La luce della luna

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LA LUCE DELLA LUNA

 

La strada si fa spazio tra le colline. Da una parte, le vigne e dall’altra, il vuoto.

Tutt’intorno il Monferrato illuminato dalla luna.

Quando c’è la luna piena è un peccato non godersi lo spettacolo, il suo unico chiarore.

Perché accendere le luci dell’auto? E’ uno spreco . Pensa Gio.

Gio ha ventidue anni e studia chimica. Ha i capelli sempre arruffati, gli occhi piccoli, il volto sorridente.

Quelli che studiano chimica sono un po’ strani. Così ha pensato il papà di Elena quando gliene ha parlato.

Quando lo ha visto, poi, con quella faccia. Ride troppo. Deve avere anche qualche tatuaggio sul corpo.

Ma solo pochi e piccoli, dice sempre Elena. Non dev’essere nemmeno uno studioso, ha preso il diploma privatamente.

Forse è solo un po’ di gelosia: da quando sua moglie non c’è più, Elena gli riempie tutta la casa. E’ qualcosa in più che un amore tra padre e figlia, è una latitanza d’affetto che si manifesta ogni volta che sente suonare quel clacson.

Che modi, poi, ma si fa così? Non scende nemmeno da quella Punto di undici anni fa, non si scomoda il signorino, preferisce un colpo di clacson, e lei scatta sull’attenti.

Elena, coi suoi capelli ricci castani, ribelli, i grandi occhi neri, il nasino all’insù, ma quanto è bella la sua Elena?

E come passa il tempo? Solo l’altroieri si dondolava sulle sue ginocchia, tirava indietro la testa, e, lui, precipitosamente, l’afferrava, tenendola stretta tra le sue braccia, che paura, se fosse caduta a testa in giù, non se lo sarebbe mai perdonato!

 

Ma torniamo alla luna, il bello della sera.

Giò aspetta, braccio sinistro fuori dal finestrino, Elena scivola via velocemente dal campo visivo del padre che riesce solo a sentire la scia del suo profumo.

E’ già seduta al suo fianco. Prima, seconda, si va attraverso le colline.

Giò è felice, le luci spente, canta e guida al chiaro di luna.

Basterebbe poco per precipitare. Elena gli accarezza il braccio destro, come a dire, “Vai piano.”

Lui sembra non accorgersene, canta, col volto sorridente e gli occhi specchiati nella luna.

“Non aver paura, piccolina.” Le sussurra. E’ incredibile quanto la faccia sentire bene.

“Non puoi avere paura in una notte così.”

Lascia andare una mano per accarezzarle il volto.

“Giò, tieni il volante.”

Adesso inizia la discesa, è bellissima.

La luna indica la strada e niente altro. Non c’è nessuno, a parte loro e le colline tutt’intorno che riposano nel silenzio della sera.

Speriamo di arrivare presto alla sagra della salsiccia. Pensa Elena. Potremmo anche sbandare, morire, questo Giò mi piace un sacco, però è un po’ pazzo. Come dice papà.

Quelli che studiano chimica sono un po’ pazzi. Mi sa che ha ragione.

Un animale, un gatto, forse, gli taglia la strada.

Giò smette di cantare e frena bruscamente. Elena sbalzata prima in avanti, poi all’indietro, sul sedile.

Menomale che c’è la cintura di sicurezza.

L’auto è finita in un fosso coi passeggeri dentro. Vivi ma spaventati.

Giò si muove con cautela verso Elena, ancora legata alla cintura, con gli occhi chiusi, ma il respiro forte.

E’ salva, solo svenuta, pensa Gio’. Con una mano le accarezza i capelli e con l’altra compone il numero di emergenza.

Non succederà più, pensa. Sono stato uno stupido, un incosciente, pensa.

Menomale che ho avuto fortuna.

Fortuna a conoscere Elena e a volerle bene in una notte con una luna grande così.

 

Cristina Saracano

(Diritti riservati)