La rappresentazione

0
240

Romana Petri
La rappresentazione

A cura di Anna Cavestri 

La Albertini e Vasco, (nel precedente libro della Petri “Pranzi di famiglia”), si trasferiscono da Lisbona a Roma.

Stanchi di sopportare la famiglia di lui, fatta di “vasi incomunicanti”, che per dovere si ritrovava tutte le domeniche a pranzo. Presenti ai pranzi il “dinosauro “ : il padre e la sua nuova moglie, sempre allo stesso ristorante e sempre senza aver mai nulla da dirsi, se non ascoltarlo a magnificarsi.

Tutti sono comunque coalizzati contro la Albertini, la pazza pittrice italiana sposata da Vasco, che li aveva ritratti ed aveva fatto una mostra “La famiglia portoghese “, che non avevano proprio gradito, sentendosi presi in giro.

Dal loro trasferimento, la gemella di Vasco tanto legata a lui, aveva completamente rotto i rapporti, mentre Rita, la sorella nata con una malformazione, era l’unica che non aveva risentimenti.

Il sogno di Vasco era aprire una galleria d’arte a Roma, questo faceva a Lisbona, il gallerista, senza grande fortuna se non quella di avere incontrato la Albertini (di nome fa Luciana).
Ma Vasco è un po’ indolente, gli piace la bella vita ma non è in grado di procurarsela, per fortuna sua moglie con la sua pittura è in grado di provvedere ai bisogni di entrambi .
E pur accettando, Vasco non è contento di non poter partecipare alle spese ma..

L’occasione delle feste natalizie lo fa volare, da solo, con sudori freddi, a Lisbona dove è tradizione passare la vigilia a casa della gemella e il pranzo di Natale col dinosauro.

Il dinosauro è un po’ il pozzo di San Patrizio per lui e la gemella, che pur odiandolo per averli abbandonati da piccoli riescono comunque fargli sganciare soldi, sopportando le sue umiliazioni e la sua arroganza pur di averli. Alla gemella con un sostanzioso fisso mensile, a Vasco dopo trattative e attese estenuanti un poco alla volta.

In pratica l’ha sempre mantenuto quando era a Lisbona. L’unica coerente che non ha mai voluto niente dal padre è Rita la più in difficoltà, ma che lavora e si mantiene da sola.

Lo scopo del viaggio di Vasco è proprio chiedere al padre soldi per aprire la galleria a Roma. La Albertini da tempo cercava di convincerlo a lasciar perdere e fregarsene del padre che lo costringeva ad umiliazioni sempre più perfide, ma lui era convinto che questa era la croce che doveva portare.

Dopo avergli fatto rimandare la partenza per parlare della galleria, lo lascia partire senza mai incontrarlo promettendogli la metà della cifra richiesta.

La Albertini lo amava quell’uomo così indifeso e con tanti problemi, un amore corrisposto da Vasco.
Con Barabba, il suo cane, Luciana ne parlava spesso, si confidava e tra di loro c’era la condivisione di tanti segreti che Vasco neanche immaginava. E poi adesso era molto impegnata a preparare i quadri per una mostra a Milano, era impegnatissima.

Quadri su Santa Teresa, Teresina, quadri in movimento che tanto avevamo entusiasmato il suo gallerista.
Il successo della moglie era in continua crescita, dopo Milano anche la mostra di Roma era stata un successone, la Albertini era molto apprezzata, i suoi quadri andavano a ruba.
Vasco partecipava da lontano, rimaneva a casa, tanto successo non gli faceva bene, in fondo era un po’ invidioso, ma non lo dava a vedere ( così credeva), sperperava i soldi del padre. Sì a lui piaceva la bella vita, e si era lasciato sfuggire il locale della possibile galleria, che era stato affittato.

È sempre la Albertini che lo stimolava a cercarne un altro e che faceva di tutto per non farlo sentire inferiore, gli professava il suo amore incondizionato, nonostante tutto, e Barabba sapeva.
Ma qualcun altro sapeva cosa era meglio per lui e all’improvviso arriva una telefonata della gemella che rompe il ghiaccio per riappacificarsi col fratello.
Quale occasione migliore per volare, seppur sudando freddamente, a Lisbona.
Qui gatta ci cova, pensa la Albertini, quella famiglia è proprio strana.

A distrarla per fortuna è la pittura, il gallerista pensa ad una mostra all’estero e lei ha nuove idee da sperimentare.
Vasco felice di rivedere la sorella per la quale ha un’ammirazione immensa e da cui rimane letteralmente stregato.
Già, gatta ci cova, e da quell’incontro cominciano viaggi tra Lisbona, dove il padre gli paga l’affitto di una bella casa e Roma, dove scema l’idea aprire la galleria.

I vasi scomunicanti, trovano un modo diabolico di comunicare, lasciando la Albertini fuori, sebbene Vasco inizialmente la vuole al suo fianco.
E nella distanza e nell’assenza del marito, Luciana, che ha amato Vasco pur rinunciando a cose importanti in una coppia, comincia a scomporre e fare sottrazioni da quello che aveva sempre creduto un matrimonio felice, sbattendo la testa, fino a farsi male contro il vero Vasco e la vera Albertini.

Voleva tenerselo così com’era e ha fatto di tutto, lui non capiva, non distingueva più tra l’atavico e patologico rapporto tra i vasi incomunicanti e la possibilità di uscirne.
Tornava dichiarandole amore e quando era a Lisbona voleva chiudere la loro storia.
In fondo non era mai cambiato, gli piaceva la bella vita, era indolente, poco affettivo e altro che Barabba sapeva e che confortava, lui solo lui, la sua Luciana.

Una piccola e magra donna, forse di un’altra galassia-diceva lei , “quella microscopica donna era ciclopica “- diceva il suo gallerista.
E nella presa di coscienza che Luciana fa della rappresentazione della sua vita, ritiene che lasciare andare è sano e liberatorio .
Vasco era quello che rappresentava per lei, con tutte le sue mancanze, ma non il Vasco che avrebbe voluto.

Dolore e sofferenza non risparmiano nessuno, ma se lo specchio ti rimanda la tua immagine bella per come è, andare avanti con una bella faccia è la rivincita.

Sensazioni:

Una bella disamina delle relazioni e dei sentimenti, dove niente è scontato ma tutto è sempre in movimento, come i quadri dell’Albertini, dove si sperimenta a volte con successo a volte no. Nella grandezza e nella forza di Luciana, donna alfa, la possibilità di cominciare ancora.
Ad uscirne con le ossa un po’ rotte è Vasco , uomo beta e anche Barabba sa.

Un libro molto piacevole che con gli occhi degli altri permette di guardarci con i nostri occhi.
Si trovano temi cari e ricorrenti dei libri della Petri a cui ci si affeziona.

Anna Cavestri