La leggenda delle quattro stagioni: Persefone, Ade, Demetra, gli umani. Seconda versione.

1
13181

Questo sabato vado a trattare la seconda versione di “La leggenda della nascita del papavero: Persefone, Plutone, Giove, Demetra.”

Non mi ricordo se ve lo avevo spiegato…ma ho scoperto che dietro questa leggenda/ mito vi sono davvero tante versioni!

Questa in particolare attinge dai greci e dai romani…

E’ fortemente incentrato sull’equinozio di autunno e il ciclo delle stagioni…..

Risultati immagini per stagioni

All’inizio dei tempi, quando le divinità camminavano tra gli uomini per osservare, studiare e mescolarsi tra loro… viveva in Grecia una giovane ragazza bellissima.

Si narrava e narra che ella fosse:

  • Candida e pura come una rosa
  • Vivace come un papavero
  • Audace, forte e determinata come una ginestra
  • Che avesse uno spirito libero con la forza di contrastare tutto e tutti.

Il suo nome era Persefone.

Demetra era sua madre, una dea…governava il clima e le forze della natura, grazie alla quale i raccolti potevano venire alla luce, importantissimo per l’umanità.

Persefone l’ammirava così tanto, da immaginarsi un futuro identico a quello di sua madre.

Ma non tutto va per il meglio…

Un giorno Demetra si rifiutò di lavorare. Piena di odio e di rancore verso gli umani, mise ben in chiaro ciò che pensava…cioè che non erano al mondo altro che per sfruttarla.

Persefone tentò di porre rimedio… “So bene che siete afflitta, ma non dovete permettere ai vostri sentimenti di interferire con il compito che il sommo Zeus vi ha affidato. Gli uomini, le donne, persino i vecchi saggi e i bambini innocenti… moriranno senza il vostro aiuto!”

Successe tutto questo perchè Demetra si invaghì di un umano… Demetrios, un contadino che portava ogni giorno doni al suo tempio per ottenere un buon raccolto.

Si concesse a questo ma…non era corrisposta… lui sposò difatti Akylina, la fioraia di cui da moltissimo tempo era innamorato…e il cambio di umore della Dea fu la risposta.

Niente e nessuno le poteva far cambiare idea, tanto che si ritirò sull’Olimpo.

Risultati immagini per terra arida

 

La terra si sgretolava con il Sole cocente… Le piante si seccarono…, E la gente ben presto iniziò a morire per fame e per sete…

 

Persefonone non potè che assistere a tutto questo, e osservando gli umani, tra i tanti vide Demetrios, che con un sorriso stava cedendo la sua razione di cibo alla moglie, pregando tutti gli dei affinché le risparmiassero e questa tra le lacrime abbracciarlo…

Fedeltà e amore, commossero Persefone, che corse sull’Olimpo per convincere la madre a tornare….mostrando che nonostante le atrocità che potevano commettere…anche nel più buio dei momenti e nel più oscuro dei cuori….gli umani erano dotati di un sentimento che gli Dei ancora non avevano appreso… “L’amore.” Non potevano capire il reale significato del sentimento se mai lo avevano provato…

Demetra rise amaramente e con uno sgardo pieno di rancore disse: “Amore? Tu, figlia mia, veramente credi che il mortale che mi ha ingannata, preferirebbe dare la sua vita pur di salvare la sua donna? In nome di ciò che tu chiami ‘Amore’?.

“Io non ho notato alcuna menzogna o esitazione nelle sue parole e nei suoi occhi.”

Tutte quante le divinità tacquero, in attesa…

Demetra voleva una dimostrazione…e accettò di dare udienza al contadino.

Persefone confidava nella forza dell’Amore, poiché, sebbene era consapevole di non poterlo provare, sperava fermamente di poterlo almeno ammirare.

Demetrios fu convocato dagli dei….Ma alla vista che ciò che la figlia aveva raccontato era vero…la divinità uccise il mortale con le sue stesse mani…finendo nell’abisso dell’odio e ritirandosi subito dopo, furente.

Persefone a tale scena decise che sarebbe stata lei stessa a sostituire la madre ma…ogni giorno i sensi di colpa la consumavano.

E vedere ogni giorno Akylina recarsi in quello che in passato era stato il tempio di Demetra e che ora fungeva da tomba, per piangere il suo amato e per donargli i fiori più belli che aveva colto, di certo non aiutava.

Un giorno, mentre Persefono piangeva ai piedi di un melograno…un uomo di rara bellezza apparve davanti a lei: alto, lunghi capelli color del grano maturo e dal viso dolce, ma triste, occhi neri e profondi come la notte. Affascinante…ma con un che di strano. “Siete dunque voi, la nuova Dea?” domandò lui, con voce profonda. E dopo un cenno positivo… “Il mio nome è Ade, signore degli Inferi e fratello maggiore del sommo Zeus. Solitamente non mi reco mai in superficie e non faccio nemmeno visita ai miei fratelli e sorelle lassù, sull’Olimpo. Odio la loro compagnia chiassosa ed irritante.”

Presuntuoso ed altezzoso!

Eppure era lì… doveva esserci un motivo… “E per quale ragione onorate il mondo della vostra presenza oggi, oh sommo Ade?” chiese spavalda.

“Sono venuto fin qui per riferirvi un messaggio da parte mia, affermò serio “Siete fastidiosa. Ogni giorno piangete insieme ad una donna per la morte di un mortale. Era forse il vostro amante?”

“No. Io… sono la causa della sua morte.” concluse, con una lacrima che le solcava il volto.

“Ah.” emise Ade, apparentemente scioccato. Il dio dei morti la osservava e lei ricambiava il suo sguardo con fierezza.

“Che dea piagnucolona.” disse infine. Si voltò “Ho proprio sprecato il mio tempo giungendo qui. Non mancherò di fare presente al mio caro fratello quanto incompetente voi siate. Tuttavia. Poiché mal sopporto udire il suono della vostra voce, restituirò ad Akylina il suo amato. Anche perchè non era destinato a quella morte… ed io detesto quando nel mio regno le regole del Fato non vengono rispettate.” Era già svanito senza farla parlare.

Persefone si precipitò nella casa di Akylina, vide Demetrios riabbracciare la sua sposa… Ade gli aveva ridato vita veramente… ma per quale ragione?

Più Persefone ci pensava, meno ne comprendeva il motivo e maggiormente si faceva strada in lei una certezza. Il dio dei morti era certamente orgoglioso e presuntuoso, ma anche molto solo, lei lo aveva percepito fin dal primo istante. Ed era gentile, per quanto potesse sorprendere.

“Come potrei mai fare per sdebitarmi di tanta cortesia?” si chiese la dea e nel medesimo istante agì.

Colse i fiori più belli e colorati e ne fece un bel mazzetto, che infine legò con uno dei nastri rossi che lei utilizzava per acconciarsi la folta chioma bruna.

Quando però giunse all’ingresso dell’Aldilà, si trovò la strada sbarrata dal suo instancabile guardiano. “Chi osa entrare nel regno dell’Oltretomba, quando la sua anima è ancora legata al corpo?” domandò un’enorme bestia famelica. “Insolente ragazzina, imparerai a tue spese a controllare la tua arroganza!” ruggì.

Risultati immagini per cerbero

Il mostro stava per azzannarla, quando una potente voce lo bloccò come un invisibile guinzaglio. “Cerbero, placati!” La bestia non si mosse.

Persefone, nel frattempo, osservò il suo salvatore. Ade, con passo aggraziato ma deciso, le si avvicinò. “Che siete venuta a fare quaggiù? Volevate forse molestare il mio fidato custode?” le sue parole furono accompagnate da una carezza sull’enorme zampa dell’animale.

Ma Persefone porse il suo dono. Il dio strabuzzò gli occhi e posò il suo sguardo svariate volte prima sui fiori e poi sul viso della giovane.

Poiché non si mosse, Persefone parlò. “Sono giacinti, i miei fiori preferiti, mentre al centro del bouquet ho messo delle campanule. A detta degli umani, simboleggiano la gratitudine.” l’ultima parola fu quasi un sussurro…

Risultati immagini per giacinti disegno

Risultati immagini per campanule disegno

 

Lei divenne tutta rossa e lui posò le mani sulle sue e dopo qualche istante le ritrasse, afferrando saldamente i fiori. “Accetto con piacere il vostro dolce pensiero.”

Persefone assisté allora ad un evento incredibile e totalmente inaspettato. Il dio dei morti le stava sorridendo. Con spontaneità. E lei ricambiò quell’espressione di gioia.

“Prego, sommo Ade. Ora perdonatemi, ma devo tornare alle mie mansioni.” Si era già allontanata di qualche passo, quando la divinità la fermò con voce incerta. “Aspettate! Voi… questi fiori….Spero che non daranno noie come la persona che li ha colti.” E svanì nell’Oltretomba.

Persefone si mise a ridere.

Nei giorni seguenti, il dio dei morti si recò ogni dì sulla terra, per farle visita… Ed ogni volta, egli inventava una scusa diversa.

La bella Persefone ormai capiva la sua maschera per celare il suo profondo imbarazzo, e perciò non replicava mai…Si limitava a scusarsi distrattamente per la sua presunta mancanza nei riguardi del dio, e poi lo invitava a sedersi con lei, mentre faceva nascere nuovi germogli o riportava alla vita alberi vecchi e malati.

Quando lui si doveva congedare…Persefone gli regalava sempre un giacinto del suo colore prediletto, il bianco.

I sue si intrattennero via via sempre di più e una volta fino all’apparir delle stelle…

Ma un giorno, Ade non si presentò come suo solito e Persefone non se ne curò troppo inizialmente, intenta com’era a svolgere al meglio i suoi doveri, ma quando l’ora si fece tarda, iniziò a temere per il suo amico.

Che cosa era successo?

A forza di logorarsi al pensiero un dubbio iniziò a insinuarsi in lei… La dea considerava Ade come un amico, eppure era possibile che fosse solo questo?

Decise di avviarsi a cercarlo e  non notò la carrozza nera che si stava celermente avvicinando.

Se ne rese conto solo quando fu troppo tardi.

Lo sportellino s’aprì e una mano la prese per la vita e la caricò a forza al suo interno.

Risultati immagini per persefone

La carrozza sparì subito dopo attraverso uno squarcio nella montagna dalla quale era apparsa.

Solo il mazzolino di fiori di Persefone era rimasto a terra abbandonato, come unica prova di quanto appena accaduto.

Persefone era stata sì obbligata a salire su quella tetra carrozza, ma la mano che l’aveva afferrata apparteneva ad Ade. Quando giunsero negli Inferi, il dio spiegò il motivo del suo strano comportamento. “Il minimo che potessi fare per avervi scocciato tutto il dì ieri, era quello di ospitarvi nella mia dimora stanotte.” disse, camminando nervosamente da una parte all’altra della sua stanza.

Persefone l’osservò divertita.

Di nuovo avvertì una strana sensazione. Decise però di non farci caso. “E per fare ciò, non potevate invitarmi, prima di rapirmi?” chiese ironica la dea. “Io non vi ho rapito! Vi ho semplicemente obbligata ad accettare il mio invito… non potevo rischiare che voi rifiutaste.” mormorò Ade.

“Ebbene, perchè non me lo domandate ora?”

Il signore dell’Aldilà osservò stupito la fanciulla, ma subito l’accontentò. “Mi fareste l’onore della vostra compagnia, stanotte?”

“Accetto con immenso piacere.” fu la sincera risposta della fanciulla.

Venne servita una lauta cena, ma prima che si potesse iniziare a consumarla… “Aspettate, non potete farlo! Non ancora… non prima che vi abbia parlato di un fatto di vitale importanza, per me.”

La dea rimase in attesa di udire la voce del dio che, ormai ne era certa, le aveva rubato il cuore. “Non dovete nemmeno sfiorare il cibo proveniente dall’Oltretomba, perchè se ne mangerete, anche solo un boccone, non potreste mai più abbandonare codesto luogo infausto, tetro ed infelice… Eppure, desidero con tutto il cuore che voi mangiate qualcosa, fosse anche solo un misero chicco d’uva, voglio che lo addentiate. Perchè così facendo, sareste legata a questo luogo… a me, in eterno. Ma io m’illudo. Come potreste mai voi, che rappresentate la vita stessa, innamorarvi della Morte? Voi appartenete al Sole, al mondo variopinto e gioioso che sta sopra di noi, non certo a questo infausto loco. Mio fratello aveva ragione, non sarei mai dovuto venire in superficie…”

“Cosa vi disse il sommo Zeus?” Le parole della fanciulla, per quanto soavi e leggiadre come il tiepido vento primaverile, scossero l’animo del dio come una tormenta, facendogli rievocare ricordi infelici.

“Ricordate il giorno in cui ci incontrammo per la prima volta? In verità, quel dì, che mai dimenticherò, non ero giunto sulla terra per le ragioni che voi credete. Io vi conoscevo già. Oh sì, vi conoscevo e vi ammiravo da lontano da tanto tempo. Eppure, benché abbia il pieno controllo sui morti, non trovavo mai il coraggio per parlarvi, per raggiungere in qualche modo il vostro cuore. Non ero nemmeno in grado di sorridervi, di regalarvi un gesto che potesse farvi intendere il mio amore. Così, a causa della mia codardia, mi limitai a guardarvi da quaggiù e, ogni volta che ridevate, il mio cuore provava un sussulto. Ma per quanto tentassi, sapevo di non potermi avvicinare a voi, e come potevo? Quando quel giorno vi vidi così triste e afflitta, per l’ennesima volta, a causa di quel mortale, qualcosa in me si ruppe. Capii che dovevo fare qualcosa, che dovevo aiutarvi, poco importava se voi in seguito non mi avreste più degnato di uno sguardo. E quando, finalmente, mi decisi e mi presentai al vostro cospetto, tutte le mie sciocche paure svanirono. Non mi sarebbe più importato di finire nuovamente nell’ombra, ora che avevo assaporato la dolcezza della luce. Ma voi, oh voi mi avete stupito! Siete tornata da me, con un mazzo di fiori! Da allora mi illusi che forse anche voi avreste potuto provare lo stesso amore che io nutrivo nei vostri confronti. Per tale motivo venivo ogni giorno da voi. Inizialmente, lo ammetto, nel vano tentativo di conquistare il vostro indomito cuore libero, ma poi non più. Non più per un sì futile motivo! Venni da voi per godere della vostra allegria, della vostra gioia di vivere e del vostro sorriso, che era in grado di rendere me, Ade signore indiscusso della Morte, indifeso e spaesato come un bambino. Ma Zeus, il mio potente fratello, mal sopportò questo mio atteggiamento. Proprio ieri, dopo il nostro lungo incontro, mi obbligò a presentarmi dinnanzi a lui e lì, al cospetto tutti gli dei, mi accusò di incoscienza ed insubordinazione. Secondo lui, io non solo stavo mancando ai miei doveri di dio della Morte, ma stavo anche tentando di deviare voi dal vostro compito. E poi… mi ordinò di non tornare mai più sulla terra, e mi proibì di incontrarvi ancora.”

A quelle parole Persefone impallidì. “Per questo vi ho rapita. Ora che l’ho fatto, mi sento felice. So bene che voi non accettereste mai di diventare la mia compagna, tuttavia sentivo prepotente in me la necessità di dirvelo. Adesso, siete libera di andare.”

Rivelare in modo così aperto i propri sentimenti non era cosa facile per una divinità solitaria come lui. Persefone osservò attentamente il cibo che si stagliava dinnanzi a lei. C’erano proprio tutti i suoi frutti favoriti, dal melograno all’uva, dal pistacchio alle ciliege.

Gli occhi azzurri della dea si posarono poi sull’ambiente circostante. Sebbene tetra e apparentemente inospitale, la stanza di Ade era ricolma di tutti i fiori che lei gli aveva donato in passato. In un bel vaso di fiori, poi, posto proprio al centro della stanza, vi si trovava il bouquet di giacinti e campanule che lei aveva confezionato la prima volta che si era incontrata col bel dio.

Infine, le sue iridi si posarono su Ade, e legato al suo polso destro vi era il nastro rosso per capelli che la ragazza aveva utilizzato per legare il mazzo di giacinti e campanule.

“Mio caro amico. Conosco bene le leggi che governano questo regno e non le temo. Luogo infausto, dite voi? Tetro? Infelice, l’avete definito? Eppure io non vedo altro he fiori, centinaia, migliaia e forse anche più dei miei amati giacinti bianchi come neve. E poi… ci siete voi.”

A quel punto, la dea giocherellò con una ciocca di quei capelli che le ricordavano in modo impressionante il suo amato Sole.

“Sapete, inizialmente mal sopportavo la vostra presenza. Vi credevo freddo e distaccato, altezzoso ed arrogante, incapace di provare sentimenti e di riscaldare gli altrui cuori. Ma adesso…”

“Adesso?” domandò speranzoso e preoccupato al tempo stesso Ade.

“Adesso mi rendo ben conto che quelle sono per davvero le vostre doti principali. Tuttavia, sono conscia del fatto che non esiste al mondo luce più vitale per me, di quella che sapete donarmi voi con la vostra sola presenza.”

Detto ciò, Persefone afferrò un frutto di melograno, proveniente dalla stessa pianta che tempo addietro li aveva fatti incontrare, e ne osservò rapita il colore.

Risultati immagini per albero di melograno

“Io non temo la Morte e neppure l’ira di Zeus. Ciò che più temevo…”

“Cosa temete, mia signora?” chiese Ade..

“Ciò che temevo, e che ora non temo più, era di non provare mai in vita mia l’ebrezza dell’Amore. Ma adesso, è ben altro ciò che mi spaventa…Io ho paura di svegliarmi domani e di non rivedere mai più il vostro dolce sorriso. Temo, molto più che la Morte, di non poter più udire la vostra voce canzonatoria che mi deride per la mia leggerezza. Tremo al solo pensiero, di venire separata dall’Amore che ho tanto a lungo cercato e che ora si trova dinnanzi a me.”

A quel punto, senza più alcuna esitazione, Persefone addentò sei semi di melograno.

Ade era rimasto incantato dalle sue parole e dal suo gesto, ed i suoi occhi, per la prima volta da quando esisteva, provarono la gioia di versare lacrime di felicità.

“A questo punto vi chiedo, mia amata, di parlare ancora una volta, poiché le mie orecchie hanno il disperato bisogno di udirlo dalle vostre dolci labbra: mi amate, dunque?”

“Vi amo con tutta la mia anima e con ogni fibra del mio corpo.” rispose decisa lei.

“E… desiderate diventare la mia sposa?” Persefone diede la sua risposta, con voce rotta dall’emozione…

“Solo ad una condizione…”

Quella stessa notte, Persefone si unì in matrimonio con Ade, dio dei morti e signore dell’Oltretomba, e ne divenne la moglie.

Divenne il Sole dell’Aldilà, la reincarnazione della Morte dolce e serena.E lo è tutt’ora.

Per sei mesi all’anno, ella si allontana dal suo amato per adempiere al suo compito, ovvero, vegliare sulla vita degli uomini e della natura.

“Io sono la dea delle messi ed ho un impegno ed un debito nei confronti dei mortali. Senza di loro, infatti, non avrei mai potuto incontrare te, amore mio.” aveva detto quella notte di tanti anni fa.

Ed Ade aveva accettato e persino Zeus si era dovuto ricredere, in quanto quella fanciulla si era dimostrata più forte di quanto pensasse e suo fratello maggiore, il temibile dio dei morti, più tenace di quanto credesse.

E da allora così fu, per sempre.

Risultati immagini per autunnoRisultati immagini per inverno

 

Quando Persefone è nell’Aldilà con Ade, le foglie cadono e le piante si seccano e muoiono, benché ella sia felice e lieta. Questi mesi noi li chiamiamo Autunno e Inverno.

Risultati immagini per primavera

Risultati immagini per estateMa quando la dea torna sulla terra, nonostante il suo cuore pianga e si spezzi, balla e danza allegramente e allora il suo sorriso fa sbocciare i fiori e i nuovi germogli escono dalla terra. Questi sei mesi noi li conosciamo come Primavera e Estate.

Perchè non sempre le cose sono come appaiono…

Risultati immagini per persefone e ade

E voi che ne pensate?? Grazie per aver letto la super lunga leggenda!

La fonte da cui l’ho presa è qui –>mondoautentico

Un bel po’ di leggenda sono riuscita a cambiarla, ma per lo più l’ho voluta lasciare così e citare la fonte…per lasciarvi godere questa bellissima storia!

Quale sarà la vera versione? La leggenda del papavero o questa?

A-fruttidiboscoblog

1 COMMENTO