La casa della moschea

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La casa della moschea
Kader Abdolah
traduzione : Elisabetta Svaluto Moreolo – Traduzione dal neerlandese.

Nella postfazione del romanzo si precisa che questo libro ha un forte richiamo autobiografico.

Il fulcro della narrazione è la dimora adiacente alla moschea, una grande casa impregnata di cultura e antiche leggende. Attraverso il racconto della storia di un’influente famiglia persiana, il cui personaggio principale è Aga Jan, ricco mercante di tappeti a capo del bazar di Senjam e patriarca della casa secolare, si scopre una fede dal volto umano, in forte antitesi con il fondamentalismo musulmano

L’atmosfera quasi fiabesca e di tranquillità del vivere, si infrange con lo scoppio della rivoluzione contro il governo corrotto e filo-americano dello scià, che subito dopo sfocia nella rivoluzione e instaurazione della teocrazia degli ayatollah.

Gli sconvolgimenti, che si abbatteranno su una terra in passato viva e pulsante, vengono annunciati profeticamente da un’invasione di formiche nell’incipit del romanzo
La piccola cittadina di Senjan è lontana sia dalla modernizzazione filo-occidentale imposta dallo scià sia dall’intransigenza che pervade la roccaforte degli ayatollah di Qom.

Proprio da Qom proviene il giovane imam Ghalghal, che chiede la mano di Seddiq e sostituisce il papà della giovane, l’imam Alsaberi, dopo la sua morte improvvisa.

Se dapprima sembra che la moschea abbia finalmente trovato una guida forte, lo sgomento prenderà presto il posto dell’entusiasmo. Le parole del nuovo capo spirituale di Senjan diventano sempre più reazionarie.

Egli incita infatti la folla alla violenza nei confronti di Farah Diba, moglie dello scià e immagine dell’emancipazione femminile, quando giunge in città per inaugurare un cinema.

La sommossa fallisce, Ghalghal sfugge alla polizia e raggiunge Khomeini, futuro dittatore dell’Iran, per preparare la rivoluzione dall’esilio.

Dal matrimonio, poi finito, nasce un bambino handicappato, chiamato da tutti Lucertola perché non camminava, strisciava o andava carponi, faceva parte della famiglia a tutti gli effetti ed era ben voluto da tutti e protetto.

Lo scrittore definisce tutti i personaggi con abilità e minuzia di particolari.

Tra i principali, Muezzin il cieco che chiama alla preghiera dal minareto; Faqri Sadat, la bella moglie di Aga Jan, che cerca ispirazione per gli splendidi tappeti dalle piume degli uccelli; le due nonne, che sono i pilastri portanti della famiglia; Nosrat, fratello di Aga Jan, che osserva con la sua videocamera il diffondersi dei nuovi costumi edonistici e liberali incoraggiati dallo scià. Infine il giovane Shahbal, figlio di Muezzin e pupillo di Aga Jan, voce narrante e personificazione dello stesso Abdolah.

Così, dopo momenti di grosse difficoltà con l’arrivo degli integralisti, con profonda malinconia, nell’ultima parte del romanzo si rievocano le antiche tradizioni ormai contaminate da abusi di potere, e di denuncia contro tutte quelle forme di dispotismo che hanno dilaniato il paese.

È un libro scritto in lingua neerlandese, lo scrittore iraniano è naturalizzato olandese.

È molto bello ed interessante, un triste evento storico raccontato in forma di romanzo, dal quale si impara più che dai fatti di cronaca.