LA FIGLIA DEL MERCANTE DI SETA di Dinah Jefferies. Recensione di Maria Cristina Pazzini

0
749

La storia di due sorelle, nate da un matrimonio tra una donna vietnamita e un uomo francese, fa da sfondo al racconto, il cui fulcro è il tormentato contrasto tra l’amore per il Paese natio, il Vietnam, e l’educazione francese impartita in famiglia. Due civiltà così diverse, ma complementari, si intrecciano e si scontrano con vigore nella vicenda ambientata durante il conflitto d’Indocina del 1952.

Tra odio e vendetta, guerra e distruzione, sboccia una bellissima storia d’amore che, percorrendo i difficili sentieri della vita, supera gli antichi attriti e dona agli eventi un tono di speranza. Fatti accaduti anni prima, taciuti e nascosti con cura, vengono fuori e sorprendentemente saranno il collante tra i personaggi della vicenda, che a fine conflitto si ritroveranno in un’unica verità.

Bella la descrizione del piccolo negozio di seta dove la protagonista si rifugia nei momenti di solitudine, in cui la ragazza cerca una via di uscita dal dramma che la circonda, il fruscio della seta, i ricchi ricami e i vellutati colori delle pezze lasciati lì per anni, riprendono vita tra le mani della giovane donna, trasmettendole una dolce serenità.

Il libro, scritto con dovizia di particolari e impercettibili sfumature di colore e di profumi, descrive la vita nei Paesi in cui la colonizzazione ha portato qualcosa di buono, ma anche tanta devastazione e incertezza interiore, soprattutto nella nuova generazione, che matura un solo scopo, quello di riconquistare la libertà per il loro Paese e le proprie tradizioni.

Dinah Jefferies nata a Malacca, in Malesia, ha vissuto in Inghilterra fin dalla giovane età, è un’autrice amante degli scenari vicini a quelli della sua infanzia, di cui riporta le calde atmosfere, come nel romanzo “Il profumo delle foglie di tè” ambientato a Ceylon e nel libro “La figlia del mercante di seta” oggetto della recensione.

Maria Cristina Pazzini