Koichi ed il petalo caduto

0
872

Diceva di aver perso l ispirazione Koichi.
Passava ormai ore a fissare l orizzonte,
come se il vento potesse portargliela,
poggiandola tra il posacenere e il cesto di frutta fresca.
Ma non capitava.
Ormai da giorni.
Era come se la penombra si fosse impossessata della sua creatività ,mettendo a tacere quegli istinti che lo spingevano alla sfrenata ricerca di una bellezza semplice, pura e primordiale.
Cosi sembrava.
Fino al momento in cui dal glicine stretto nella morsa severa quanto dolce al porticato in ferro battuto,
non cadde un petalo viola, che sfumava nelle tinte pastello del ricordo.
Uno solo.
Koichi nel totale silenzio,
lo senti poggiarsi sulla pietra grigia,
cosi alzò lo sguardo respirando a fondo.
Allora vide le foglie danzare leggere,
mentre abbracciavano i generosi grappoli di fiori.
Riempi le narici di quel profumo socchiudendo gli occhi e tirando la testa indietro,
come se potesse, con quel gesto istintivo e semplice fermare il tempo.
Gli sembrò di poterlo fare.
Rimase cosi qualche secondo, in bilico tra due mondi, ascoltando il vibrare incostante dei soffi di libeccio.
Quando finalmente dischiuse le palpebre, si voltò a guardare il petalo sulla pietra.
Un solo raggio di sole lo illuminava.
Prese la lomo dal tavolo e scattó.
Una volta sola.
Senza pensare.
Ripose la vecchia macchina fotografica regalatagli dal nonno, sorridendo, come sorride chi in silenzio con le braccia conserte ha ottenuto la sua vittoria.
Non serviva pensare per quello scatto.
Quando era semplice bellezza la ragione avrebbe voluto dar senso ad un miracolo.
Sarebbe stato inaccettabile, era fuori luogo.
Per lui da quel giorno fino alla morte, in una cassetta di legno d’acero, ci sarebbe stata la foto di un petalo viola, illuminato da un raggio di sole e poggiato su una pietra grigia.
E solo per Koichi, da quel giorno fino alla morte, dentro quella foto ci sarebbe stato il vento che danzava con il profumo del glicine,
ci sarebbero stati i suoi occhi socchiusi,
la sensazione della terra tiepida sbriciolata tra le dita,
il canto del merlo nascosto tra i rami dell’alloro.
Solo per lui.
Tutto per un solo petalo e la semplice bellezza della sua caduta.
Koichi quella notte sognó l’estate.

CONDIVIDI
Articolo precedenteKrònachia per il ” SISMA DEL CENTRO ITALIA””
Articolo successivoIl cuore
Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.