La parodia del quotidiano

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La parodia del quotidiano

Ho lasciato che il tempo sfiorisse, tra libri consunti e foto sbiadite.
Oggi, che mi sento una donna dimenticata,
fuggita via da qualunque mente estranea ; mi piace assaporare i ricordi, nella tenue luce del pensiero. Basta l’ascolto di una musica. Il ritmo di una canzone del passato, il paragrafo di un romanzo riletto più volte, una voce che in fretta passa per strada, per ritornare all’infanzia, alla giovinezza, ai tempi della scuola, agli amori adolescenziali, ai sogni dipinti di mille colori irreali.

Da giovinetti, si ha voglia di crescere in fretta per diventare subito adulti. È piacevole scimmiottare i “grandi” con atteggiamenti da “attori incalliti”. Collane, tacchi a spillo, abiti lunghi, cappelli femminili, parrucche sono i mezzi più adatti per le bambine. Davanti allo specchio, imbrattate di fard, mascara, ombretti e rossetti, recitano il ruolo di ciò che domani, vorranno essere; in sintesi perfetta con la madre. Signore in miniatura a cui la femminilità non fa difetto. È un modo per pavoneggiarsi e prepararsi al gioco delle parti.
In ugual maniera, i maschietti, meno “audaci” rispetto alle coetanee; seguendo le orme del padre, indosseranno scherzando: stivaletti, giubbotti di pelle, jeans strappati alle ginocchia, camicie di seta, cravatte lussuose o sgargianti, bleser di foggia inglese, giacche di twid del made in Italy. Anche nel comportamento, ne seguiranno le tracce, con gesti, movenze, atteggiamenti da macho palestrato o da uomo: saggio, saccente o umilmente operaio.
In questo “scopiazzare” i genitori, in una sorta di parodia del quotidiano, i figli imparano la “lezione del crescere”, dell’assomigliare, dell’essere uguali almeno nella “finzione”.

Una volta superata questa fase, ogni figlio, prenderà la sua strada, lasciando quella nota e sicura per una più incerta e avventurosa. Com’è giusto che sia!

Maria Rosa Oneto