe sorprende piacevolmente l’evoluzione umana che troverebbe nuovi appigli per generazioni più consapevoli e non etichettate!

Il vero valore di una persona è intrinseco non nel suo titolo di poeta, scrittore, pittore, musicista, regista, giornalista, modello, attore, politico, imprenditore, influencer e chi più ne ha, più ne metta, bensì nel sapersi presentare al mondo identificandosi come essere umano e dopo, a fatti e non a parole, dimostrare d’essere anche quel titolo da lui tanto osannato.

La possibilità della comunicazione immediata, che abbraccia il mondo in un click, dovrebbe essere vista come una grande opportunità di crescita personale e, usata nel modo giusto, potrebbe arricchire tutti noi di nuove consapevolezze. Il Social purtroppo non è riuscito a condurre a questo, ma a dire il vero: non lo voleva nemmeno fare …

Alla prossima.

Monica Pasero