La reliquia di S. Agata contesa tra Gallipoli e Galatina

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Questa è una storia incredibile, una mammella, la prova del martirio di S. Agata contesa tra Gallipoli e Galatina, ma come ci finisce il seno della santa catanese nel Salento? A Gallipoli la santa catanese è co-patrona della città insieme a S. Sebastiano e S. Cristina, alla santa siciliana è consacrata la cattedrale nel borgo antico. Ma un importante contesa vede dal 1399 uno scontro tra le due cittadine salentine. Ed ecco una breve cronistoria che racconto spesso durante le mie visite guidate ” Gallipoli e Galatina sono coinvolte in una singolare contesa che vede come protagonista la reliquia di sant’Agata, una delle mammelle asportate durante il supplizio della santa etnea. Una leggenda spiegherebbe con un miracolo la presenza della reliquia a Gallipoli. Si dice che l’8 agosto del 1126 sant’Agata apparve in sogno a una donna che si era addormentata dopo aver lavato i panni nella spiaggia della Purità a Gallipoli e avvertì che il suo bambino stringeva qualcosa tra le labbra: era la mammella della Santa. La donna si svegliò e ne ebbe conferma, ma non riuscì a convincerlo ad aprire la bocca. Tentò a lungo: poi, in preda alla disperazione, si rivolse al vescovo, che celermente giunse nella spiaggia insieme ad altri ecclesiastici. Il prelato recitò una litania invocando tutti i santi, e soltanto quando pronunciò il nome di Agata il bimbo aprì la bocca. Da essa venne fuori una mammella, evidentemente quella di sant’Agata. La reliquia rimase a Gallipoli, nella cattedrale di Sant’Agata, dal 1126 al 1399, quando il principe Raimondo Del Balzo Orsini la trasferì a Galatina, dove aveva ultimato i lavori della basilica di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, nella quale è ancora oggi custodita la reliquia. Ma coma era finita la mammella sulla spiaggia della Purità ? Le reliquie della santa furono trafugate a Costantinopoli nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace. Nel 1126 due soldati dell’esercito bizantino, di nome Gilberto e Goselmo quest’ultimo di origine salentina, le trafugarono per consegnarle al vescovo di Catania Maurizio che dimorava nel Castello di Aci odierna Aci Castello. I due insieme ad altri uomini con una barca dal nome ” Gallipoli ” rientrando sullo Ionio che bagna sia Gallipoli che Catania, si fermarono per fare l’ultimo rifornimento di cibo ed acqua nel porto di Gallipoli, prima di affrontare l’ultimo tratto di mare. Ripartendo lasciarono a loro insaputa la mammella sulla spiaggia che da quel momento ancora oggi viene denominata ” Seno della Purità “, accortosi l’equipaggio della mancanza di una mammella, riportò la prua della nave verso Gallipoli, ma di colpo una tempesta li costrinse a desistere e capirono che era il segno che la santa voleva lasciare qualcosa al popolo di Gallipoli. Oggi ancora, dopo vari tentativi, Gallipoli piange la mancanza dell’importante reliquia. Domani sera dopo la messa delle 18.30 nella basilica Orsiniana di Galatina, sarà possibile vedere e baciare l’importante reliquia ed il suo splendido reliquario in argento. Dal 3 al 5 febbraio, Catania dedica alla Santa una grande festa, misto di fede e di folklore. Secondo la tradizione alla notizia del rientro delle reliquie della santa il vescovo uscì in processione per la città a piedi scalzi, con le vesti da notte seguito dal clero, dai nobili e dal popolo. Controversa è l’origine del tradizionale abito che i devoti indossano nei giorni dei festeggiamenti: camici e guanti bianchi con in testa una papalina nera. Una radicata leggenda popolare vuole siano legati al fatto che, i cittadini catanesi, svegliati in piena notte dal suono delle campane al rientro delle reliquie in città, si riversarono nelle strade in camicia da notte; la leggenda risulta essere priva di fondamento poiché l’uso della camicia da notte risale al 1300 mentre la traslazione delle reliquie avvenne nel 1126. La festa che i catanesi dedicano alla santa è considerata tra le tre principali feste cattoliche a livello mondiale per affluenza. Due ultime curiosità, un altro elemento caratteristico della festa di Catania sono il fercolo d’argento con i resti della Santa posto su un carro o Vara, anche questo in argento. Legati al veicolo due cordoni di oltre 100 metri a cui si aggrappano centinaia di “Devoti” .

Raimondo Rodia