La civiltà di Pietra nel Salento: dolmen, menhir, storie e leggende

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Anche in Italia esiste una civiltà della pietra molto sviluppata ed ancora visibile. La Stonehenge italiana esiste ed è nel Salento, dove si concentra una vera e propria presenza sia di megaliti che di pisoliti, vale a dire grandi e piccole pietre che raccontano la nostra storia arcaica. Il Salento ha ereditato dalle civiltà preistoriche una grande concentrazione di dolmen, menhir, specchie, menanthol. Gli enigmatici dolmen, parola celtica composta da dol (tavola) e men (pietra) proprio per la loro forma, sono sparsi un pò ovunque.

C’è chi afferma che sono monumenti funebri, chi pensa che venissero usati per i sacrifici; l’entrata del dolmen è posta sempre ad est, che per gli uomini primitivi era il punto cardinale più importante essendo il punto dove ogni mattina sorge il sole, astro importante per la vita del nostro pianeta e considerato al pari di un dio in molte religioni antiche. Ancora più misteriosi sono i menhir, sempre dal celtico men (pietra) ed hir (fitta o lunga). Anche questi megaliti, dalla forma fallica, segnano in molti casi il passare delle stagioni mentre alcuni fungono da grosse meridiane. come per il dolmen, anche nei menhir le facce più larghe sono orientate est-ovest. Le specchie sono grossi cumuli di pietra che formavano delle vere e proprie torri di avvistamento nei luoghi più alti del territorio.

Nel Salento leccese esiste un altro megalite: il menanthol (pietra forata)la risposta femminile al menhir. Men ( pietra ) an ( col ) thol ( buco ). Un esemplare è posto al centro della chiesa di San Vito, una chiesina di campagna a Calimera, dove ogni anno a pasquetta si svolge il rito propiziatorio legato alla fertilità: cioè l’attraversamento della pietra forata. Questi culti spesso rappresentano simboli misterici di iniziazione ad una religione legata agli antri bui e nascosti del territorio. Riti religiosi e culti pagani sono legati al fanatismo o alla pratiche magiche: tarantismo, streghe, maghi, fattucchiere.

L’elemento fondamentale che contraddistingue il Salento nasce da una religiosità popolare che si presenta come un intreccio di credo e magia, di cristiano e pagano, di arcaico e moderno. Questo elemento caratterizzante è l’uso della danza e della musica in funzione ora cerimoniale, ora terapeutica; un’arte che rimanda, con la propria ricca simbologia, a miti e archetipi lontani, comuni del resto ad altre civiltà mediterranee. I racconti tramandati dagli avi salentini seduti intorno al fuoco del caminetto andrebbero visti con gli occhi della credenza popolare e della magia.

Che dire poi dei muretti a secco che delimitano i confini di proprietà, una volta segnavano le centuriazioni romane, oppure seguivano le strade e poi ancora Paiare e Furnieddhi costruiti con la pietra a secco simili al tholos greco da cui proviene la parola trullo, ma che nel Salento assomigliano ai nuraghi sardi ed altro ancora, come i mitici Massi della Vecchia, enormi megaliti sparsi in un oliveto, con le leggende legate appunto alla Vecchia una strega, moglie dell’Orco Nanni, il mitico tesoro di chiocciole d’oro, il letto e lu Furticciddhu, le ninfe ed i pastori, le leggende legate ad Ercole, che qui lascio l’impronta nella roccia del proprio piede. Un invito a tutti voi a conoscere meglio questa straordinaria terra ai confini sud-est d’Italia, magari facendovi accompagnare da una guida esperta come me.

Raimondo Rodia