La finestra

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La finestra

di Maria Rosa Oneto 

La finestra sul mare scioglieva fantasie di fiori.
Un concerto all’orizzonte sbriciolava arcobaleni e gabbiani in amore su vele distese.
Spruzzi d’acqua mi bagnavano la fronte e il riflesso del sole acceccava il cuore.
Rimiravo la bellezza della Natura, del Creato, e quell’orgoglio di vento che mi sbatteva in faccia tutto il suo clamore.
Dal balcone spalancato, la processione delle barche si accompagnava all’odore di pesce. Remi all’unisono colpivano la superficie con battute rapide, veloci.
Respiravo l’azzurro e la maestosità di un albero maestro che spariva in controluce.
Amavo, al largo delle reti, abbandonare il pensiero e quei ricordi frastornati che mi scoprivano bambina con i capelli bianchi e una veletta nera appoggiata di traverso sulla nuca.
Dell’infanzia conservavo una bambola con una zazzera bionda e la frangetta sbarazzina tenuta insieme da una cuffietta bianca.
Speravo ancora che prendesse vita, che potesse parlare guardando il mare all’imbrunire; con quegli occhi azzurro perla dove tutto il mio passato stava rinchiuso.
La finestra sul mare, dalla quale ero fuggita da tempo era stata serrata, bloccata a doppia mandata.
Mi restavano il sapore del sale e quel sogno senza senso lasciato andare alla deriva.
Mai quella bambola avrebbe parlato, tornando a ritroso con la fantasia. Recuperando attimi, spezzoni di esistenza scomparsi dalla memoria.
Il mare se l’era portata via e con essa, un frammento di dolore, spento in un catino.