La chiesa dell’Addolorata in Galatina, arte, storia e tradizioni

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Manca ormai poco all’inizio della settimana santa, con i suoi riti e la grande partecipazione di pubblico che segue con molto interesse questi riti. Il venerdì, che precede la Domenica delle Palme è il giorno in cui si aprono i riti e si entra nel clima della Settimana Santa. A Galatina la chiesa dell’Addolorata, in pieno centro, raccorda le due piazze principali di Galatina.confratello1 La chiesa retta da un importante confraternita è una chiesa barocca facente parte del centro storico di Galatina. Edificata intorno al 1710, come testimonia l’iscrizione posta sulla facciata, fu voluta dalla Confraternita dell’Addolorata, sorta, come nel caso della Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio, in seguito allo scioglimento dell’antica congrega di Santa Caterina da Siena. Il prospetto principale è scandito orizzontalmente da una cornice modanata e verticalmente da paraste. A Galatina la Madonna Addolorata viene festeggiata con una piccola festa nella Chiesa a lei dedicata. Una festa piccola, ma molto sentita, perchè da questa chiesa parte ed arriva la processione cittadina della mattina del Sabato Santo e qui ha sede la più numerosa congrega della città. Tra le poche bancarelle, protagoniste con il loro sordo rumore sono le ” Trenule ” in questi giorni, tutti i cittadini manifestano grande sensibilità verso la Madonna e in silenzio si avvicinano ad essa, questo silenzio viene spesso interrotto dal tipico suono appunto delle “trenule”, che sono delle tavolette su cui vengono montate della manigliette che con un movimento del polso emanano un suono acuto, somigliante al gracidare delle rane in uno stagno. I bambini in particolare, provavano gran gusto a riprodurre il terremoto descritto dal Vangelo, facendo un gran fracasso con le trenule (o trozzule) raganelle in italiano.Madonna-Addolorata Ma non facciamoci distrarre, torniamo alla chiesa, nel registro inferiore si aprono due semplici portali, dotati di architrave, con una nicchia finemente intagliata, posta nel mezzo della facciata, che accoglie la statua dell’Addolorata e reca l’iscrizione latina: ET TUAM IPSIUS ANIMAM PER TRANSIBIT GLADIUS. Il registro superiore è movimentato da volute di raccordo laterali, su cui sono collocati vasi colmi di fiori e dal fastigio chiuso da un’aggettante cornice posta a sostegno del timpano spezzato. La chiesa all’interno presenta un impianto ad aula rettangolare con la volta finemente decorata da stucchi e decorazioni pittoriche. Nella seconda metà del XX secolo è stata in parte modificata la zona della sacrestia sulla sinistra, creando un ambiente della chiesa a cui si accede dal portale aperto su piazza Alighieri. Di grande interesse è la monumentale macchina dell’altare maggiore in pietra scolpita e intagliata nel 1716. Nella nicchia centrale trova posto la statua lignea dell’Addolorata, mentre ai lati sono poggiate su plinti le sculture lapidee di otto santi legati alla devozioni della Confraternita: san Filippo Benizi, sant’Antonio da Padova, san Pietro Apostolo, san Paolo Apostolo, santa Caterina da Siena, santa Giuliana Falconieri, san Pasquale Baylon e santa Chiara. Alla sommità dell’altare è inserita una tela raffigurante la Crocifissione di Cristo sulla quale primeggia la figura dell’Eterno Padre benedicente. Databili alla seconda metà del XVIII secolo sono una serie di dipinti ad arredo della chiesa: quattordici piccole tele con le scene della Via Crucis e sei ovali raffiguranti la Presentazione di Gesù al tempio, la Fuga in Egitto, la Disputa di Gesù fra i dottori, Gesù sulla via del Calvario, la Deposizione dalla croce e la Sepoltura. Nella contro-facciata trova posto l’organo ottocentesco, collocato su un palco poggiante su colonne in pietra leccese riccamente scolpite e decorate. Inoltre nella chiesa sono conservate le statue della Vergine Addolorata e di Cristo morto insieme a quelle di santa Gemma Galgani e san Gabriele dell’Addolorata. Da segnalare una statua in cartapesta che rappresenta il legionario romano che flagellò il corpo di Cristo conosciuto nella tradizione popolare come “Pati Paticchia” dal greco “Pathos” (patire , soffrire). Ora si trova tristemente in un locale accanto alla chiesa. La statua in cartapesta dal nome strano ” Pati Paticchia ” avrebbe bisogno di essere riparata e restaurata a causa della sua vetustà, ma particolarmente per l’abbandono ed i danni che la statua ha subito da parte dei fedeli. Questa statua una volta veniva esibita il giovedì santo, all’interno della chiesa dell’Addolorata a Galatina, ma quest’esposizione negli anni 70′ dello scorso secolo fu vietata, perché la gente che andava a visitare il sepolcro si scagliava contro la statua percuotendola con pugni ed alcuni con aghi o chiodi, oppure con altri strumenti che nel corso del tempo hanno creato danni irreversibili alla statua, volendo così punire indirettamente chi aveva fatto soffrire il Figlio di Dio. Ora giace abbandonata in una stanza accanto alla chiesa, sarebbe bello rivederla di nuovo nel suo splendore originario, per poter così tornare dall’oblio in cui l’hanno dimorata, al suo vecchio posto in chiesa.

Raimondo Rodia