La chiesa di San Salvatore a Sanarica

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Dopo aver svelato le bellezze sotterranee della cripta sotto la chiesa matrice di Sanarica, ci apprestiamo a scoprire i segreti della chiesa di San Salvatore.

Accompagnato sempre dal mio amico Fabrizio Marrocco a distanza di poco tempo torno a Sanarica a scoprire un altro luogo magnifico, stavolta però non siamo soli, appuntamento al municipio per incontrare il sindaco Salvatore Sales e l’assessore alla Cultura Cosimo Damiano Rizzelli, che ci scortano e ci aprono questo magnifico scrigno d’arte.

Naturalmente all’esterno noto subito le tre absidi ed una monofora sul lato sud-est che sicuramente nasconde un gioco di luce all’interno, in un dato giorno dell’anno da scoprire. San Salvatore a Sanarica è uno scrigno di arte e cultura con i suoi preziosi affreschi e dipinti murali risalenti a diverse epoche.

Un Santo vescovo, una Trasfigurazione incredibile nel catino dell’abside centrale con il Cristo al centro ed il profeta Elia e San Pietro ad osservare ai due lati.

I settecenteschi San Giuseppe da Copertino e Sant’Antonio da Padova nelle altre due absidi. Tutto il ciclo Cristologico ed un magnifico Gesù ipnotico e ieratico dipinto su la colonna.

Prima di affrontare la bellezza dei dipinti all’interno della chiesa, osserviamo fuori i resti di un fonte battesimale rotto in due pezzi con la parte superiore a forma di triangolo come la base.

Un magnifico manufatto in pietra forse una volta al centro della chiesa. Nel rito greco il neonato veniva fatto immergere interamente nell’acqua.

Iniziamo il nostro reportage della chiesa che ha un impianto basilicale con tre navate, tre absidi, orientata con ingresso a Ovest e altare a Est. Sul lato Sud si aprono due entrate una tamponata e l’altra con una finestra squadrata più in alto ed una monofora isolata.

Come sempre graffite nella pietra le firme dei pellegrini con iscrizioni in greco.

Siamo ora all’interno della chiesa, in un angolo del pavimento scoprendo delle lastre di pietra messe in modo posticcio, scopriamo l’antico cimitero della chiesa.

Fino all’editto di Napoleone di Saint Cloud che intimava di costruire i cimiteri fuori dalle mura cittadine ( extra moenia ) erano proprio le chiese a custodire i resti mortali.

Mentre con rispetto alziamo queste pietre che ci portano dentro l’Ade, si ha l’impressione che i santi affrescati all’interno ci guardano ed ammoniscono con severità.

In una stanza affiancata al lato nord della chiesa di San Salvatore a Sanarica vi sono i resti mortali di alcuni uomini e donne della famiglia Basurto, nobile famiglia meridionale feudataria di Alliste, Felline, Racale e Sanarica. In un angolo anche l’altare della chiesa non più al suo posto.

L’impianto architettonico sembra copiare la cripta posta in piazza Martini a Sanarica, con una divisione non più esistente tra Bema e Naos ma intuibile. Molto si potrebbe raccontare di questa magnifico esempio di chiesa di rito bizantino con il prothesis, locale adibito alla preparazione del vino e del pane che servivano durante la liturgia eucaristica il diaconicon in cui si conservavano i vasi sacri e altre suppellettili liturgiche.

Ma passiamo velocemente a trattare i dipinti presenti in chiesa, sono veramente tanti ed emozionano ancora oggi che sono sbiaditi ed aggrediti dal tempo.

La trasfigurazione nel catino centrale delle tre absidi, in un angolo quel che resta di una Natività in cui riconosciamo S. Giuseppe ed una tenera lavanda del neonato, un santo vescovo benedicente che sembra osservare chi entra in chiesa, frammenti di un annunciazione sulla parete della navata destra, come appare incredibile il particolare che si è salvato di uno dei Re Maghi a cavallo, dove l’occhio arriva tutto è meraviglia. Ed ecco un Cristo al centro con il cugino Giovanni Battista ed un altra figura acefala ai suoi lati con angeli chini sulla destra.

Seguono come dentro un film, il battesimo, un angelo, la crocifissione, le Pie donne al sepolcro ed ancora Cristo che attrae Adamo fuori dall’Ade, in un particolare di quella che è un Anàstasi, un tema iconografico dell’arte bizantina, rappresentante la resurrezione di Cristo e discesa agli inferi. Questo tema è presente con frequenza nelle icone della Chiesa Ortodossa.

Sempre facenti parte dell’Anàstasi troviamo le figure di Davide e Salomone antenati del Cristo ed un magnifico serpente tentatore.

Troviamo forse poi un San Cristoforo a rafforzare l’idea di una chiesa greca ed il viaggio verso Betlemme. Colpisce in un sottarco la ieraticità di un santo monaco e naturalmente il Cristo con il nimbo crocesignato, con il particolare del libro aperto tratto da Giovanni VIII, 12 ” EGO SUM LUX MUNDI… “.

Una ricchezza ed una bellezza da apprezzare e custodire con cura.

Raimondo Rodia

* Condivido con voi oltre le foto a corredo dell’articolo, più giù troverete altre foto in fondo all’articolo, un montaggio delle tantissime ( qualche centinaio ) di foto che ho scattato in forma di video.