La rubrica meno letta? La mia! Il rispetto

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Bentrovati alla rubrica meno letta, la mia ovviamente.

In questi giorni i miei pensieri piroettano su certi comportamenti umani che avrei dovuto, se non accettare, almeno lasciar scivolar via come acqua ormai torbida ma, giunta alla mia età, posso dire che non ci sono ancora riuscita.

Oggi nella mia rubrica parleremo di RISPETTO

Parolona di grande importanza, ma spesso ricordata solo se è comodo usarla… Appare sempre più chiaro che nella società odierna il rispetto si porti “solo” a persone che in qualche modo possono influire sulla nostra condizione sociale, diciamo che i ben inseriti sono sempre molto più rispettati di chi non ha un “nome” (tipo me).

Che poi qui il mio caporedattore, a tale idiozia, ha confermato che tutti abbiamo un nome di ufficio dato alla nascita, da mamma e papà, ma forse lui non sa che nella nostra società si valorizza un altro genere di nome che corrisponde alle nostre attività, alla nostra notorietà che sia talentuosa o economica, poco importa.

Ebbene sì, per avere un “nome” oggi devi aver fatto qualcosa di incredibile…Tipo che ne so…Aver seguito i canali di persuasione giusti. Qui Lucifero avrebbe molto da raccontarci: su quante anime si sono vendute pur di aver oggi quel “nome”. Oppure in certi casi, ma minori, aver lavorato tanto per giungere a realizzarsi.

Ma questa ultima categoria alla massa poco aggrada: il sacrificio, l’impegno e l’onesta sono bazzecole; preferiscono idolatrare chi ha faticato meno e ha raggiunto quella “posizione sociale” tanto ambita oggi. Insomma, si vuole “vincere facile!”

Ma andiamo a conoscere meglio la parola RISPETTO: “Rispetto deriva dal latino: respectus, da respicere guardare indietro, composto di re- indietro e spicio guardare. Sentimento e atteggiamento che nasce dalla consapevolezza del valore di qualcosa o di qualcuno; osservanza; nella locuzione prepositiva ‘rispetto a’, in confronto a qualcosa o qualcuno.”

Interessante la sua etimologia che mi riporta nella mente l’immagine di fare un passo indietro, innanzi ad una persona o situazione, come mettersi in secondo piano innanzi a qualcuno che per qualche motivo induce in noi stima e attenzione…

Niente è più deprecabile del rispetto basato sulla paura.

(Albert Camus)

Ma oggi il rispetto spesso si dà a persone  per i motivi sbagliati. Come per la loro posizione economica o per timore di venir penalizzati in futuro dagli stessi.

Io parlo a tutti nello stesso modo, sia esso lo spazzino o il rettore dell’università.

(Albert Einstein)

Quando ero bambina mi ricordo che la mia maestra ci faceva alzare in piedi all’entrata della direttrice scolastica o dell’arciprete,  ma mai a quando entrava la bidella.

E da qui che si fondano le basi di una società sbagliata! Che ci induce, già da piccini, a mostrare rispetto solo a determinate categorie di persone. Dai lontani anni ottanta, in cui ero tra quei banchi, ne è passata di acqua sotto i ponti, ma ancora oggi il rispetto viene dato più a chi ha questo “benedetto nome” e non all’ individuo in sé.  ( La mia bidella si chiamava Gina, così per ricordarla.)

Per cui possiamo parlare non tanto di rispetto, ma di una forma reverenziale che viene data o per timore o per giungere a cosa vogliamo. ( “Lecchinaggio” mi pareva brutto scriverlo…)

Succede ogni giorno d’imbatterci in persone che ti portano “rispetto” quando hanno da chiederti un favore; per cui s’interessano della tua persona: “Come stai?  Ho appena pubblicato un nuovo libro, ti va di acquistarlo? Come stai, ti andrebbe di farmi una recensione? (ovviamente gratis). “Come stai? Leggeresti il mio libro per darmi un tuo parere?” (Ovviamente si dimenticano che questo per me è lavoro e non un hobby).  “Il come stai” è pari alla password del vostro account … Solo che in certi casi la digitazione è errata e non essendo robot (almeno non tutti) il come stai viene subito scartato, come è già stato scartato dal vero intento del nostro interlocutore…

Lo stesso discorso arriva nelle collaborazioni lavorative, in cui il soggetto interessato con trasporto, emozione attende un nostro riscontro; fissi un appuntamento e non si presenta, né avverte della sua assenza e come è giunto se ne va… Facendoci perdere tempo e quella poca pazienza che sopravvive a fatica in tempi come questi.

Questi sono episodi che appartengono a molti di noi…  E chi più chi meno si riconoscerà. Allora in questi casi ti rendi conto che il rispetto non ti viene portato a dovere forse perché non hai quel “nome” che tanto viene vantato da altri. Dire grazie, per favore, avvisare del mancato impegno oppure chiedere come stai senza secondi fini ci fanno meritare il rispetto altrui.

Perché anche se a scuola non lo hanno insegnato, i nostri cuori sanno cosa davvero va rispettato e cosa va scartato a prescindere dal “nome” della persona che si pone innanzi a noi.

Alla Prossima.

Monica Pasero