La chiamata di Visnu

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Un romanzo interminabile, quello di Michela Rivetti, che ho appena finito di leggere con fatica.

Una giovane archeologa si reca nel sud dell’India per partecipare a uno scavo archeologico, in qualità di assistente di due professori.

Un viaggio durante il quale avrà modo di ritrovare amici e paesaggi che aveva incontrato negli anni precedenti e in cui vivrà momenti surreali.

Si ritroverà, infatti, a combattere in mezzo a Naga, Gandharva, Rakshava e Yaksha, a riportare alla mente frammenti di una vita precedente. Un incontro tra culture differenti in cui vengono a galla alcuni principi e valori universali.

La trama procede con un ritmo troppo lento, l’autrice si sofferma a lungo sui particolari rendendo difficoltosa la lettura, anche a causa dell’uso spropositato di nomi difficili da leggere e da ricordare.

Personalmente non amo interrompere a metà la lettura di un libro, anche quando questo non mi coinvolge. In questo caso devo dire che la tentazione di sospenderlo è stata davvero molto forte.

Secondo me il romanzo andrebbe rivisto nella sua totalità, snellito parecchio per renderlo più incalzante, più ritmato, in modo da far sì che l’attenzione del lettore sia sempre alta.

L’autrice Michela Rivetti ha parecchie potenzialità: la scrittura denota una profonda conoscenza dell’India e della sua cultura. La forma è buona, a parte qualche piccolo refuso sfuggito qua e là, i vocaboli utilizzati mettono in luce una proprietà linguistica notevole.

Le caratteristiche per diventare un’ottima scrittrice, pertanto, ci sono ma, a mio modesto avviso, occorre una maggiore attenzione sull’impostazione della trama, sugli intrecci, sui colpi di scena.

Non è il numero di pagine a creare un buon romanzo, bensì il modo in cui le parole si incontrano, giocano tra di loro, si abbracciano, si lasciano.

Buona fortuna!

Elvira Tonelli