Joker, il film. La recensione

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Arthur Flecks, vive con sua madre in una Gotham sempre più violenta, infida, crudele, corrotta e spietata in cui il divario tra ricchi e poveri è sempre maggiore come la rabbia di chi si ritrova dalla parte sbagliata. Affetto inoltre da un’invalidante malattia psichica, galleggia sulla soglia di sopravvivenza, ultimo tra gli ultimi, senza sogni né prospettive. Vittima di soprusi e umiliazioni, Arthur resta quieto e gentile, al servizio della sua anziana madre. A sospendere l’apatia delle sue giornate è un regalo inaspettato di un collega, un gesto all’apparenza generoso ma che porterà con sé morte e devastazione.

Il film di Todd Phillips non ha nulla a che vedere con le precedenti pellicole che traggono ispirazione da un personaggio Dc Comics.

La storia che viene raccontata è tristemente plausibile, basata su verità generaliste ma non meno vere o scomode.

“Cosa ottieni se metti insieme un malato di mente solitario con una società che lo abbandona e poi lo tratta come immondizia? Te lo dico io che cosa ottieni: ottieni quel cazzo che ti meriti.”

Parlando di questo film difatti, in molti rivolgono l’attenzione alla magistrale interpretazione di Arthur Fleck, io credo tuttavia che la vera protagonista indiscussa del film sia Gotham. Metropoli silenziosa e indifferente, in cui dominano ingiustizia e paura, in cui la gentilezza è sinonimo di debolezza, in cui i ricchi e i potenti pensano solo ai propri interessi e i deboli sono destinati a soccombere. Una città in cui nel bene o nel male si è sempre e comunque obbligati a indossare una maschera, una realtà più simile alla nostra di quanto vorremmo.