il mio nome è JUSTICE

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Il mio nome è JUSTICE di Rosanna Cerutti

serie tarocchi LA GIUSTIZIA arcano n° 8

misure: 90×70

tecnica: mista su tela con olio, acrilico e foglia d’oro
Ph. Gianni Bonanni Fotografo
opera tutelata dal plagio su Patamu con il numero deposito n° 35718

Anche oggi vi do la possibilità di documentarvi in modo completo sull’arcano numero 8, affascinante, legato al segno della bilancia. Mi affido alla grande conoscenza in questo campo di Emanuela Cella Ferrari a completare come sempre con parole e storia..


La Giustizia


L’ arcano numero otto, la Giustizia, nella cabala è LAMED, Splendore, Gloria.
Rappresenta l’ordine che la natura apporta nella propria opera: è la legge immutabile delle cose. Astrologicamente alla Giustizia corrisponde il segno della BILANCIA.
L’arcano VII riconduceva i primi due ternari dei tarocchi all’unità del primo settenario, che corrisponde allo spirito; l’arcano VIII parla del secondo settenario, che si ricollega all’anima. Mentre l’arcano VII rappresenta la spiritualità motrice, il principio motore universale, l’arcano VIII diventa il movimento generatore di vita, di ordine e di organizzazione. Così si spiega la Giustizia che coordina e districa il caos. Senza di lei nulla può vivere, perché gli esseri non esistono se non in virtù della legge alla quale sono sottomessi. La donna che regge la bilancia e la spada sembra essere invecchiata, i suoi lineamenti si sono induriti: discesa nel campo dell’azione ha perduto le ali. Il suo trono è massiccio, solido e stabile come il cubo d’oro dell’Imperatore; non vi è un carro che percorre il mondo, ma una cattedra monumentale fissata al suolo.
I due pilastri che lo fiancheggiano sono ornati di mezzelune bianche e verdi. Per analogia con le colonne Jakin e Boaz del tempio di Salomone, i pilastri del trono della Giustizia segnano i limiti della vita fisica. L’azione della Giustizia si esercita nel duplice campo del sentimento e della vitalità; questo spiega l’azzurro e il verde del mantello del suo abito. Il numero 8 è quello del Sole-Ragione, luce degli uomini. Da un punto centrale si irradia un duplice raggio quaternario che rappresenta la luce e il calore. Nella mano destra la Giustizia stringe una spada; è la spada della fatalità, poiché nessuna violazione della legge rimane impunita. Lo strumento riparatore degli errori commessi è la bilancia, le cui oscillazioni riportano l’equilibrio. Ogni azione, ogni sentimento influiscono sulla sua vita; ne derivano accumulazioni equivalenti che avranno ripercussioni fatali, in bene e in male.
Le energie messe in gioco si catalizzano; quelle che procedono da una bontà generosa arricchiscono l’animo, poiché colui che ama si rende degno di essere amato. Le simpatie sono più preziose di tutte le ricchezze materiali; nessuno è più povero dell’egoista che rifiuta di donarsi. Perché a ciascuno venga chiesto soltanto ciò che rientra nei suoi mezzi, i destini vengono pesati. Le gioie e i dolori sono distribuiti con equità, e sono proporzionati gli uni agli altri, perché noi possiamo apprezzare una cosa solo attraverso i contrasti; per essere felici bisogna aver sofferto.

Astronomicamente la Giustizia è ASTREA, la Vergine zodiacale, che regge la bilancia dell’equinozio d’autunno. Le colonne del suo trono rappresentano, sotto questo punto di vista, i due solstizi. Gli astrologi fanno della Bilancia un segno d’aria e le assegnano come domicilio diurno a Venere. Sotto il profilo divinatorio la Giustizia è splendore, gloria, la divinità manifestata attraverso l’ordine e l’armonia della natura, la potenza conservatrice delle cose. Legge, equilibrio, stabilità viva, concatenazione logica e necessaria delle idee, dei sentimenti e degli atti, fatalità che deriva dal fatto compiuto. Giustizia immanente, conseguenza ineluttabile di ogni azione.
Simboleggia la logica, la sicurezza di giudizio, imparzialità, indipendenza di spirito, onestà; integrità morale, disciplina, rispetto della gerarchia, decisione, risoluzione presa, fermo proposito, regola di condotta. Rappresenta un amministratore, un ministro, un dirigente, un giudice, un uomo di legge o un agente incaricato di mantenere l’ordine. Un subalterno che sa obbedire ma che è incapace di iniziativa.

Meditiamo con la Giustizia.
FAI DELLA GIUSTIZIA IL BALUARDO DELLA TUA VITA. CERCALA E DIFENDILA SEMPRE E COMUNQUE.
La giustizia. Una figura alta, snella, vestita di bianco con una bilancia in mano e una spada nell’altra. L’iniziato, appena varcata la porta, la trova di fronte a sé.
Lo stava aspettando, è evidente. Come lui le si avvicina, si incammina al suo fianco e gli rivolge la parola dicendogli:

“Sei tu il giudice della tua vita; prima di tutto devi comprendere completamente il significato di questa parola. Cosa rappresento io per te? Non sono una giustizia terrena: la giustizia degli uomini conta ben poco, non ha valore, perché nei loro giudizi essi mancano di amore e comprensione verso gli altri. La giustizia di cui ti parlo, e che io rappresento, è un atto divino! La giustizia divina significa comprensione, misericordia e, soprattutto amore. Sui due piatti della bilancia, che porto sempre con me, sono presenti due momenti della tua vita: ciò che eri prima di partire e quello a cui sei arrivato ora. E’ il primo vero bilancio del tuo percorso. Pensi di avere fatto bene fino ad ora?”.

Ciò che chiede la Giustizia è molto importante, l’analisi a cui l’iniziato viene chiamato è veramente profonda e lui lo sa. E da questa analisi scaturisce una verità inconfutabile! Ora comprende che, fino a questo momento le sue azioni sono state guidate dal destino, ha agito spinto da qualcosa di ineluttabile, quasi senza poter pensare, o poter intervenire in prima persona su ciò che stava avvenendo nella sua vita. L’evoluzione della sua anima, del suo spirito stava avvenendo al di là della sua volontà. Ora l’iniziato ha compreso che non deve essere così.
Si rende conto che la situazione è cambiata: le redini del suo destino sono in suo possesso perché deve possedere in sé la Giustizia Divina alla luce della quale interpretare ogni sua azione.
La Giustizia rappresenta il simbolo di quello che egli deve fare suo, cioè l’equilibrio. Il libero arbitrio, la libertà di giudizio non sono la sola cosa che deve conquistare: deve acquisire con essi la capacità di analizzare meglio gli avvenimenti della sua vita, conquistare la consapevolezza di se stesso, rendersi conto degli errori che ha commesso, far si che questi errori non siano stati inutili, trasformarli, facendoli divenire un punto di partenza verso mete superiori.
La Giustizia che nella sua veste candida sembra un angelo, continua a parlargli:

“Rifletti su ciò che fa parte della tua vita: i valori morali che contano per te devono essere l’imparzialità verso gli altri, l’accettazione del tuo prossimo con tutte le sue manchevolezze, la comprensione nei loro confronti, l’accettazione dei limiti di tutti gli esseri viventi”.

Imparare ad essere imparziale! Il giovane deve amaramente constatare che questa virtù non gli appartiene ancora. Troppe volte, in passato, ha commesso degli errori, a volte imperdonabili, proprio a causa della sua parzialità e della sua intransigenza verso gli sbagli degli altri e mai verso se stesso. Acquistare questo valore è di vitale importanza, affinché coloro che gli vivono accanto sappiano di poter contare su di lui. Insieme a questa virtù acquisirà la disponibilità interiore di chi sa mettere se stesso al servizio degli altri.
Ma la bilancia, che la Giustizia ha nella sua mano, ha due piatti in equilibrio, quindi accanto all’accettazione e alla comprensione degli errori degli altri, l’iniziato deve imparare ad accettare e perdonare anche i propri.
Chi vive bene con se stesso riconosce di essere un semplice essere umano, ed i suoi stessi limiti diventano il miglior trampolino di lancio verso l’evoluzione. Ciò che ha detto la guida è, come sempre, molto saggio e molto vero. Ora l’iniziato si guarda intorno: il paesaggio trasmette alla sua anima tutta una serie di sensazioni di pace e tranquillità, sentimenti che scaturiscono in lui da un nuovo equilibrio spirituale. Questa nuova guida, la Giustizia, gli ha dato il mezzo per salire di un altro gradino nella scala dell’evoluzione. L’iniziato è ben consapevole di possedere un’altra formidabile arma ed una maggiore sicurezza in se stesso, che gli sarà sempre preziosa.

Autore: Emanuela Cella Ferrari