La ribelle primavera del 2030

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Enrico Casartelli.
La ribelle primavera del 2030.

Luca vive a Milano, un genio dell’informatica, ha un’azienda in continua evoluzione che studia l’intelligenza artificiale. La sua casa nel centrale Corso Buenos Aires è un asettico luogo in cui tutto è robotizzato, persino i cibi, programmati da un programma informatico vengono preparati senza che lui tocchi nulla. Trascorre molto tempo da solo e quando non è in ufficio, passa le serate a fare giochi virtuali piuttosto truculenti. È straricco, grazie anche alla collaborazione offerta ai servizi segreti.
Isabella, la sua fidanzata, è toscana, di madre bielorussa che gestisce un agriturismo nella collina vicino a S Gimignano “Corte S.Benedetto”.
Isabella fa la guida turistica in un paese nei colli laziali. È una persona solare, socievole, ama la natura e i cibi sani, tutto l’opposto di Luca che incontra nel fine settimana.

I due la sera spesso cenano insieme, su Skype.
Quando sono insieme sembrano stare bene, da parte di entrambi c’è l’adeguamento alle rispettive usanze, seppur con qualche difficoltà. Isabella non ama tutta la tecnologia di cui è circondato Luca, lui non ama l’agriturismo della famiglia di lei. Isabella ha una famiglia molto affiatata; tra lei, la madre ed il fratello Lorenzo, c’è grande affetto e complicità.

Nell’agriturismo fanno ormai parte della famiglia, due ospiti fissi: Lenny , professore universitario inglese, scrittore di successo sotto falso nome ( a saperlo solo la famiglia di Isabella) e una simpatica carabiniera calabrese in servizio presso la caserma lì vicino.
Il romanzo è incentrato sulla diversa visione della vita dei due fidanzati, lui tanto tecnologico, sempre più dedicato al suo lavoro e alla vita virtuale da essere poi nella vita concreta, indifferente, solo ed incapace di gestire i rapporti umani. Le vere compagnie sono l’assistente virtuale, la robotica umanoide. Il contrario di Isabella, che invece vorrebbe più umanità, magari un figlio e una vita più semplice. Ma nel 2030, il mondo somiglia sempre più a quello di Luca, i microchip sottocutanei sono utilizzati sempre più per il controllo di gruppi, senza un motivo particolare, ma per tenere sotto controllo tutti sempre ed in ogni luogo. Luca è riuscito a fare in modo di controllare sempre Isabella e l’agriturismo, soprattutto l’officina di Lorenzo, genio a riparare macchine italiane d’epoca.

Isabella capisce che non può funzionare, tutti nella sua famiglia allargata sono perfettamente consapevoli che non è Luca che fa per lei. Al di là della storia tra i due che evolverà in altro, è interessante questo mondo tecnologico così preoccupante e angosciante. Un mondo che a ben pensarci non è poi così lontano da oggi. Il livello di tecnologia di cui si parla, l’intelligenza artificiale, la robotica, i microchip, ecc, già ci sono. Qual è il rischio dell’ eccessiva tecnologia? Qual è il limite entro cui deve agire?
Nel romanzo, Lorenzo, ragazzo bonaccione, timido con le donne, è un genio di tecnologia ed è riuscito a disattivare i controlli di Luca. Egli, insieme ad un gruppo di ragazzi che frequentano l’agriturismo, tutti con microchip, stanchi di essere sempre controllati, disattiva tutti i controlli e organizza una manifestazione del silenzio, contemporaneamente a Siena, Pisa e Roma, senza striscioni, senza slogan, riempie le piazze e ad un segnale particolare, un segnale di richiamo in uso nella sua famiglia, tutti stanno due minuti in silenzio e poi gioiosamente ridono, si abbracciano e tornano indietro. Il tutto tra lo sgomento delle forze dell’ordine armate fino al collo, temendo di dover gestire chissà quale sommossa.
È un libro scritto bene, ben leggibile, incentrato sui rapporti tra tutti i personaggi che fanno parte della storia.

Un libro che alimenta riflessioni e curiosità.

Anna