Ai tempi del coronavirus: La riscossa delle botteghe di quartiere

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Mi capita in questi giorni di quarantena obbligata di dover far spesa, avendo una famiglia di quattro persone con due bambini che mangiano come tigri a digiuno da dieci giorni, mi reco, seguendo le indicazioni, il meno possibile a fare acquisti. Lo spesone settimanale è d’obbligo, ma non sufficiente.

Molti cibi come frutta e verdura ad esempio vanno consumati freschi e allora la soluzione sta nelle botteghe di quartiere. Sia chiaro, personalmente non le ho mai abbandonate perché più a misura d’uomo e rilassanti. Poi spesso ci si incontra tra abitanti dello stesso quartiere che finisce per essere maggiormente “vissuto” come comunità.

In questo periodo dove i negozi di alimentari possono restare aperti per soddisfare la necessità più importante per ognuno, ovvero mangiare, in molti stanno riscoprendo le botteghe di quartiere, per tanti motivi.

Innanzitutto meno assembramenti, poi meno file e stress. Chiaro, a volte la piccola bottega non offre la scelta del supermercato o ipermercato, ma molto spesso l’una non esclude l’altro e in realtà si tratta di vizi più che di reali esigenze.

A rendere vincente il negozio di bottega in una quarantena dove non c’è modo di respirare all’aria aperta e proprio la piccola passeggiata che si fa tra la propria abitazione e il negozio. Permette di respirare un po’ e di vivere anche il proprio quartiere, verificare la situazione, scambiare due chiacchiere a distanza coi vicini.

Dopo quasi 30 anni di economie di scala da parte di supermercati, centri commerciali, e store on-line, ecco quindi l’occasione di rinascita delle botteghe. Dopo anni di lamentele a causa del prevalere della grande distribuzione, a dire dei più colpevole di uccidere le strade delle città, spogliandole del loro tessuto commerciale, sociale ed economico e riducendole ad uno statico museo all’aria aperta alla mercé dei turisti, ora può esserci una presa di coscienza da parte di ogni cittadino. Nessuno dice di abbandonare la grande distribuzione o gli ipermercati e i centri commerciali che ormai fanno parte delle nostre abitudini, ma forse qualcuno li ha resi troppo centrali nella propria vita.

Quei negozietti di quartiere un ruolo economico e soprattutto sociale hanno finalmente dimostrato ampiamente di averlo, tanto è che in questi giorni si tornanon a vedere piccole file davanti ai panifici, ai fruttivendoli, ai macellai, i tabaccai, le cartolerie, le edicole, le pescherie e tutti i residui di una comunità che negli anni si era frantumata e persa nei grandi magazzini.

Passeggiando nei primi giorni di esplosione del virus maledetto, mi chiedevo nelle strade della mia città che fine avrebbero fatto i negozi tipo bar, pub, ristoranti anche ad emergenza finita. Le restrizioni un giorno verranno tolte pensavo, la quarantena finirà ma resteranno alcuni obblighi di mantenimento distanza e altre regole che nei posti che non hanno dimensioni importanti sarà un grosso problema.

Ora a distanza di un mese siamo ancora in emergenza, l’epidemia è diventata pandemia e molti negozi stanno provando a trasformarsi per sopravvivere. Come? Sicuramente con servizio di delivery, rivoluzionando i propri menu, adattandosi all’asporto. Persino alcuni pub iniziano a pensare addirittura a come in futuro recapitare birre, aperitivi e bibite spillate e sottovuoto.

Tra i negozi di alimentari chi sopravviverà a questo periodo resterà nella memoria del cliente anche a quarantena finita. Quindi chi riesce ad accogliere al meglio i propri clienti ora e soprattutto mantiene giusti i prezzi senza alzarli conquisterà più facilmente un cliente domani ad emergenza finita ed eviterà di bruciarsi.

Edicole e tabaccai in compenso mettono in bella mostra disinfettanti per mani e altri oggetti inimmaginabili due mesi fa, l’ampliamento dell’offerta negli esercizi di piccole dimensioni diventerà nel futuro prossimo un altro fattore vincente assieme ad un’insieme di adattamenti alle nuove concezioni di vita pubblica.

Insomma in un mese si vedono già alcuni cambiamenti in atto. Sono solo i primi di un mondo che probabilmente non sarà più lo stesso.

D.L.

2 COMMENTI

  1. Non so perchè ma la fila alla bottega pesa meno,è quasi un rito. Ringrazio i miei bottegai del borgo…si sono mantenuti saldi…spesso senza commessi non hanno rinunciato, instancabili, a servire i clienti..con pazienza, battute, pulizia e gentilezza. Lì vedi stanchi ad accogliere l’ultimo cliente con il suo carico di parole o silenzi, quasi psicologi d’emergenza..e non chiudono. Grande gentilezza che squilla al campanello di ogni anziano a cui portano, gratuitamente, viveri e dolcezza. Essere pensati credo nutra tanto, se non di più di pane e uova…