La gentilezza paga

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Rieccomi qua con Small things great emotions, la rubrica che rivaluta le piccole cose. Oggi in realtà si parla di una grande cosa: la gentilezza.
 
Solito pezzo buonista? Assolutamente no, perché quello che scrive è il primo che dovrebbe imparare a controllare le proprie reazioni. Non è semplice ma il risultato è vincente.
 
Nel mondo contemporaneo, tra personaggi pubblici che urlano e insulti in tv e sui social, sembra che la gentilezza sia una debolezza. Chi è gentile sembra noioso e fragile.
 
La legge del taglione la fa da padrone, come la teoria della faida. Meglio porgere l’altra guancia? Non è nemmeno questo il senso.
 
Mesi fa lessi un articolo di Valentina D’Urso, docente di psicologia generale all’Università di Padova dove la psicologa sosteneva: «In questi ultimi anni dominano valori come successo, soldi, potere». «La gentilezza è intesa come amorevolezza e generosità, ma anche come buone maniere. Al contrario chi ha successo e denaro lo fa pesare non accettando le regole della gentilezza: formale (non esibire) ed emozionale (non umiliare)».
 
Mai nulla di più vero e lo si vede ogni giorno sui media, spesso specchio fella società: ci si comporta in modo da mettere a tacere chi parla piano e si esprime in modo articolato. A dominare sono ignoranza e cafonaggine.
 
Questo perché si considerano gentilezza ed educazione un segno di debolezza e non

qualcosa che possa renderci più forti. La gentilezza, ad esempio, può aiutarci a ottenere risultati migliori lavorando in team. E lavorare in team è fondamentale e anche chi non lo fa, prima o poi, dovrà farlo. Inoltre, un atto cortese fa bene a chi lo riceve e all’intera società.

La gentilezza ha due risvolti: Da un lato la buona educazione formale e l’osservanza delle regole sociali. In parole povere il galateo. Dall’altro lato, cosa più importante, l’altruismo e la generosità vera e propria, la sostanza insomma.

Non è assolutamente facile essere gentile, specie con chi lo meriterebbe ben poco, ma può essere spesso una carta vincente, strategica. Inoltre un atto cortese e altruista fa bene a chi lo riceve e a chi lo compie oltre che alla società intera.

È dimostrato che la salute ne guadagna, essere cortesi e ben disposti verso il prossimo fa bene al cuore. Uno studio italo-americano dei ricercatori del National Institute on Aging di Baltimora ha preso in esame 5.614 sardi di età compresa fra i 14 e i 94 anni e ha verificato che i soggetti dotati di un temperamento più competitivo, tendono a sviluppare più facilmente un ispessimento delle carotidi e, quindi, il rischio di arresto cardiaco anche del 40% a prescindere dagli altri fattori di rischio. Quindi, meno aggressività, riduce la probabilità di malattie cardiache.

La gentilezza è contagiosa perché smonta l’aggressività altrui e migliora le prestazioni sul lavoro e i rapporti sociali. Inoltre la presenza dei neuroni specchio, quelli dell’empatia, scatena l’emulazione.
 

Spesso la gentilezza risolve le liti, anche quelle che possono diventare violente. Questo perché ha un effetto spiazzante, al contrario dell’aggressività che richiama aggressività. 

Nel lavoro poi la gentilezza vince su tutti i fronti, a partire dalla selezione del personale, dove viene scelto più spesso il candidato con alti livelli di gradevolezza, a volte anche a scapito di competenze e capacità.

Poi nel lavoro in team, dove la gentilezza dà ottimi risultati. Studi dinostrano che quanto i membri del team si sentono trattati bene dal leader,  con equità, gentilezza, e considerazione, i risultati sono migliori, sia a livello di coinvolgimento che di performance individuale e collettiva.

Da non dimenticare, infine, come insegnando ad applicare gentilezza e cortesia si combatte uno dei fenomeni più fastidiosi tra i più piccoli: Il bullismo.

Insegnare ai bambini la gentilezza fa bene innanzitutto a loro stessi (i bambini gentili sono sempre i più popolari). Con la gentilezza i bambini imparano a capire le emozioni e la prospettiva degli altri, si arricchiscono e aiutano a combattere lo spiacevole e dannoso fenomeno del bullismo che infesta molte scuole.

Qualcuno potrebbe obiettare che donare gentilezza a chi non ricambia è fatica sprecata. In realtà non è così, la gentilezza innesca una specie di effetto domino, in quanto le comunità umane sono regolate dal meccanismo della reciprocità, che scatta per favori e cortesie.

Qui la causa di tutto sono ancora una volta i neuroni specchio. Questi neuroni generano i meccanismi alla base di empatia e contagiosità della gentilezza. Essi spingono a cogliere le emozioni altrui ed imitarne le azioni.

Se ho di fronte una persona che sorride, i neuroni specchio mi spingeranno a imitare questo tipo di comportamento e sarò ben disposto. Resta però il fatto che la contagiosità dipende dall’apprendimento e quindi se mi hanno insegnato a essere ben educato, io metterò in atto quel comportamento molto più spesso, quindi la gentilezza e la cortesia vanno anche insegnate.

 
SMALL THINGS GREAT EMOTIONS