La Chiesa della pace a Montescudo

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Montescudo e la Chiesa della Pace 

È dura in tempo di quarantena per chi ama la natura e le curiosità del territorio. Oggi vi parlo di un posto che ho avuto l’occasione di visitare in una domenica primaverile tempo fa, a due passi da Rimini: La Chiesa della Pace presso,Trarivi di Montescudo.

Per chi non è di queste parti, Montescudo è un piccolo paese lungo lo spartiacque tra il Fiume Conca e il Marano nell’entroterra Riminese.
Il suo nome antico era Rio Alto, poi divenne Mons Scutulus, Montescudolo, Montescutello ed infine col Regno d’Italia nel 1862, Montescudo.
 
Il Monte che lo sovrasta, il Monte Godio gode di un panorama molto ampio, che spazia dal pesarese al ravennate, tanto che pare che nelle giornate molto limpide si intravvedano le cime dei monti dell’Istria. Io non le ho mai viste, ne conosco nessuno che le ha viste.
 
Dopo esser stato il primo avamposto durante il periodo romano del percorso che, sulla tratta tra Rimini e il passo del Furlo, portava a Roma, nel X secolo ecco nascere il primo castello.
 
Nel 1233 i Montescudesi giurarono fedeltà al Comune di Rimini, sottraendosi all’obbedienza dei Signori di Urbino e divenne oggetto nei 2 secoli successivi di sanguinose battaglie tra i Malatesta, Signori di Rimini e i Montefeltro di Urbino.
 
Dopo il dominio papale Montescudo raggiunse l’apice del suo splendore sotto Napoleone. Questo in quanto, durante la campagna Napoleonica in Italia, quando anche la Romagna venne invasa dai francesi, il 6 febbraio del 1797, una delegazione di Montescudesi si recò a Rimini con l’intento di omaggiare Napoleone Bonaparte.
 
Questi, una volta capite le ambizioni liberali dei paesani disse: “Montescudo è degno della bandiera francese”. Insignì il gonfalone del Comune dei colori della bandiera di Francia e lo diede in regalo a Montescudo. 
 
E così durante Repubblica Cisalpina nel 1798, il paese fù terzo Cantone del Dipartimento del Rubicone, nonché Distretto Territoriale, e gli furono assegnati vari uffici quali: la Leva il Censo, la Pretura, il Catasto, l’ufficio Postale e altri uffici di primaria importanza.
 
Dopo la caduta di Napoleone nel 1815, Montescudo ebbe una fase di forte decadenza, poi nel 1818 tornò comune, aggregandosi il Castello di Albereto e le Parrocchie di Trarivi e S. Maria del Piano.
 
Questa è in breve la storia di questo luogo immerso nei territori malatestiani con le sue fortificazioni, le sue rocche, le due Chiese antiche e il suo paesaggio incantevole fatto di calanchi, crinali, pendii, boschi, coltivazioni e viti.
 
È qui che passeggiando ho percorso un tratto tra il Santuario di Valliano e la Chiesa della Pace, un percorso naturale e volendo anche spirituale. Il Santuario appare immerso tra gli ulivi, lungo il costone, più in basso rispetto alla Chiesa.
 
Sapendo che è visitabile su richiesta non mi sono azzardato ad entrare ma documentandomi scopro essere della seconda metà del ‘400, ma costruito sulle fondamenta di un edificio medioevale più antico, la Chiesa medievale di S. Maria Succurrente, di cui restano i muri sotto l’attuale basilica.
 
Scopro che Il 3 luglio 1465 la basilica fu eretta canonicamente da parte del Capitolo Lateranense e quindi apparteneva giuridicamente alla Basilica Lateranense come attesta la pietra sopra la porta d’ingresso che riporta ”Sub jurisdictione Basilicae Lateranensis quae omnium ecclesiarum caput et mater est”. 
 
Nell’anno 1491 fu affidata ai Padri Domenicani di S. Castaldo in Rimini. La costruzione quattrocentesca è ad ampia navata e sono presenti all’interno, per chi avesse piacere di visitarla, dei notevoli affreschi di autori ignoti e a temi teologici che riportano la Maternità di Maria e il Libro Sacro.
 
In seguito ho proseguito lungo la salita su via Valliano che ad un certo punto diventa via Ca Renzo e arrancavo su una strada asfaltata ma piuttosto ripida, non ero in gran forma in quel periodo, ma pensavo, un po’ di movimento non fa male e la natura spingeva con i suoi profumi e il canto degli uccelli.
 
Raggiunto un piccolo gruppo di case, apparve sulla sinistra una cappelletta bordata di azzurro con dentro una statua della Vergine in ceramica. Proseguii oltre ed arrivai all’incrocio con la provinciale dove svoltai a sinistra in direzione Montescudo paese, presso Trarivi.
 
Ricordo che la vidi spuntare la Chiesa, un campanile in lontananza e, dopo aver svoltato, trovai l’ingresso ad un parco pubblico sulla sinistra, entrai e iniziai a camminare tra gli ulivi. Dopo un po’ spuntò l’antica Chiesa, in buona parte distrutta. In pratica di questa rimane parte del campanile, i muri perimetrali e parte della facciata. 
 
Campanile Chiesa della Pace di Montescudo
Il recente restauro ha reso questo edificio singolare e affascinante, la restrutturazione si è limitata a ciò che è rimasto, lasciando monco l’edificio fa capure chiaramente cosa rappresenta, è simbolicamente associato alla Pace, ed è simbolo di fratellanza tra i popoli. 
 
Il sole filtrava tra i muri antichi di questa Chiesa che ne ha viste e subite di tutti i colori. Qui si è combattuta una delle battaglie più cruenti della seconda guerra mondiale, qui passava la Linea Gotica. A testimonianza un museo a tema visitabile su richiesta.
 
La Chiesa della Pace di Trarivi è stata dunque prima un’antica pieve, per poi diventare, dopo il restauro, la “Chiesa della Pace” dedicata alla fratellanza dei popoli che da queste parti si sono duramente combattuti durante la seconda guerra mondiale.
 
In origine la Chiesa medievale di Trarivi, già Abbazia Benedettina (SEC.IX) o Chiesa medievale di S. Pietro “inter rivos”, era stata costruita sopra un tempio dedicato agli idoli, di cui oggi restano le fondamenta.
 
Subì una prima trasformazione nel 1775 quando fu alzata e trasformata in chiesa rinascimentale-barocca. E questa struttura ssrebbe apparsa a noi oggi.
 
Poi però vennero i giorni del settembre 1944 che portarono distruzione ovunque in zona e la Chiesa perse tutta la struttura e sovrastruttura settecentesca tra cui le colonne, i capitelli, gli archi e i fregi.
 
La croce simbolica
Tuttavia sotto le macerie si salvò la solida muratura medievale in ciottoli, mattoni e pietre da taglio alle porte e agli angoli.
 
Il progetto di restauro ha tenuto conto del simbolo che si è voluto dare a questo luogo, lasciando il cielo aperto dove prima c’era l’ampia volta a botte, lasciando gli altari in pezzi. Lasciando infine una croce ricavata da due travi del tetto crollato e un altare eretto con due pietre scelte tra le macerie. Tutto studiato, insomma, in funzione di ciò che si vuole la Chiesa rappresenti.
 
Nei locali interni, è stato collocato il Museo Storico della Linea Gotica Orientale, che raccoglie una vasta e importante collezione di reperti bellici e di foto scattate, dai soldati-fotografi inglesi sui campi di battaglia.
 
Si narrano le terribili quattro settimane di durissimi combattimenti per la conquista di Rimini, che si svolse tra il 25 agosto e il 29 settembre 1944, durante la risalita dal Metauro fino al Rubicone degli alleati contro i nazisti arroccati.
 
Una strana sensazione osservarla, ci sono i secoli della Pieve e la distruzione di quella che ad oggi rimane per fortuna l’ultima grande guerra, quasi un un’ammonimento a non ricascarci.
 
Decisi di proseguire la mia passeggiata dirigendomi verso Montescudo, passarci a piedi non è stato come le decine di volte che ho visto questi luoghi dal vetro della mia auto o scendendo direttamente dall’auto al centro del paese.
 
È stato un punto di vista diverso che mi ha permesso di gustarmi questo luogo in modo più attento e intenso. Cosi dopo 2 km ho raggiunto Montescudo, uno dei castelli malatestiani, con parte delle mura, quelle rivolte a nord, ancora intatte e in buono stato.
 
La città di Rimini e la costa viste da Montescudo
Salita la scalinata, osservata la Torre Civica che, anche se non sembra, è del 1200, sono arrivato in cima mi sono goduto il bel panorama che spazia da San Marino, al mare, alla Valconca, poi sazio negli occhi e nell’animo me ne sono tornato all’auto dopo una bella passeggiata primaverile che mi ha lasciato un bel ricordo.
 
A volte non occorre andare chissà dove per passare qualche ora e scoprire meglio qualcosa che si pensa di conoscere, ma che in realtà si conosce poco. E le scoperte sono piacevoli.
 
 L.D.