La rubrica meno letta? La mia! Scrivere facile mai cosa è stata più difficile!

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Bentrovati, oggi mi voglio soffermare sulla parola “facile”.

Ma, ricordiamone il suo significato; il dizionario a tal proposito riporta: “Facile, tutto ciò che non richiede alcuna dote o applicazione particolare.”

Sarà davvero così? Si pensa che le cose facili siano scontate, che le sappiano fare tutti e invece tra queste c’è n’è una che è davvero difficile per molti di noi,  soprattutto per chi scrive, ed è proprio lo scrivere facile!

“Come è facile scrivere difficile e come è difficile scrivere facile!”  Affermazione dello scrittore, poeta e giornalista Libero Bovio che già nel secolo scorso si interrogava su questo tema.

E come dargli torto? Mi capita spesso di leggere testi in cui si evidenzia un buon uso della lingua italiana, si sfoggia tutta la qualità dialettica appresa in anni di studio, ma si sottovaluta cosa infine arrivi davvero al lettore.

Recensioni, prefazioni, articoli e anche libri in cui si manifesta una grande cultura personale, non tenendo conto del lettore che potrebbe non recepire completamente ciò che va a leggere.

Tutto questo mi ricorda un po’ un gioco d’infanzia: il telefono senza fili, lo ricordate? Una parola detta sottovoce da orecchio a orecchio fino all’ultimo della fila che solitamente ne comprendeva un’altra… E anche nella trasmissione dalla scrittura alla lettura ci si potrebbe imbattere in questo imprevisto, il lettore potrebbe comprendere in parte un pensiero o peggio ancora non arrivarci affatto a capirlo.

Questo accade perché si utilizza sempre più spesso una scrittura complessa, forse lo si fa per dare più forza al testo o credendo di dargli un valore aggiunto, ma sinceramente non è sempre così.

Leggendo certi testi mi verrebbe da dire: “Ma parla come mangi!” espressione in cui si sollecita ad utilizzare una parlata più semplice, alla portata di tutti. Viene usata solitamente nella comunicazione orale ed è associata al famoso “politichese”( linguaggio adoperato spesso dai nostri politici per levarsi dall’impiccio, fuorviare il popolo, una parlata lunga e articolata che confonde e alla fine non esprime nessun reale concetto).

Questo modo di dire, credo sia perfetto anche per la comunicazione scritta, non si intende con questo che dobbiamo scrivere sgrammaticato, smettere di imparare, di non usare nuovi termini; bensì scrivere in modo che i nostri pensieri possano arrivare a tutti! Insomma scrivere facile! Soprattutto se i nostri scritti sono pubblici e in quanto tali dovrebbero essere a beneficio di tutte le categorie di persone: non tutti hanno lauree o studi tali da comprendere ogni “parolone”.

Spesso si sottovaluta che la lettura, grazie a Dio, abbraccia ancora generi diversissimi di lettori; partendo dagli anziani (molti dei nostri nonni con lo studio, non sono arrivati alla terza elementare), alle persone più povere che forse non hanno potuto frequentare oltre la scuola dell’obbligo, fino a giungere ai laureati. E chi l’ha detto che i libri vengono letti solo da chi riesce a tradurre alcune performance dialettiche di alto livello?

Il diritto alla comprensione di un testo dovrebbe essere preso più a cuore da chi scrive, si dice che leggere apre alla conoscenza, ma un buon libro dovrebbe in primis farsi comprendere, prima di ambire anche all’ insegnamento.  La semplicità andrebbe davvero rivalutata sia nella scrittura che nella vita stessa.

Forse è così difficile scrivere facile, perché la comunicazione attraversa vari stati personali, solitamente si ferma nell’intelletto, dove immagazzina nozioni e pensieri, solo in seconda battuta arriva al cuore ed è lì che la facilità d’espressione giunge, riportando una comprensione globale e più umana ad ogni nostro scritto.Concludendo, posso sicuramente confermare le parole di Anais Nin la quale diceva: “Se non respiri attraverso la scrittura, se non piangi nello scrivere, o canti scrivendo, allora non scrivere, perché alla nostra cultura non serve.”

Alla prossima.

Monica Pasero

È nato da poco il mio sito, se vi va dateci un’occhiata.

Grazie!