LA CURA DAL BENESSERE. UN FILM DI GORE VERBINSKI

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LA DANZA DELL’ANGUILLA

 

Un giovane e rampante broker finanziario viene incaricato dal consiglio dell’azienda per cui lavora di riportare in sede uno dei soci fondatori sparito ormai da diverso tempo tra i monti svizzeri in un’esclusiva SPA. L’incarico sembra semplice quanto impellente visto che a causa dell’assenza del sig. Pembroke l’azienda rischia un rovinoso fallimento. Il giovane Lockhart, da poco reduce da un lutto in famiglia che gli porta via il solo parente che gli resta, rimane subito inquietato e impaziente di lasciare la misteriosa clinica in cui Pembroke è ricoverato. Il film si apre in maniera sublime, perfetta e inquietante la colonna sonora, le location e persino il cast sono ben studiati e presentati. Impeccabile il giovane Dane DeHaan, che riesce a incarnare la decadenza dei millennials americani, anche solo con la sua fisionomia spettrale ed emaciata, un giovane vecchio “cinico vampiro” in perfetta armonia con la popolazione ormai anziana e sgraziata della clinica. Interessante anche l’interpretazione di Mia Goth della misteriosa bimba/ragazza, affetta da un grave ritardo psichico.

Ottimo anche  Jason Isaacs nel ruolo del temuto e carismatico direttore della clinica. Affascinante la leggenda che avvolge la clinica stessa, come un’anguilla infida e minacciosa. A dispetto di tutto questo, il film ricco di promesse e di reali momenti di suspense, angoscia paura e terrore, si dirige verso un epilogo sconclusionato, al di là del lontanamente plausibile senza spiegare assolutamente nulla. Una pellicola che aveva tutti gli elementi per essere memorabile che crolla mestamente su sé stessa come un fragile castello di carte.

Eleonora Panzeri