La biografia

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La Biografia

Si chiude un libro, così come la vita. Restano, pagine sgualcite da portare al macero. Sopra ogni foglio: una lacrima, un sorriso, pensieri che il tempo ha masticato con dolore e nostalgia.

Un libro di carta, rilegato in pelle, con impresso: nome, cognome e scampoli di un’esistenza: goduta, rabberciata, truccata, spulciata di moine, quando l’aria era tetra.
Stava lì in bella mostra in uno scaffale della Libreria e pareva che nessuno lo notasse. Fasciata in un foulard e grossi occhiali neri, ero entrata per spiare se qualcuno avrebbe comprato la mia biografia. La ragazza, incaricata alle vendite, mi si avvicinò, chiedendomi:” Signora, posso esserle utile?”

Mi girai di scatto, quasi sorpresa:” No, grazie, davo un’occhiata in giro!”, felice del fatto che non mi avesse riconosciuta. “Mi chiami, se ha bisogno, disse con modi gentili, allontanandosi”! Le feci un cenno, ricacciandomi nella lettura. Capitolo dopo capitolo, ritrovavo la mia esistenza, quella parvenza d’amore, che non avevo mai conosciuto.

Un destino, all’apparenza bello e ignaro di una fine così meschina. Intanto, molte persone erano entrate e sentii qualcuno, chiedere proprio del mio libro. Provai un tuffo al cuore e una sorta di strana malinconia. Quando la ragazza, ritornò per prenderlo dalla base alla quale ero appoggiata, disse:” È una biografia romanzata, scritta molto bene. Un vero capolavoro!”

Feci cenno di sì con la bocca, coprendomi ancor più con il fazzoletto che avevo in testa. Si stava rabbuiando e decisi di uscire. Comprai una copia del libro, che rese felice la venditrice, e senza dire una parola mi incamminai per le strade di Milano. Arrivata alla Stazione Centrale, in un marasma di voci ed etnie, mi persi nella folla che come un vento caldo, mi trascinava via. Ritrovai la mia “postazione” che da anni, rappresentava la mia casa abituale, accanto ad un vecchio barbone con due cani magri, magri e una signora, venuta da lontano e miseramente, finita in strada. Proprio a lei, regalai quel libro, senza dirle che lo avevo scritto io.

Lo prese, lo rigirò fra le mani con fare incantato: “Perché proprio a me?” – domando’ – Risposi:”Domani, anche se te ne sei dimenticata, sarà il tuo compleanno. So che ami leggere e sognare. Lo faremo insieme e sarà più bello, credimi!” Girai il viso dall’altra parte, chiusa in quattro stracci. Sopra quel marciapiede di fortuna, anche il cielo avrebbe accompagnato il mio pianto!

Maria Rosa Oneto