La Madonna della Luce presso Galatina

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Come tradizione il quarto giovedi dopo Pasqua a Galatina si festeggia la madonna della Luce. Oggi vi voglio raccontare come questa festa è nata, come ben presto la sua importanza la portata ad essere co-patrona della città, molto sentita dal popolo galatinese i festeggiamenti che ogni anno si fanno intorno al santuario mariano. Il Santader tornando una sera da Ugento, colto da un violentissimo temporale, che presto si trasformò in una tremenda bufera, gli impediva di ritrovare la strada per Galatina, spaventato invocò la Vergine e ad un tratto apparve nel cielo della città un’intensa luce che lo guidò verso il paese. Sicchè il Presule arrivò a Galatina sano e salvo, nonostante, proprio nel luogo dove oggi sorge il santuario, la sua carrozza venne colpita in pieno da un fulmine, lui uscito indenne dalla carrozza noto un edicola votiva nei paraggi dedicata alla Madonna delle Grazie, proprio lì fece costruire l’attuale santuario galatinese, quale ringraziamento alla Madonna per lo scampato pericolo, in aperta campagna allora, oggi nel pieno centro o quasi di Galatina, allora il luogo era “ extra moenia ”, vale a dire fuori dalle mura della città che iniziavano con la porta Terra all’ingresso di piazza S. Pietro ed il castello, dimora del vescovo idruntino Santader.S.-Raimondo-Nonnato Inizialmente essa fu solo una cappella intitolata alla Vergine della Luce. Ma passiamo alle recenti e inedite acquisizioni documentali, che fanno luce è il caso di dirlo su alcune inesattezze pubblicate in passato. La chiesa della Madonna della Luce esisteva già a Galatina molto tempo prima della venuta del Santander a Otranto. Fu costruita probabilmente dopo il 1608 e prima del 1652 ed era dedicata alla Madonna delle Grazie. Gli ultimi studi sul fenomeno dei figli illegittimi abbandonati sulle porte delle chiese galatinesi extra moenia nel ‘600, inequivocabilmente segnalano come già edificata la cappella della Madonna della Luce. La chiesa era sicuramente aperta al culto e frequentata da fedeli, infatti il figlio illegittimo non avrebbe avuto alcuna chance di essere trovato e accudito altrimenti. Doveva essere di piccole dimensioni e forse con un solo altare. L’affresco della Vergine, posto sull’altare principale, riferibile ai primi decenni del 600 è l’unica testimonianza della vecchia cappella e dell’antica devozione. Mons. Santander provvide successivamente ad ampliarla e dotarla di quattro altari, collocando sul maggiore il suo stemma arcivescovile. Si trattò dunque di ricostruzione. Allo stesso modo non è possibile attribuire al Santander l’introduzione a Galatina del culto alla “Madre dell’Eterna Luce” considerato che nel Salento già da due secoli era radicato un forte sentimento religioso per la Madonna avente questo titolo. Nella seconda metà del ‘400 il “miracolo della Luce” che liberò Lecce dalla peste, viene ricordato in un antico affresco proveniente dalla distrutta chiesa di S. Maria della Luce in Lecce, esistente al tempo di Maria d’Enghien. Il culto verso la Madonna della Luce si trova sin dal 1550 anche a Vernole e Ugento. Proprio da qui, Ugento, oppure Gallipoli entrambe sedi vescovili vacanti all’epoca, il nostro presule tornava quel agosto del 1659. Nel primo caso ad Ugento aveva visitato una piccola cappella extra moenia dedicata appunto alla Madonna della Luce, il termine luce in questo caso era quella degli occhi, cioè la vista, perchè nella piccola cappella ugentina era accaduto il miracolo, un cieco dalla nascita, proveniente da Napoli e diretto a S.Maria di Leuca in pellegrinaggio, aveva riacquistato la vista miracolosamente dopo aver pregato intensamente. E’ logico pensare che nei primi tempi del suo Ministero come Arcivescovo di Otranto, mons. Adarso de Santander cominciò ad avviare i primi contatti con le diocesi suffraganee dopo aver definitivamente risolto il problema della sua residenza che fu in Galatina sin dai primi mesi del 1659.

Questa data sembra la più indicata per datare il prodigio della luce miracolosa, anche per un particolare non secondario: Gallipoli, senza pastore da cinque anni, solo il 9 giugno 1659 ebbe il nuovo Vescovo, con il quale il Santander evidentemente aveva avuto un incontro per concordare indirizzi di vita pastorale. Tutto ciò farebbe propendere per un improvviso, ma violento temporale d’estate, piuttosto che per una bufera invernale come riportato dalla tradizione. La luce illuminò non solo S. Pietro in Galatina (come si chiamava la città in quell’epoca ), ma anche l’esistente cappella intitolata alla Madonna della Luce alla cui protezione il Vescovo attribuì la sua salvezza. Questo episodio narrato, oggi lo si rivede nella lunetta del portale del Santuario Mariano. Il culto verso la Madonna della Luce per i galatinesi è grande, speciale e ancora oggi le partorienti affidano le loro preghiere alla vergine della Luce, per protezione e ringraziamento di un parto tranquillo per madre e figlio. Ma non sempre a Galatina è stato così, prima del culto verso la Madonna della Luce, fu San Raimondo Nonnato che ebbe grande devozione in Galatina come protettore delle partorienti, il santo si trova nella nicchia posta sopra il portale di destra della chiesa matrice di Galatina. La devozione verso S. Raimondo Non-nato non durò a lungo, alcuni anni dopo la morte di Gabriele Adarso de Santader, fu prima associata e poi del tutto assorbita e sostituita dal culto della Madonna della Luce che, ancora oggi, viene invocata quale protettrice dei neonati e delle partorienti.
Raimondo Rodia