La ragazza di Marsiglia

0
356

Maria Attanasio
La ragazza di Marsiglia

Rosalia Montmasson non è una ragazza da scordare, ma la Storia l’ha scordata: nessun trafiletto a bordo pagina dei manuali scolastici di storia, nemmeno uno straccio di canzone che la citi. Nulla che commemori l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille.
Solo una targa, in via della Scala a Firenze, ricorda Montmasson e viene vista da una romanziera che ama le finestre aperte verso il mistero: da lì inizia la ricerca storica e la ricostruzione di una vita dimenticata con una scrittura saggia dal ritmo fluente.

Maria Attanasio, colta scrittrice e poetessa che dà corpo ai versi, non è rimasta affatto indifferente alla dicitura della targa – “Rose Montmasson, sbarcata con i Mille a Marsala” –Uno dei primi documenti che, dopo difficili ricerche, Attanasio è riuscita a vedere, mostra il viso di Rosalia: la sua foto è la numero 338 nell’album dei Mille, l’album che ritrae tutti i Garibaldini che hanno partecipato alla spedizione.

Ma la vita di Rosalia, la storia sua non è tuttavia riducibile solamente a questo, ma è molto, ancora, di più. La storia prende inizio a Marsiglia, dove una giovanissima Rosalia, abbandonata la casa paterna, vede un uomo e se ne innamora. Ma tra i due non c’è scambio di parole fino a un secondo casuale incontro a Torino; è qui che Rosalia Montmasson rincontra il giovane affascinante Francesco Crispi: Rosalìe e Fransuà, una per l’altro.

La storia si sbilancia, anzi sarebbe meglio dire che i due personaggi sbilanciano la storia: lei innamorata del rivoluzionario che la abbandonerà o intransigente repubblicana innamorata che riconosce l’infedeltà agli ideali e ai sentimenti e se ne allontana? Con grande probabilità sono tutte e due le cose, perché la vita non è mai netta come la ricordiamo.

Questo romanzo, grazie a una accurata indagine storica, mette in luce molti degli aspetti di una relazione durata oltre vent’anni, una relazione amorosa, che poi diviene anche matrimonio, che è un patto di fedeltà alla causa, una lotta per l’Unità e per la repubblica. Una vita in comune, scappando continuamente in esilio di luogo in luogo, da Torino a Malta e ritorno. Rosalia si occupa della sussistenza di entrambi facendo la governante o raccogliendo tabacco all’alba, ma senza mai perdere il filo dell’impegno della lotta come traspare nei ragionamenti con Fransuà, lui sempre legato ai giornali clandestini e impegnato nelle grandi teorie:

“Lavorava lei per tutti e due; insieme a qualche piccola rimessa del padre di Fransuà, riuscivano a sopravvivere, e anche a comprare inchiostro, carta, e qualche libro. Era felice di rendersi utile a lui, e alla causa. Lavorava, stirava, ripiegava la biancheria, attraversando strade, salendo e scendendo scale, Rosalìe. Con la cesta degli indumenti tra le braccia, e la libertà nel cuore”.

La fede mazziniana e garibaldina è sempre presente nella battaglia quotidiana di Rosalìe, così come la spedizione dei Mille, a cui partecipa solo dopo aver convinto Garibaldi di persona e una lunga vita di battaglie.
Questo grande romanzo storico narra di vite minute quanto immense, narra dei piccoli espedienti del quotidiano di persone che giorno dopo giorno, vivendo nella e della loro fede politica, hanno fatto la storia del Risorgimento italiano. Uomini grandi nella Storia e meno grandi nella loro vita privata: un Crispi che non si tira indietro di fronte al potere anche se questo significa ignorare gli ideali sventolati fino a poco prima, un uomo che non si frena nel ricordare a sua moglie Fransuà di restare al suo posto quando sono in mezzo alla società (quando lui le intima qualcosa lei risponde “Il rispetto non è obbedienza”, lascandolo attonito), che non le risparmia figli illegittimi (salvo poi supplicarla di poterli riconoscere), tradimenti e altro.
Ma la storia delle relazioni ha costellazioni infinite e infatti la storia tra Rosalìe e Fransuà non finisce assolutamente qui, ma evolve ancora: la storia di due teste e due anime, che hanno per decenni condiviso, litigato e lottato insieme fino a intraprendere due ideologie diverse, va avanti. Questa è la storia di una donna impavida e assetata di liberà, non la propria libertà, non la libertà delle donne, ma la libertà dei popoli. Una storia che fa conoscere con essa molte storie di personaggi esistiti ma scomparsi dalla narrazione.
Il capitolo che la scrittrice dedica al prete Luigi Marchetti, colui che celebra le nozze di Rosalìe e Fransuà a Malta, è di una bellezza e di una delicatezza senza pari; ricorda la poesia di Attanasio laddove è il “grumo” del ricordo che si fa verso, e il verso talvolta si spinge alla prosa per poi tornare verso.

Come nei suoi versi nelle pagine di questo romanzo pare la parola uscita da una urgenza, l’urgenza del ricordo, di non dimenticare, di fermare dei contorni:

“Genealogie di santi in processione/ tra i calanchi della città smarrita/ al tornio cresceva la mia vita/ di forme d’argilla di confessionali./ Il rito si compì: rejecta membra”(dalla silloge Blu della cancellazione).

Le descrizioni delle amiche di Rosalìe sono dei vivacissime e dense di storia, un esempio è quello della giornalista Jessie White Mario, cronista del Risorgimento italiano.

È Un romanzo storico molto interessante, l’autrice si e’ documentata parecchio.
È una lettura scorrevole e avvincente.

Anna