La chiesa ed il culto di Sofia a Felline

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Ci troviamo di fronte ad uno dei misteri gnostici che il Salento spesso ben nasconde. Il culto di Sofia, lo Spirito Santo ( Sapienza ) oppure saggezza come affermano i greci, il suo nome si pronuncia sew-fee’ah in Greco, è conosciuta come Chokmah in ebraico, Sapientia in latino.

In qualità di Dea della saggezza e del fato molti sono i suoi volti spesso nascosti attraverso le tante madonne nere cattoliche ( Madonna di Loreto, di Tindari, Oropa e quella polacca di Częstochowa ) per nascondere il femminino divino, la madre di Dio dei cristiani gnostici.

Sophia è l’anima femminile della divinità giudaico cristiana, sorgente di puro potere. Pochi luoghi del Salento sono contrassegnati da essa. Ricordo la sua presenza nei dipinti di Santo Stefano a Soleto, nelle storie della chiesa non più esistente di Santa Sofia a Bagnolo del Salento, che riprende nello stemma cittadino la sirena bicaudata, che richiama l’Uno, il luogo di Luce da dove proviene ( il Pleroma ). Oggi scopriamo perchè proprio a Felline questo culto inizialmente forte, si sia man mano diluito e quasi sparito come la chiesa che lo ricorda.

In un tempo remoto questo luogo fu artefice prima di culti pagani legati all’adorazione di Pan e del luogo cultuale ad esso legato, la grotta del Ninfeo. Poco più di 2000 anni fa un marinaio portò il segreto della venuta di Tammuz anche in Salento, il cui culto si diffuse in tutto l’oriente mediterraneo, inclusa la Grecia, dove prese il nome di Adone.

Grazie alle tante scoperte archeologiche sappiamo che i culti legati al dio Dumuzi babilonese e Tammuz in ebraico, si possono ricostruire con molta precisione. Tammuz è associato alla dea della fertilità Astarte, Ishtar, la cui morte e risurrezione rappresentava il periodico rigenerarsi della vegetazione a primavera. Tra le rappresentazioni di Dumuzi è particolarmente conosciuta quella del dio pastore. Qui torna fortemente la figura di Pan, con l’implicazione che il marinaio che apprende da un passeggero della nave la storia del Dio visto sulla croce del Golgota, portatore del messaggio di Dio ( Gesù ) che si fa uomo per risvegliare la scintilla divina salvata nell’uomo dallo Spirito Santo ( Sophia ).

Il messaggio partito da Gerusalemme arriva dritto alle isole greche dello Ionio e poi subito dopo in Italia proprio in questo luogo dove vi era l’antico porto di Ugento al tempo dei Messapi e poi dei Romani.

Quello che rimane oggi dell’antica chiesa dedicata a Sofia, sono solo brandelli delle mura dell’abside, con i resti di un affresco riguardante il Crocifisso al centro del catino absidale. Dai documenti sappiamo che la chiesa esisteva già nel XV secolo ed in un altro documento scopriamo che nel 1518 si fa menzione di un uomo di Felline, Benedetto Cicero, come fondatore della chiesa. La collocazione extra moenia, cioè fuori dalle mura cittadine ci racconta come già detto che l’antica città di Felline non era collocata nell’attuale centro storico cinto da mura.

Tornando alla chiesa, la maggior parte di essa si trova sotto la piazzetta antistante e sarebbe logico predisporre una campagna di scavi archeologici. Dei dipinti oggi appena visibili si intravede una crocifissione che ha perduto la vera fisionomia per i continui ritocchi che ci sono stati nel corso degli anni da parte di gente non esperta. Ai due lati probabilmente nel settecento con tecnica diversa dall’affresco sono stati dipinti i due santi patroni di Felline : Sant’Antonio da Padova e Santa Deodata di Nicea.

Iniziando col solstizio d’estate veniva celebrato un periodo di lutto nell’Antico Vicino Oriente, i Babilonesi ritenevano che l’accorciarsi delle giornate e l’attenuarsi della calura estiva coincidesse con la “morte” del dio e celebravano un “funerale” che durava sei giorni. Sophia l’archetipo perfetto dell’Umanità Deificata, in altre parole è il modello perfetto della Creazione ideale preesistente nel pensiero divino, Dio Padre e Madre.

Nel caos iniziale della creazione, per vincere le tenebre la sapienza si rivela per illuminare l’oscura coscienza dell’uomo, facendovi brillare una Luce, quella scintilla divina che ogni uomo porta in sé per grazia dell’Altissimo, quella presenza di Cristo nell’umanità. Ovvero il Sole che sorge per illuminare coloro che sono nelle tenebre.

Un misto di mito, religione, gnosticismo, filosofia, un segreto che ancora pochi comprendono.

Raimondo Rodia

* Le foto per gentile concessione di Tebaldo Verardi.