La Madonna dall’occhio Nero presso Galatone

0
2270

Tra le varie leggende popolari salentine, oggi vi racconto quella della Madonna dall’occhio nero, presente nel santuario Madonna della Grazia di Galatone.

Santuario simile a quello di Soleto, di cui parleremo in un prossimo articolo. A Soleto come a Galatone ci fu un gesto blasfemo a marchiare per sempre la storia, presto intrisa di leggenda. A Soleto la storia della madonna sfregiata con un ascia da Antonello Lissandri, a Galatone la storia che sto per raccontarvi, le due storie si assomigliano molto, sono avvenute più o meno nello stesso periodo ed anche a Soleto, come a Galatone, la vox populi a ricamato tanto intorno la storia, tanto da elevare due semplici edicole votive, in santuario, entrambi dedicati alla Madonna della Grazia, con accanto il convento dei Francescani.

Ma ecco la storia narrata a Galatone. Una notte, un certo Antonio Ciuccoli trovò rifugio nella cappellina della Madonna, situata a poche centinaia di metri dall’attuale santuario. Aveva perso, in quella stessa serata, un’ingente somma di denaro e l’umore non era certo dei migliori. Era il Ciuccoli, infatti, un accanito giocatore d’azzardo che, accanto a qualche sporadica vincita, spesso collezionava clamorosi insuccessi. Quella sera, complice qualche bicchiere di troppo, a pagare le spese di tanta miseria umana fu l’immagine della Vergine. La lampada votiva, che ardeva giorno e notte dinanzi alla Madonna, non si spegneva, nonostante i rabbiosi tentativi dell’uomo che cercava di prendere sonno. Fu la fatidica goccia che fa traboccare il vaso. Esasperato da quel fioco bagliore e fortemente infastidito dal viso della Vergine, che sembrava rimproverarlo silenziosamente, Antonio Ciuccoli perse la pazienza. Così, tra una bestemmia e l’altra, lanciò una pietra contro la sacra immagine, colpendo la Madonna in pieno volto, all’altezza dell’orbita destra. Immediatamente, intorno all’occhio oltraggiato comparve una evidente lividura, tuttora visibile, un evidente ematoma intorno all’occhio ancora oggi visibile.

Confuso e spaventato, il Ciuccoli fuggì via dal luogo del misfatto e per lungo tempo vi si tenne alla larga. Intanto, la gente che frequentava la cappellina si era accorta della strana macchia sull’occhio, ma non sapeva darsene una spiegazione.

Lo strano fenomeno, come spesso avviene, iniziò a richiamare l’attenzione dei fedeli e a suscitare segni di devozione e pietà popolare. A distanza di diverso tempo, Antonio Ciuccoli capitò di nuovo nei pressi della sacra edicola. Era buio e, mentre si stava allontanando dalla cappella, inciampò nel cadavere di un uomo, assassinato da chissà chi pochi istanti prima. Senza quasi rendersene conto, si ritrovò ammanettato e condotto alle carceri cittadine. Due gendarmi che si trovavano a pattugliare la zona, infatti, lo avevano acciuffato sul luogo del delitto, ritenendolo l’autore dell’omicidio lo arrestarono. A nulla valsero le giustificazioni e l’autodifesa dell’uomo che, dopo un processo sommario, fu condotto in breve tempo al patibolo. Il giorno fissato per l’esecuzione arrivò da lì a poco, il macabro corteo che accompagnò il condannato in piazza S. Sebastiano dove era allestita la forca, il confessore si accostò al Ciuccoli per le ultime raccomandazioni e l’assoluzione in articulo mortis. In quel momento il Ciuccoli, in un estremo tentativo di salvare la propria vita gridò a gran voce, di non essere colpevole dell’omicidio di cui era stato ingiustamente accusato.

Al contrario, si assunse la responsabilità di un crimine, a suo dire ancor più grave, dichiarandosi pubblicamente come il sacrilego autore dell’oltraggio all’immagine della Madonna della Grazia. Il popolo, muto fino a quel momento, si sciolse in un unico rabbioso grido: “Alla forca!”. E il boia portò a termine il suo lavoro. Altri episodi simili, come quello del colpo d’ascia inferto al volto della Madonna delle Grazie di Soleto, di cui parlerò in un possimo articolo, testimoniano come, nel Salento del sec. XVI, fossero frequenti gli atti sacrileghi ai danni di sacre immagini.

Raimondo Rodia