La leggenda del pane dei morti.

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“Potranno anche essere bravi loro!”

“Un lavoro?”

“Era ora che si levassero ti torno!”

Sono qui sdraiato sul prato, le pecore che pascolano e il venticello che scuote i rami del grande melo sopra la mia testa.

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Questa mattina il buon vecchio ha tossito così tanto, che non capisco come faccia a opporsi al rimedio di Anna.

“Un po’ di buon sidro e via!”

“No, il sidro è per voi giovani! Io ormai sono temprato!”

Stessa frase, stessa famiglia…i miei fratelli che sempre mi hanno rinfacciato il loro gran da fare! La loro importanza nel buon commercio.

“Ah! Quando sono partiti per girare il mondo! Finalmente niente seccatori!”

Tutti a darmi contro perchè mi piace rimaner sdraiato sulla tenera terra appena arata a non far nulla, se non a guardare le pecore….

“Non puoi per sempre rimanere a curar pecore”

Prima o poi me lo sento che dal nulla un folletto mi farà visita.

Una borsa piena d’oro o un anello magico…

“Mi venderei l’anima per tal fortuna! Altro che lavorare!”

Ben presto il ragazzo si accorse che era giunto il momento di crescere e quando il vecchio morì, lasciando da solo lui e le quattro pecore si accorse che il fuoco non riusciva più a porgergli il solito calore, il pane non bastava più e un lungo periodo di carestia lo avrebbe travolto.

“Figliolo…tieniti lontano dal male, usa il cervello e non fare brutte azioni di cui in seguito potrei pentirti”.

Ebbene…è così giunto il momento di partire verso il vasto mondo!

“Con il mio flauto festa farò, suonar per voi potrò, che sia una festa, un ballo o un funerale, io vi farò ballare!”

Si mise in cammino, con poco o niente, il suo flauto e dal suonare dello strumento riuscì a ricavare abbastanza soldi per mangiare poco o niente…

Ma vi fu un giorno che ammirando un vecchietto che stava per essere seppellito in una piccola bara di legno, i morsi della fame si fecero sentire.

“Una giornata e non ho guadagnato niente…che fame!”

E la stanchezza lo prese, senza accorgersi del calar del sole…

Quando la luna fu alta nel cielo la madre del vecchietto ritornò e depose un pane e una brocca d’acqua sulla tomba del figlio.

Si pensava tempo fa che i morti per il loro viaggio verso il Paradiso avessero bisogno di cibo e bevande per non perdere la buona strada…

Quando la donna si fu asciugata le lacrime e se ne fu andata silenziosamente, il ragazzo ch enel frattempo si era svegliato e aveva osservato il fatto… afferrò il pane e la brocca e fuggì.

Pane, Pittura Di Luce, Still Life, Cibo, Autunno

“Tanto gli uccelli lo avrebbero divorato ugualmente”.

E così da quel giorno andò avanti rubando il cibo ai morti….

Ma non è tutto oro quel che luccica…

Quando addentò il settimo tozzo di pane un forte vento si levò e la luce della luna illuminò una misteriosa figura avvolta dall’oscurità e il ragazzo si immobilizzò lasciando cadere il pane.

E.O. Hoppé - Man and shadow, London, 1934

“Ah, ragazzo, raccogli quel pane e non ti fermare. E’ da molto tempo che osservo ciò che fai…rubare il pane ai morti…sopratutto ai bambini rende più facile loro trovare la strada che porta al mio caldo focolare…vorrei proporti un contratto…Ogni volta che un bambino verrà sepolto e le campane suoneranno, in quella sera stessa tu dovrai mangiare il pane deposto sulla tomba. Io ti darò tanto oro e argento quanto tu potrai desiderarne. Ma non prima che tu mi abbia procurato mille piccole anime”

“Mi spiace, ma non posso accettare, l’oro di cui necessito è abbastanza per smettere di vagabondare…ma di mille piccole anime non voglio sentir parlare, sono troppe.”

“Non c’è problema, facciamo cento”

Il ragazzo aggrottò le sopracciglia.

“Ma vuoi fargli del male?”

“Male? Tu quando senti il caldo del caminetto o gusti un buon cibo caldo..senti dolore? Ed è forse male che un viandante guadagni una stufa per scaldarsi?”

“Non credo…ma qual’è il tuo nome? Chi sei e da dove vieni?”

“Quante domande…” disse la figura con un sorriso maligno.

“Io sono il Padre del Calore…ebbene cento anime e non dimenticare di muoverti al suono delle campane”

E così fu.

{<3} MOOOOOOON:

Tre anni dopo…

Continuo a sentir paura per loro a ogni rintocco che sento…mangio il pane e prego perchè loro non si sentano persi e vengano accolti dal Padre del Calore

Alla centesima anima, l’ometto tornò…

“Perfetto, anche se la Morte è stata un po’ lenta negli ultimi anni…sai ci hai impiegato più tempo…ma questo è il denaro promesso. Quando lo avrai terminato, non avrai che da ritornare sotto ad una pianta di pioppo e dire: Anime, anime dei morti, datemi ancora i vostri panini. E allora le foglie del pioppo cadranno a terra e quante foglie saranno cadute, tante monete tu potrai portare a casa”.

Depose una borsa colma d’oro e sparì nel nulla….

“Finalmente la vita potrò gustarmela anche io!”

Costruì un castello dalle enormi stanze animate dal suono di flauti e violini, accolse tantissime persone e diede continue feste, ma questo non impedì che la tristezza prendesse il ragazzo…

Nobile, Castello, Palazzo Imperiale Hofburg, Ricchezza

Al 24esimo rintocco del grande orologio ospitato nella sala principale, tutti i giorni, i servi depositavano cento panini su piatti d’oro, successivamente allineati su una bianca tovaglia, insieme a una brocca d’acqua.

Caffè, Legno, Tavolo, Di Legno, Espresso

“Per quale strano motivo è usanza del castello?”

E a ogni domanda…

“Questo è il pane dei morti.”

Niente più, niente meno…

“Che nessuno di voi tocchi niente, al posare dei piatti, e che tutti facciano silenzio”.

E giunse il giorno in cui, una volta che tutti si congedarono, si recò al boschetto dei pioppi vicino ad un ruscello, si fermò sotto le fronde e disse: “Anime, anime dei morti, datemi ancora i vostri panini”.

Il vento si elevò e le foglie caddero come predetto dall’ometto oscuro…e toccate terra si trasformarono in monete d’oro.

“Monete, monete, non avrò più la paura della povertà!”

Raccolse tutto e tornò a casa.

Ma al suo entrare nella grande sala, dove ancora acqua e pane era esposto…un vento gelido si fece sentire spegnendo tutte le candele, facendo scricchiolare il grande soffitto e le porte si aprirono di scatto.

Persona, Uomini, Teatro, Sipario, Tappa, Umano

Cento anime, cento bambini, apparirono,

Tutti per mano avanzarono verso il padrone del castello..

“Restituiscici il nostro pane!”

Il ragazzo con la bocca aperta subito rispose…

“Prendetelo pure, c’è del pane per ognuno di voi”.

“Questo non è il nostro pane e questa non è la nostra acqua. Il nostro pane era bagnato dalle lacrime delle nostre madri, e l’acqua delle brocche era mescolata con quelle lacrime. Non possiamo mangiare questo pane che non è bagnato di lacrime”.

Per disperazione e paura grosse lacrime iniziarono a scorrere sul volto dell’uomo, che avvicinandosi alla grande tavola finì per bagnare il cibo e le anime così non esitarono un attimo, avanzarono e afferrando acqua e pane, si raggrupparono vicini gli uni agli altri…

“Ora sì che pace troveremo”

E così si conclude una triste storia…e voi direte…che successe dopo?!

Fantasmi, Gespenter, Spooky, Horror, Anime, Creepy

Ebbene…non tutto è così semplice…La mattina seguente i servi e gli ospiti del castello entrarono nella grossa sala e trovarono il padrone del castello morto sulla sua poltrona. Candele spente, panini e brocche scomparse…

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