La ragazza del treno di Paula Hopkins, recensione di Antonella Gagliardo

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La ragazza del treno

Paula Hawkins

Piemme 2015 ( prima edizione )

306pp

 

Rachel ogni mattina, alle 8.04 prende un treno che da Ashbury la porterà a Londra, per poi ritornare con lo stesso treno alle 17.56 a casa.

Finge di andare a lavoro perché un lavoro in realtà non ce l’ha più.

E’ un’ alcolizzata, sola, disperata che vive come ospite dalla sua amica Cathy , dopo la separazione dal marito Tom.

Lui l’ha lasciata  perché la tradiva  con Anna che diventerà poi la sua nuova moglie e dalla quale avrà una bambina.

Rachel sa che è stata tutta colpa sua,  perché era, per la maggior parte del tempo, ubriaca e di conseguenza faceva cose terribili, delle quali però, all’indomani, non aveva il minimo ricordo.

Vuoti di memoria che cancellavano pezzi di vita, creando  vortici di equivoci dai quali veniva risucchiata, poco alla volta.

Aveva cominciato a bere  perché dopo un tentativo di inseminazione artificiale, andato a male con Tom, non avevano più potuto provare ad avere figli, essendo le spese per l’inseminazione troppo alte per le loro possibilità.

L’impossibilità di essere mamma l’aveva destabilizzata a tal punto da perdere ogni voglia di vivere, a mente lucida.

Rachel continua a bere ancora di più dopo la rottura con Tom, ingrassa, non si cura di sé , spegnendosi giorno, dopo giorno.

Continua a cercare Tom, creandogli non pochi problemi con Anna,  perché non si rassegna ad averlo perso e a vederlo felice con quella che prima era la sua amante, e con la bambina frutto del loro amore.

Ogni mattina , simula la sua giornata di lavoro perfetta , perché non ha il coraggio di raccontare e Cathy la verità: l’hanno licenziata perché si era presentata ubriaca anche  a lavoro.

Cathy le vuole bene , ma non riesce più a tollerare il suo comportamento .

Il percorso che la conduce a Londra, ogni giorno scava in lei nuove malinconie, perché passandoci vicino con il treno, osserva la zona in cui prima abitava con Tom, al civico 23 di Blenheim Road, i colori diversi delle tende, vede Anna, una bellissima donna innamorata, e la felicità che si immagina al di là delle finestre chiuse la tortura sempre di più .

Vede quello che poteva essere la sua vita se l’alcool non avesse mandato tutto in pezzi.

La sua attenzione si concentra anche su un’altra abitazione, al civico 15 della stessa strada.

Lì vivono due un uomo e una donna, che Rachel identificherà nella sua fantasia, come Jason e Jess. Belli, innamorati si lasciano guardare  da Rachel, incarnando  l’esempio della vita perfetta.

Rachel sogna attraverso i loro occhi, scrutando dal treno ogni piccolo particolare che aumenta , giorno per giorno, la favola che lei ha costruito con la mente, attorno ai due innamorati.

Una mattina però la favola , sembra non avere un letto fine , e le favole senza lieto fine, non sono più favole.

Jess scompare nel nulla e Rachel apprende dai giornali il vero nome dei protagonisti di questa storia.

Jess è Megan e Jason, in realtà si chiama Scott.

Troppo sconvolta dalla notizia ,Rachel, che aveva visto particolari che potevano aiutare la polizia nel ritrovamento di Megan , si calerà in prima persona , nella faccenda, esponendosi al pericolo e al rischio.

La sua vita prenderà una forma  diversa poiché dopo tanto tempo, Rachel sentirà di avere trovato uno scopo a quella stessa vita , e resterà lucida per giorni, senza bere, per indagare personalmente sul caso.

 

Da qui si apre un fitto giallo , scritto con uno stile accattivante che condurrà il lettore in una serie di tesi e antitesi nell’individuare il colpevole della sparizione di Megan.

La narrazione degli eventi sarà sviluppata sotto forma di diario, che vedrà  le tre donne, Rachel, Anna, Megan, raccontare le loro giornate e gli aspetti più intimi della loro personalità , in un  viaggio che è ,dunque, nei fatti ma anche nelle persone.

Mi ha tenuta sveglia tutta la notte, perché , pur avendo letto opinioni contrastanti sul libro, io , quasi fino alla fine dello stesso , non ero riuscita ad individuare il colpevole.

Gran bel risultato per un “ giallo psicologico” che tiene con il fiato sospeso fino all’ultima riga.