La regola del rischio

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Matteo Servegnini
La regola del rischio.
Ed.Todaro

Marco Tobia, investigatore privato, ex poliziotto di fatto, ma non nel cuore, risiede nell’isola di San Giulio, sul lago d’Orta, dove vivono le suore di clausura del monastero Mater Ecclesiae e, poi solo lui.Ama la tranquillità e il silenzio.

Soffre della sindrome di Tourette fin da bambino, quando non era possibile avere una diagnosi del suo problema, che gli ha procurato non pochi problemi sia in famiglia, con la quale i rapporti non erano buoni, sia con i coetanei e poi anche in età adulta.

La sindrome ha queste caratteristiche in Tobia: tic molto visibili con movimenti incontrollati della spalla e a volte, improvvisamente abbaia, ulula.

È dilaniato dal un senso di colpa: motivo dell’allontanamento dalla polizia, è innamorato, ricambiato, di una donna che per mantenersi fa la escort. Unica sua consolazione uno spinello, di tanto in tanto.

Tobia si trova a svolgere una doppia indagine.
La prima indagine su cui lavorare riguarda una donna sposata che un giorno viene arrestata per traffico di droga al confine italo svizzero di Piaggio Valmara.

Stava andando a lavorare, il marito, disoccupato, si rivolge alla escort di cui Tobia è innamorato. Lui accetta, e la sua indagine si muove tra Orta, il lago Maggiore e Lugano, perché Tobia, ha bisogno di ricostruire il passato della donna accusata.

Un omicidio complica l’indagine, Tobia non rinuncerà a scoprire la verità e a svelare la “regola del rischio”, aiutato da Antonio Scuderi, ispettore di polizia suo grande amico e Anselmo, vecchio barcaiolo, sempre pronto a traghettarlo ed accompagnarlo in macchina durante le indagini, collezionista di parole desuete.

Colpi di scena e suspence, come un buon giallo deve avere non mancano.
La seconda indagine gli viene “commissionata“ da una bimba, di nome Alice di nove anni , ” la più grande esperta di draghi del mondo”, così si definisce.

Sapendo del suo lavoro, gli chiede di indagare sul drago del Lago d’Orta. Come anticipo gli da una manciata di monete ( 5 euro).
Negli occhi della bimba, Tobia, rivede se stesso, e di draghi, di fantasmi, di incubi, lui è un grande esperto, meno di quello del lago, ma pronto ad approfondire per aiutare Alice.

Anche in questa indagine a cui comunque si dedica con serietà e professionalità, accade qualcosa che tiene col fiato sospeso.
È un bel giallo, ben strutturato, una scrittura lineare, pulita.

Marco Tobia, non è un eroe, sa fare bene il suo lavoro, ma è un essere imperfetto (come tutti noi). È un personaggio a cui ci si affeziona proprio per questo. La sua personalità assomiglia al suo lago quando c’è un po’ di nebbia, ombroso, ma con una sensibilità particolare.

E quando le due indagini vengono portate a termine, Tobia vorrebbe finalmente riposare ma puntuale qualcos’altro è in arrivo.
Speriamo che ci sia un seguito.

Anna