La leggenda di Agnese e delle acque termali di Bagno di Romagna.

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La leggenda di oggi ci porta aaaaaaaaa…Bagno di Romagna!!

Qui in questo luogo il mito e la leggenda si confondono e si mischiano alla storia a noi più conosciuta e danno vita a una leggenda…

Esisteva tanto, tanto tempo fa una ragazzina di umili origini di nome Agnese…eravamo negli anni in cui le ragazze per assumere un titolo venivano destinate in sposa a certe persone con una certa dote in grado di prendersi cura della moglie e di tutta la famiglia a carico…

Ma come succede spesso…vi è anche chi si ribella, perchè l’amore dovrà guidare il suo destino e non i soldi.

Erano anche gli anni del paganesimo contro il cristianesimo e leggenda vuole che questa ragazzina pur di non sposare il promesso pagano si votò al cristinesimo invocando e pregando Dio affinchè sfigurasse la propria bellezza con la lebbra…

A cosa si sottoponevano pur di scampare a una persona poco voluta?

Suo padre venuto a sapere della fede cristiana e vedendo i risultati che portava sulla pelle…credette in un vero e proprio atto di stregoneria e per istaccarsi da quella parente disconosciuta ordinò di condurla alla selva…dove destino volesse che venissero fatti i sacrifici…doveva morire….

I pagani a quel tempo per sacrificare persone e animali per la propria causa avevano come rituale il taglio della giugulare e caso vuole che colore che la condussero nel bosco ebberò pietà e mossi da compassione l’abbandonarono libera a vagare con il proprio cane, portando le prove create sul momento al padre della ragazza…una tonaca bianca sporca all’altezza della gola di sangue…ma non quello della ragazza.

Agnese afflitta sempre più dalla malattia vagava e vagava per il bosco senza un attimo di pace e la possibilità di trovare riparo e poter almeno dormire…ma il suo cane iniziò a latrare e abbaiare insistentemente.

Voleva che lei lo seguisse e dopo aver attraversato un’altra buona porzione di boscaglia il cane si mise a scavare e dal buco creato con le proprie zampe iniziò a zampillare acqua e vampore e senza star a pensarci due volte…Agnese vi si buttò in mezzo al getto che crebbe sempre di più fino a investirla completamente.

Acqua miracolata?

Agnese guarì dalla malattia e presentatosi alle porte del paese la nominarono santa.

E così nacque il mito dell’acqua termale che venne usata da allora per un lungo lungo tempo.

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La figura di questa nuova Agnese conserva gli attributi originari della santa romana ma tende a confondersi, a contaminarsi, sia con la leggenda di una “beata” Agnese nata a Sarsina e sepolta a Pereto, sia con quella di una “beata” Giovanna, una monaca vissuta a Bagno nel XIII secolo di cui si sa pochissimo

Fino a tutto il Quattrocento la Agnese che si venera a Bagno è ancora la martire romana, la cui festa – qui come ovunque – ricorre il 21 gennaio: dipinti e statue coeve conservate nella basilica (Trittichetto, Pala di Neri di Bicci, statua di Andrea di Marco della Robbia) la raffigurano infatti secondo l’iconografia canonica, comune a tutta la cristianità, e cioè in abiti secolari, con in mano una palma e con l’altra che sorregge un libro su cui poggia un agnello (simbolo del martirio e della purezza, da cui deriva pure il nome Agnese).

In quegli anni bagni delle Terme sono ancora intitolati a S. Maria, ma Agnese è l’oggettivazione soprannaturale cristianizzata dei poteri delle acque termali, ed attesta il dominio sulle forze benefiche della natura che, con la sua mediazione, si mettono al servizio degli uomini.

Poi le cose iniziano a confondersi intorno al 1480, quando l’antica pieve di Bagno è elevata alla dignità abbaziale e lo zelante abate Benedetto Tenaci da Pianetto cerca di rinnovare il prestigio della sua chiesa ricomponendo il tessuto delle tradizioni cultuali locali, dando uno spessore nuovo ed un culto duraturo alle poco documentate memorie di una “beata” Giovanna di Bagno e, per contaminazione, anche a quelle dell’altrettanto evanescente Agnese sarsinate, che da allora acquista le vesti di una locale eremita e diviene compagna di monastero dell’altra.

Anche se risulta poi vano, per il rifiuto dei sarsinati, il tentativo dell’abate Tenaci di ufficializzare il culto di una Agnese totalmente di Bagno cercando di traslarne in quella basilica il corpo custodito nella chiesa sarsinate di Pereto, la leggenda e la tradizione faranno comunque risalire la scoperta e l’origine delle Terme di Bagno ad una Santa Agnese locale, raffigurata in abiti per metà monacali e per metà secolari, con in mano i gigli e, ai suoi piedi, il cagnolino che fece zampillare le acque calde. Cit.

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