La Fiera di S. Lucia a Lecce, storia, tradizione e significato esoterico del presepe

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Una storia antica quella della Fiera di S. Lucia a Lecce, che affonda le sue radici nella prima metà del secolo XVI.

presepe-lecce Dal 1500 la Fiera preannuncia l’arrivo del Natale e rappresenta per tutti un appuntamento imprescindibile con i personaggi ed i luoghi legati alle realtà contadine del nostro  territorio. Nella fantasia popolare la storia della nascita del Cristo diventa invece un racconto ricco di personaggi e di situazioni, che trova la sua espressione nella forma del Presepio che molti di noi in questo mese allestiscono nelle proprie case e la cui origine si fa risalire a San Francesco d’Assisi. Queste semplici statuette di terracotta o di altro materiale sono in grado di raccontarci una storia molto più complessa e profonda di quanto appare in superficie. Oggi vi diamo una lettura diciamo così “esoterica” del Presepio, precisando subito che si intende parlare dal punto di vista di quello che è il simbolismo tradizionale, senza voler entrare nella dimensione religiosa e specificatamente cattolica del fatto.presepe In un Presepio in genere troviamo la grotta in cui il Bambino è deposto nella mangiatoia, tra Maria e Giuseppe, e riscaldato da due animali sempre presenti, l’asino e il bue, vicino alla grotta non possono mancare i pastori con le loro greggi e gli Angeli che li chiamano per adorare il Bambino, mentre in disparte fino al giorno dell’Epifania, vi sono i tre Magi con il loro corteo di servitori e di animali. Iniziamo dalla grotta, un simbolo universale: essendo all’interno della terra o di una montagna la grotta è simbolo del Centro del Mondo ed è per eccellenza il luogo della nascita e della ri-nascita, il centro spirituale del macrocosmo che è l’universo, poiché il tetto della grotta rappresenta il cielo e il pavimento la terra, essa non è molto dissimile dalla grotta dei Misteri di Mithra. La grotta rappresenta anche centro del microcosmo che è l’uomo, nella quale per la tradizione vedica ha sede l’Atma, il Principio cosmico. Per il suo essere un “luogo della nascita o ri-nascita” la grotta è anche una figura che ricorda l’utero materno. Come tutti i simboli anche la grotta presenta un duplice significato: essa è il luogo dei morti e la porta degli Inferi, la regione dei mostri e dei draghi, e sono i draghi che custodiscono il tesoro che l’Eroe deve conquistare uccidendo il guardiano.presepe-1 Nella grotta il Bambino è riscaldato da due animali domestici: l’asino e il bue, due tranquille bestie la cui presenza in una stalla è assolutamente normale. Un importante simbolo bivalente è rappresentato dall’asino, animale malefico per alcuni, simbolo di oscurità, ignoranza e morte; in India è la cavalcatura del Re dei Morti, in Egitto è l’animale di Seth, il Dio del Caos primordiale, signore della terra arida che si oppone alla fertile terra nera ai lati del Nilo, e lo stesso Seth è raffigurato proprio con la testa di onagro, l’asino selvatico che vive nel deserto. L’asino rappresenta a livello microcosmico la sensualità ed i bassi istinti dell’uomo, come tale è al centro del racconto iniziatico di Apuleio nel racconto de ” L’asino d’Oro “. Esso ha però un aspetto positivo, bianca era l’asina su cui il Cristo entrò in Gerusalemme nel giorno delle Palme, alla quale corrisponde l’asino che porta sulla groppa gli oggetti sacri nei Misteri di Dioniso, infine secondo Pindaro è il nobile animale che gli Iperborei sacrificano al Sole-Apollo, aspetto positivo quello invece del bue che si contrappone al toro, simbolo della forza temibile dei re e degli Dei, l’animale pacifico usato nel tiro del carro e dell’aratro, simbolo di bontà e di tranquillità, animale tanto sacro per i greci che il sacrificio per eccellenza è l’ecatombe, letteralmente significa “il sacrificio di cento buoi”. In India è simbolo della sapienza, in linea con il pensiero indù, per lo pseudo Dionigi il bue è l’animale che scava con l’aratro nella terra che è l’uomo, i solchi che ricevono la pioggia vivificante della sapienza.re-magi Poi in tutti i presepi non mancano di certo gli Angeli annunziatori, un chiaro riferimento all’emanazione dell’Uno manifestatosi nella caverna. Più complesso risulta spiegare il simbolismo legato ai pastori. Il pastore è la guida del gregge degli agnelli e per tale ragione è identificato con il Re o il Sacerdote, colui che conduce il popolo, ma anche un livello superiore simbolo del Vegliante, del sapiente che vigila nella notte e conosce il percorso della luna e delle stelle, e quindi sa riconoscere le fasi del tempo. Solo colui che veglia nella notte e conosce i segni del cielo può ascoltare il richiamo degli Angeli e riconoscere che Colui che è nella mangiatoia è la Via da seguire, che occorre rifarsi bambino per trovare la strada che porta alla terra perduta, animali simbolo sono gli agnelli del gregge per l’offerta sacrificale, il cui nome è simile a quello di Agni, il Dio vedico del fuoco e del sacrificio. Ultimi a comparire sulla scena del Presepio i Re Magi, nel testo di Matteo non sono riferiti i loro nomi ed il loro numero, che in testi non canonici dei secoli successivi varia da due fino a dodici, ma la tradizione del Presepio in modo sapiente sceglie il numero tre e i doni offerti al Bambino sono sempre gli stessi, cioè l’oro, l’incenso e la mirra. I tre doni sono riuniti nella religione ebraica nel rituale dell’offerta di incenso a Jahweh: la tavola d’oro delle offerte viene prima unta con mirra purissima e poi su di essa si brucia incenso.the_magi_henry_siddons_mowbray_1915 Ognuno dei doni ha però di per sé un significato ben preciso: l’incenso è l’aroma che si offre agli Dei, l’oro è prerogativa dei Re e la mirra è la sostanza che rende incorruttibile il corpo del defunto preservandolo per l’eternità. Essi quindi rappresentano il triplice stato del Bambino che è nato nel Centro del Mondo che è la grotta: Egli è un Dio, un Re e un Uomo immortale. Da un punto di vista macrocosmico il Principio Creatore, al quale sono propri gli attributi di divinità, potenza ed eternità, si manifesta come luce nella tenebra del caos equilibrando le opposte forze del Bene e del Male. A livello microcosmico il Presepio rappresenta l’anima che rinasce dopo l’iniziazione, la nascita da Vergine perché la rinascita spirituale è inversa a quella materiale, è un “ritorno nell’utero” che si attua passando attraverso la morte, il Rinato splende di luce essendo divenuto egli stesso Sole e può richiamare a sé le potenze psichiche che gli appartengono e dalle quali si è separato per passare attraverso l’oscurità della disgregazione, per purificarsi e rinascere Uno. La conferma del suo reale compimento sul piano iniziatico è nel triplice attributo che riceve come Dio, Re ed Immortale.

Raimondo Rodia