La Befana, chi è e da dove viene

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Eccoci all’ultima delle feste d’inizio inverno o natalizie che si voglia, ovvero l’Epifania, una festa mai banale, da sempre a periodi e a seconda di chi ne parla, sopravvalutata o sottovalutata, tanto da essere stata anche abolita come festa per alcuni anni, salvo poi essere giustamente reinserita. Come per molte feste religiose c’è un parallelo pagano. E cosi’ all’arrivo dei tre Re Magi da Gesu’ si affianca quello di una gobba e brutta vecchietta dai bimbi: la Befana.

La parola Epifania deriva da Epifaino, cioè mi rendo manifesto da cui Epifàneia ovvero apparizione o venuta, quindi l’Epifania è la manifestazione di Cristo ai Magi. Tralasciando per non dilungarci troppo il fatto che nel Vangelo l’epifania è distinta poi in tre episodi,veniamo dunque alla Befana. Chi è? E cosa c’entra?.

La Befana

Etimologicamente la Befana è una distorsione lessicale del termine Epifania. E’ da questa parola che è nata la leggenda e la festa. Per cui se nei Vangeli sono gli uomini saggi a portare i doni, nella leggenda è una vecchietta a portare i doni ai bambini. L’origine pero’ è anche pagana e deriva dalla mitologia romana che prevedeva che dodici notti dopo il solstizio d’inverno dodici figure femminili volavano sui campi a scopo propiziatorio dei futuri raccolti, secondo alcuni, tale figura femminile, fu dapprima identificata in Diana, dea lunare di cacciagione e vegetazione, mentre secondo altri fu associata a Satia (dea della sazietà), oppure Abundia (dea dell’abbondanza).

Un’altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano regali.

Queste credenze si sono poi fuse e contaminate con la tradizione evangelica riuscendo in qualche maniera nonostante le opposizioni a giungere fino ai giorni nostri, sebbene assai modificate e incrociate anche con le tradizioni Germaniche, la cui mitologia prevedeva figure come Holda e Brechta che altro non erano che una personificazione al femminile della stessa natura invernale.

La chiesa di Roma, in particolare, condannò riti e credenze pagane popolari associando le benefiche figure femminili con delle streghe: la scopa cavalcata dalla donna “volante” era infatti simbolo pagano di purificazione delle abitazioni e delle anime in vista della nuova stagione che sarebbe arrivata dopo l’inverno e, come spesso accadde nei secoli, la Chiesa, addito coloro praticavano questi riti, accusandoli di stregoneria.

Ma al di la’ dell’opposizione ai riti pagani da parte della Chiesa, nei campi, nelle zone rurali, ma non solo, la tradizione pagana è riuscita ad andare avanti, smorzata dalle credenze cristiane e cosi’ appunto è nata la Befana. Due quindi sono le versioni, quella che ha nel paganesimo il suo fulcro che vede la Befana come una vecchia che ricorda il vecchio anno che se ne va e proprio per questo si può bruciare e mettersi in attesa di quello nuovo. In effetti sono numerose le località italiane dove si fanno falò come riti propiziatori per i nuovi giorni dell’anno. C’è poi anche la versione cristiana della leggenda che lega la figura della Befana ai Re Magi. Baldassarre, Melchiorre e Gaspare durante il loro viaggio verso Betlemme all’inseguimento della stella cometa chiedevano agli abitanti dei vari paesi di unirsi a loro per andare a rendere omaggio al Bambin Gesù. Ad un certo punto si persero e chiesero indicazione ad una vecchia signora invitandola a seguirli, ma lei non lo fece salvo poi pentirsene quando era troppo tardi e non trovo’ più i Magi.

Così lungo il suo cammino si fermò ad ogni casa incontrata donando dolciumi a tutti i bambini dato che non aveva avuto la possibilità di darli a Gesù.

Folklore e riti pagani: andando a fondo

La Befana è dunque una vecchia gobba e brutta, col naso e il mento appuntiti, vestita di stracci e coperta di fuliggine dei camini. Ma questa figura folkloristica viene dalle antiche tradizioni pagane partite da alcune regioni italiane e poi diffusasi in tutta Italia, meno conosciuta, invece, risulta all’estero dove l’Epifania è quasi esclusivamente dedicata ai Magi.

Questa vecchietta dona dolciumi ai bambini meritevoli e carbone a quelli che non si sono comportati bene. L’origine, dicevamo,è connessa a un insieme di riti pagani, risalenti addirittura al X secolo a.C.riferito ai cicli stagionali legati all’agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell’anno passato, ormai pronto per rinascere come anno nuovo, diffuso nell’Italia Centrale, quindi successivamente in tutta la penisola. Si tratta di culti simili al Mitraismo e ai riti legati all’inverno Boreale. I Romani non fecero altro che ereditare questi riti andandoli ad inserire nel loro calendario all’interno del periodo tra il solstizio d’inverno e la fine dell’anno ed il Sol Invictus.

La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti (dodici come i mesi dell’anno o i pleniluni) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura “volante”. Quando poi nel IV secolo d.C la Chiesa di Roma iniziò la caccia alle streghe contro i riti pagani accusati di satanismo, le varie sovrapposizioni tra culti pagani antichi, Romani, Germanici e rivisitazioni Cristiane sfociarono a partire dal Basso Medioevo, nell’attuale figura, il cui aspetto fu chiaramente associato a quella di una strega anche se con funzione benevola.

Di qui il folklore che prevede in molti paesi di dare vita a dei falò per bruciare il fantoccio vestito di stracci, che ricollegandosi ai riti pagani, rappresenterebbe l’anno vecchio. Tanti sono gli esempi in tal senso, dalla Giubiana (Lombardia) al Panevin(Treviso), dal Pignarul (Friuli) alla Seima, Brusa la vecia (Veneto), Falo’ del vecchione di Bologna, lo “sparo del pupo” di Gallipoli o ad esempio il rogo della Veggia Pasquetta di Varallo in Piemonte. A Gubbio già in tempi antichi si inseriva il carbone al posto dei dolci nel fantoccio da bruciare per i bambini poco meritevoli.

Il termine Befana nel senso di fantoccio femminile raffigurante la vecchia esposto la notte dell’epifania era già diffuso nel dialetto toscano e dell’alto Lazio nel 1300. Poi fu’ utilizzato per la prima volta in Italiano da tal Francesco Berni nel 1535 e poi da Agnolo Firenzuola nel 1541. Nel XVIII secolo una Istoria delle Befane fu scritta da un erudito Domenico Maria Manni. Poi nei secoli successivi innumerevoli e molto diffuse sono le rappresentazioni italiane della Befana, spesso si tratta di un figurante che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire dolci e doni ai bambini.

Condannata quindi dalla Chiesa, l’antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel Cattolicesimo, in forma di dualismo tra il bene e il male fino a giungere ai giorni nostri dove negli ultimi anni è arrivata quasi a rivaleggiare con Santa Claus “Babbo Natale” nell’immaginario dei più piccoli.

L.D.

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