La forza

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LA FORZA – vivi adesso in questo momento!
misure : 100X70
tecnica: mista su tela

di Rosanna Cerutti
Fotografo.: Gianni Bonanni
serie tarocchi – arcano n° 11


Opera tutelata e depositata su Patamu con numero licenza 26329

Vi lascio ad Emanuela Celli Ferrari che vi spiegherà il significato di questa figura: la forza, la costanza. il credere in qualcosa e andare fino in fondo, il segno del Leone..buona lettura


La Forza


Astrologicamente la Forza corrisponde al segno del Leone. La parola ebraica è CAPH. Rappresenta la mano dell’uomo semichiusa; dà l’idea di forza e vitalità. La mano è l’immagine del potere perché può prendere e donare ed è il simbolo del dominio e della generosità.
Il suo valore numerico è 11, cioè 1+1= 2. Quindi torniamo al principio della dualità e dell’opposizione. Questo arcano rappresenta la lotta interiore, il conflitto dell’uomo con se stesso, la vittoria dello spirito sulla materia. La lama rappresenta una giovane donna bionda che, senza sforzo apparente, domina il leone e gli tiene aperte le mascelle. Questa idea della Forza quale virtù cardinale, si allontana dall’immagine d’Ercole appoggiato alla clava e rivestito delle spoglie del leone. L’arcano XI non presenta il valore fisico dei muscoli, ma l’esercizio di una potenza femminile più irresistibile nella sua dolcezza di tutte le manifestazioni di forza brutale.
La belva, incarnazione di forza indisciplinata e di veemenza passionale, è il Leone divoratore dello zodiaco, il cui ritorno annuale segna l’epoca in cui il Sole, diventato bruciante, inaridisce ed uccide la vegetazione. Il Leone è vinto dalla Vergine (l’Imperatrice, arcano III), della quale ha fatto maturare le messi. Nonostante la sua ferocia, non è un animale malefico. Lasciato a se stesso prende, divora e distrugge con rabbia; ma tutto cambia quando viene domato perché, come la Sfinge nera del Carro, rende grandi servizi a chi lo sa dominare. Quindi non è il caso di uccidere l’animale, anche nella nostra personalità, come fanno gli asceti.

Il Saggio rispetta tutte le energie; anche quelle pericolose, perché pensa che esse esistono per essere captate ed utilizzate in modo giusto. Non bisogna disprezzare ciò che è inferiore; anche gli istinti meno nobili sono utili perché rappresentano lo stimolo necessario di ogni azione. La padronanza vitale esige che le forze tendenti al male vengano modificate in energie benefiche. Ciò che è vile non deve essere distrutto, ma reso nobile trasformandolo, come il piombo che bisogna saper elevare alla dignità di oro. Tale regola è applicabile in tutti i campi.
E’ inutile pretendere da tutti gli uomini il bene, la virtù, il disinteresse, il compimento del dovere. L’egoismo, in tutte le sue forme, rimane il principio di questo mondo; il saggio comprende tutto ciò, ne trae profitto, e tiene conto del Diavolo per costringerlo a collaborare, sia pure controvoglia, alla Grande Opera.
Questo è l’insegnamento dell’arcano XI.

La maga che realizza in questo modo il suo programma di iniziazione, si chiama INTELLIGENZA. E’ la Fata alla quale dobbiamo le conquiste della scienza e i progressi della civiltà. Senza l’intervento della Forza, nella quale si fondono l’Imperatrice e la Giustizia, gli egoismi individuali si opporrebbero ad ogni vita collettiva.
Quando ognuno pensa solo a se stesso, la nazione è in pericolo; se resiste all’attacco degli appetiti individuali, è grazie all’intervento dell’Anima razionale, simboleggiata nei Tarocchi dalla Donna che vince la Bestia. La Regina, che domina le energie in rivolta, è vestita dei colori della Papessa: abito azzurro e mantello rosso. Ma l’azzurro della Forza è l’azzurro chiaro dell’Imperatrice. Il verde appare nelle maniche come in quelle della Giustizia , ma si associa al color giallo. La domatrice del leone, infatti, s’ispira all’idealità più alta (arcano III) e regge la vitalità (verde), attraverso la mediazione della luce coagulata (giallo), conformemente all’ordine universale (arcano VIII).

Analoga a quella del Bagatto, l’acconciatura della Forza ha la forma di un otto coricato, il simbolo dell’infinito. Il cappello del Bagatto è più semplice di quello della Forza: non ostenta né la corona, né pennacchio cangiante, perché il potere spirituale (corona) si acquista soltanto esercitandolo, ed il sapere pratico non è innato.
Il Bagatto ha la capacità di acquisire tutto, ma può disporre delle sue potenzialità soltanto dopo essersi istruito nella sua carriera iniziatica. A questo punto l’arcano undici rappresenta l’ideale che è possibile raggiungere. L’uomo saggio può disporre di una forza immensa, se pensa giudiziosamente e se il suo valore individuale si identifica con la Verità Suprema.
Domerà la violenza con la dolcezza; nessuna brutalità potrà resistergli, purché egli sappia esercitare la potenza magica cui deve aspirare ogni vero adepto.

Impariamo a dominare in noi stessi il leone delle passioni dominatrici e degli istinti egoistici, se aspiriamo alla Forza veramente unica e superiore a tutte le forze! Sotto il profilo divinatorio la Forza rappresenta l’energia psichica: ragione e sentimento uniti per sottomettere l’istinto. Verbo individuale, irradiazione del pensiero. Volontà che proviene dall’individuo. Simboleggia il trionfo dell’Intelligenza sulla brutalità. Significa virtù, coraggio, calma. Forza morale che si impone alla forza brutale ed alle passioni egoistiche. Padronanza assoluta di se stessi. Anima forte. Natura energica, attiva. Lavoro, attività intelligente. E’ un carattere vivo, ardente. Al negativo significa impazienza, collera, temerarietà. Vanteria, fanfaronate, sgarberia, crudeltà, furore.

Ora meditiamo con la Forza:
“SIA LA COSTANZA LA TUA VERA FORZA: NON CEDERE MAI SE CIO’ CHE FAI E’ GIUSTO PER TE! IN QUESTO MODO VINCERAI GLI OSTACOLI”.
L’iniziato ha varcato un’altra porta ed ora è in un nuovo giardino, dove tutto sembra ancora più luminoso. Luce, forza, potenza. E proprio il desiderio di forza e potenza sono le virtù da acquistare. La nuova lama, la Forza, gli parla:
” Rinnova la tua energia, la tua forza; devi rendere te stesso più resistente, più potente. Devi fare del tuo nuovo io qualcosa di molto grande, di immenso, che niente e nessuno possa distruggere. Chiuditi nella tua fortezza interiore, vi troverai energia e vitalità immense. Il tuo coraggio aumenterà nelle prove della vita: esse ti vengono date per verificare la tua forza interiore, per accrescerla. Acquisterai la capacità di vedere e percepire ciò che agli altri è negato e la tua nuova energia, resa più luminosa, sarà una fonte di aiuto per chi ti vive accanto. E’ presente in te il leone ruggente: non devi distruggerlo, ma farlo tuo schiavo, dominarlo, usare la sua forza a tuo vantaggio, renderlo sensibile al tuo richiamo. Sappi che tu puoi”.

TU PUOI: queste parole rimangono nel cuore dell’iniziato; sono parole forti, piene di energia, hanno il potere dentro: il fuoco della volontà creatrice, per lui qualcosa di nuovo che non conosceva. Qualcosa di grande, che lo attira come una calamita e di cui non può più fare a meno.
Due nuove virtù nascono in lui: si chiamano determinazione e dolcezza. La fanciulla della lama è la Vergine pura e creatrice: donna, amica, madre, sorella compagna, amante; racchiude in sé tutti questi personaggi, equilibra tutte queste figure unendole in una sola: ciò che si chiama IDEALE.
La giovane non è fragile. Nonostante le apparenze doma il leone, è forte e tenera insieme. Trasmette al giovane le sue virtù: sensibilità, tolleranza, comprensione, percezione istintiva, coraggio, audacia, forza e capacità di domare la belva ai suoi piedi. Il leone davanti a lei non è aggressivo, la conosce; noi non dobbiamo temerlo, ma renderci conto che egli rappresenta una parte fondamentale di noi stessi: la nostra forza interiore, la nostra capacità di affrontare gli ostacoli, la nostra aggressività.

Il Leone parla all’iniziato:
“Io ti sono amico, sono con te; sono la parte sconosciuta di te stesso, il lato oscuro della tua personalità, ma sono anche una parte molto importante: il tuo lato aggressivo, che ti sarà indispensabile per affrontare le difficoltà della vita. Per questo non devi temermi: insieme io ti dono l’energia necessaria per lottare e per raggiungere i tuoi obiettivi”.
Udite queste parole l’iniziato si rende conto che deve imparare ad equilibrare le forze negative e positive della sua personalità e ad esse deve aggiungere un’altra dote che ancora gli manca: la semplicità d’animo, che nel mondo non pare avere importanza, non sembra mai venire considerato molto. Ma è la forza del puro, che non si cura molto di ciò che gli altri pensano di lui, segue la sua anima, il suo istinto e il mondo non può nulla contro di lui. Tutto diventerà più facile per lui; imparerà ad essere se stesso, non avrà timore dell’ignoto, delle novità, non avrà paura di rischiare, vorrà osare nella vita, perché conosce le proprie capacità e le pone al servizio degli obiettivi da raggiungere: egli saprà essere un vero guerriero. Per diventare tale dovrà, però, anche comprendere che non siamo un’isola, non possiamo essere niente senza il nostro prossimo; il confronto con gli altri ci aiuta a maturare e a crescere, a vedere chiaro in noi stessi e fa diventare la nostra mente più aperta. Capire che non dobbiamo porre a noi stessi limiti assurdi: impariamo a diventare dei possibilisti, senza temere nulla, neppure il dolore che ci viene da esperienze sbagliate. Capire che la dignità è la base del rispetto verso noi stessi, ed è una delle cose che ci distinguono dalle bestie. Provare la tensione verso la conoscenza, ammettere che ben poco sappiamo, imparando l’umiltà e con essa accettando di conoscere la verità e di accostarci ad essa.
Il giovane guarda il viso della fanciulla; quegli occhi limpidi gli fanno ricordare di essere solo, di non avere nessun compagno con sé, nessuno con cui condividere gioie, dolori, difficoltà. Gli pesa, ora, questa solitudine e si rende conto che dovrà porvi rimedio. Non ora, però, in un momento più propizio. Si guarda intorno, si sente un poco perso. Poi la vergine gli sorride, perché sa benissimo che sarà la nuova guida a rivelargli nuove verità; essa lo spinge sul sentiero, ma egli si attarda. Indugia ancora, perché non vuole abbandonare quel paesaggio così sereno, tranquillo, luminoso; sembra presagire che all’apertura della nuova porta troverà qualcosa di completamente diverso. Ma è obbligato a continuare. L’iniziato si guarda intorno un’ultima volta; questa pace lo commuove, lo fa sentire sicuro, ma sa che non può fermarsi. Alla fine del sentiero rivolge un ultimo saluto alla fanciulla e spinge la dodicesima porta.

Autore: Emanuela Cella Ferrari