Jimi Hendrix

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Ben trovati, questa volta si cambia. Dopo due belve da palcoscenico, anche se fautori di generi musicali molto diversi come James Brown e Iggy Pop, oggi ci troviamo di fronte a “the God of guitar” Jimi Hendrix.

La mia segreta (pochi ne sono al corrente) passione per la musica raccontata e la sua storia mi ha portato da lui.

Il suo vero nome di battesimo era Johnny Allen Hendrix, nato al King County Hospital di Seattle, dal padre James Allen (detto Al) Hendrix, di origini afro-native americane (Cherokee la parte nativa).

La leggenda su di lui parte subito forte, si narra che giovanissimo si costruì uno strumento artigianale, una sorta di cordofono che ricavò da una scatola da sigari su cui tese un elastico.

La madre Lucille morì che era ancora giovane, il 2 febbraio 1958. Il padre, dopo la morte della madre gli regalo la prima chitarra, ma per destrimani, Jimi era mancino. Risultato?

Imparò, e anche rapidamente a suonare rovesciandola ( il talento esiste ). Questa abitudine gli rimase per tutta la sua carriera.

Le prime esibizioni furono con dei complessi amatoriali di rhythm & blues di Seattle. Il primo concerto lo fece coi Velvetones. Poco dopo passò ai Rocking Kings, prima band professionale con cui Jimi si fece le ossa.

La sua era una vocazione e il resto fu lasciato per strada, tanto che interruppe il suo percorso scolastico e non arrivò al diploma.

Nel 1961 avvenne il fattaccio, fu arrestato dalla polizia di Seattle dopo essere stato trovato alla guida di due auto rubate e finì in tribunale. Qui lo misero davanti ad una scelta: Reclusione o arruolamento. Scelse la seconda opzione e il 31 maggio 1961 venne arruolato presso Fort Ord in California, dove fece 8 settimane di addestramento. La sua carriera militare comunque durò ben poco.

A Fort Campbell ci fu l’incontro con Billy Cox, nel novembre 1961, un bassista con cui nei mesi successivi creò una band che chiamarono King Kasuals. Nel luglio Jimi riuscì a farsi congedare e si trasferì nel Tennessee, a Clarksville, poi a Indianapolis e a Nashville, dove Theodore “Uncle Teddy” Acklen li scritturò.

Nella zona di Jefferson Street, zona afroamericana di Nashville, divennero una presenza fissa. Qui si faceva rhythm and blues che in quel periodo era un genere in rampa di lancio. Questa fù un’altra esperienza fondamentale per la verve on the road di Jimi, anche perché gli permise di partecipare alla sua prima sessione di studio in veste di chitarrista turnista.

Si trattò di un’incisione radiofonica con Cox e il noto dee-jay William “Hoss” Allen, una sorta di guru a Nashville. Il tutto commissionato dalla casa discografica Starday-King Records.

Ma la gavetta di Jimi non era finita, questo per comprendere, come anche quando hai un talento innato devi tenere duro, insistere e imparare per diventare qualcuno. E infatti nei due o tre anni successivi, Hendrix viaggiò continuamente per tutti gli States, infilandosi manco fosse un imbucato qualunque, nel giro del Chitlin’ Circuite, dove divenne presenza fissa con esibizioni in serie con gruppi di supporto per tanti musicisti blues, rhythm and blues e soul. Tra gli altri accompagnò Chuck Jackson, Slim Harpo, Tommy Tucker, Solomon Burke, le Supremes, Sam Cooke e Jackie Wilson, Tina Turner, Wilson Pickett

Terminato questo periodo con la sua prima seduta di incisione, sentì che era il momento di trasferirsi a New York.

A marzo 1964 arrivò la prima occasione di ascesa quando venne reclutato come chitarrista della Isley Brothers Band. Jimi suonò nelle registrazioni in studio per “Testify”, del maggio 1964, un brano che sfonďò ed ebbe un gran successo radiofonico.
Tra i 64 e il 65 cambiò band più volte ma fu notato per la sua abilità tanto che nel luglio 1965 firmò un contratto di due anni con la Sioux Records e il Copa Management. Si trasferì quindi al Village, come il suo faro: Bob Dylan.

Se come abbiamo visto per Iggy Pop il guru fu Bowie, per Jimi fu Bob, di cui divenne un grandissimo appassionato, a partire dall’album Highwa61.

Fece un tour di due mesi con i Joey Dee and The Starliters e nel gennaio del 1966 entrò a far parte dei Kingpins, gruppo d’accompagnamento del sassofonista King Curtis.

Tutte queste esperienze lo resero sempre più abile alla chitarra e nel 1966 Jimi formò il suo primo gruppo: Jimmy James and The Blue Flames.

Tra successi alterni conobbe Frank Zappa, che gli parlò di un effetto per chitarra dal grande futuro: il wah wah.

La svolta

Nel 1966 avvenne la tanto attesa svolta per
Hendrix, durante una serata al Cheetah Club, sulla West 21st Street. Qui conobbe Linda Keith, fidanzata con Keith Richards. Divennero molto amici e Linda gli presentò Andrew Loog Oldham, il manager dei Rolling Stones, e il produttore Seymour Stein.

I due non capirono le potenzialità di Jimi, ma Linda si e lo presentò anche a Chas Chandler, bassista degli Animals. Lui al contrario rimase molto colpito da Jimi durante un concerto al Café Whà, dicendosi convinto di essere di fronte ad una vera scoperta.

Di più, capì che la versione di un blues di Billy Roberts, Hey Joe, proposta da Jimi in modo più aggressivo, poteva essere un ottimo singolo per il lancio.

Nel 1967 si unì agli Experience e l’anno dopo fu convinto a recarsi a Londra con la promessa di poter conoscere Eric Clapton, uno dei suoi idoli. E così si preparò per il viaggio.

Nel crearsi una band furono proprio i Cream ad ispirare e infatti Jimi scelse la formazione stile power trio, con due strumentisti britannici, Noel Redding al basso, e il batterista Mitch Mitchell, molto talentuoso. Nacque la Jimi Hendrix Experience.

Il trio si dimostrò un mix esplosivo con Hendrix fiammante e visionario, il talento furioso di Mitchell e la pulizia al basso di Redding. I tre impressionarono il mondo musicale londinese e la voce si sparse tra musicisti e addetti ai lavori.

E così grossi calibri alla chitarra come Eric Clapton e Jeff Beck rimasero a bocca aperta per le capacità live di Jimi e la formazione ben presto si fece largo nel salotto buono della musica di allora. Donovan strinse amicizia con Jimi e gli Who spinsero e ottennero che Hendrix si accasasse alla Track Records.

Come da programma il primo 45 giri fu Hey Joe, con un successo importante come i due successivi singoli, Purple Haze e The Wind Cries Mary.

I concerti del trio si dimostrarono a dir poco esplosivi con i pezzi forti e alcune rivisitazioni di pezzi classici blues come Rock Me Baby di B.B. King.e Killing Floor di Howlin’ Wolf a cui veniva aggiunta la verve del trio.

Paradossalmente il gruppo sfondava in Europa, dove solo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles blocco la scalata in cima alla classifica di Are You Experienced?, ma non negli Stati Uniti.

Ma nel giugno del 1967, il gruppo venne invitato,  grazie a Paul McCartney, alla storica edizione del Monterey International Pop Festival del giugno di quell’anno, l’evento di partenza della cosiddetta lunga estate dell’amore.

Jimi e la sua band non si fecero sfuggire l’occasione e il chitarrista diede vita ad un’esibizione mostruosa che passò alla storia, immortalata nel documentario del festival che ebbe una risonanza enorme in Usa.

La Experience diede vita a 40 minuti infiammanti in cui Hendrix spinse la sua Fender Stratocaster al massimo, mimando rapporti sessuali con lo strumento, suonandola dietro la schiena, contro l’asta del microfono, contro l’amplificazione persino con i denti.

Al termine dell’esibizione, come gesto estremo, alla ricerca di sonorità impossibili, per sottolineare la sua spasmodica necessità di estrarre nuove sonorità impossibili, prese il liquido per accendini e diede fuoco allo strumento, distruggendolo contro  palco e amplificatori.

L’esibizione fu epocale tanto che persino i resti della chitarra furono recuperati per essere esposti all’Experience Music Project di Seattle.

Questa esibizione permise al trio e a Jimi di sfondare in America.

Are You Experienced?” è un album completo. Puoi girarlo e rigirarlo, ascoltarlo e pensarlo sotto diversi punti di vista e chiavi di lettura diverse, dal lato più squisitamente tecnico oppure artistico o compositivo, ma resta completo.

Un album storico, una pietra miliare del rock e un riferimento per diversi sottogeneri rock dei decenni a seguire.

Hey Joe” è il capolavoro di riuscire a trasformare una cover in un brano storico, grazie all’intro di chitarra sulla pentatonica di mi bemolle ( chitarra scordata di un semi tono ). Il motivo di questa scelta è ragionato, Jimi puntava a limare i suoi limiti canori e a rendere la chitarra più maneggevole. Ma con questo accorgimento passò alla storia.

Purple Haze“, che tecnicamente inizia con una frase scandita su un intervallo di quarta aumentata, prosegue con un riff celeberrimo, accompagnato dalla batteria ed esplode con un giro blues dove però Hendrix ci mette del suo con arricchimenti armonici originali, come l’accordo di settima minore con la terza diminuita, non a caso oggi chiamato à-la Hendrix;

Stone free“, un brano ricco di grinta e potenza dsllo stile unico;

Fire“, un pezzo a velocità sostenuta, storico e precursore di sviluppi successivi fatti da batteria e chitarra che partono a “manetta”.

The Wind Cries Mary”  è il pezzone romantico, la ballata elettrica nostalgica e delicata. Se ne vedranno altre nei decenni successivi, ma lui anticipò.

May Be This Love” e “Third Stone From The Sun“, tirano fuori l’anima psichedelica che io amo particolarmente in Hendrix, col jazz che inizia a spuntare qua e là.

Red House“, lezione di blues elettrico. Punto.

Manic Depression“, scala cromatica inframezzata da una pausa e un tempo in 9/8, da molti definito un valzer diabolico, poi assolo rabbioso di Hendrix. 

La leggendaria “Foxey Lady“, in realtà come struttura simile a “Purple Haze”.

Il disco sperimenta la reverse guitar, tecnica utilizzatissima nei decenni successivi e di cui Jimi è stato uno dei massimi rappresentanti.
Completano l’album “I Don’t Live Today” , “Can You See Me”, “Highway Chile” , “Love Or Confusion”, “51st Anniversary” e “Remember”. 

Brani ognuno con una sua peculiarità e mai banali. Una fondamenta del rock.

Axis: Bold as Love

Axis: Bold as Love fu il seguito naturale del successo ottenuto dall’album precedente. Acido, sperimentale ma meno duro e più funk, blues e R&B. Con Bold as Love Jimi diventa un vero e proprio “ricercatore” in ambito musicale, con variazioni sui due canali di uscita stereo e tutta una serie di innovazioni e originalità tutte sue. Come quella di registrare il disco con l’accordatura della chitarra diminuita di mezzo tono, che diventerà il suo marchio di fabbrica.

L’uscita fu però un vero “parto”. Il 24 maggio 1967 a Stoccolma dopo un concerto dal vivo, Hendrix dimenticò il master tape già mixato del lato A del disco sul sedile posteriore di un taxi. Non lo recuperò mai più. Gran parte del lavoro andava rifatto.

Poco male, l’album fu un successo, le richieste per esibizioni dal vivo del trio salirono alle stelle. Il tour però ebbe un finale un po’ amaro, sempre in Scandinavia, sempre a Stoccolma, che evidentemente non portava fortuna a Hendrix. La notte del 4 gennaio 1968, infatti, Hendrix venne arrestato per aver distrutto la stanza d’albergo completamente ubriaco.

Cit. Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull’Anima in modo da aprirla.

Electric Ladyland

Il doppio album Electric Ladyland, ebbe una storia ancora più complicata. Prima l’abbandono da parte del produttore Chas Chandler, esasperato dai contrasti col chitarrista.

Hendrix aveva uno stile fuori dalle righe, nella concezione dei brani e nelle registrazioni, Chandler invece premeva per avere brani convenzionali e dalla durata di meno di 5 minuti, per poter essere pubblicati su 45 giri.

Inoltre al trio si aggiungevano turnisti continui e senza alcuna linea particolare come il noto tastierista Al Kooper, il batterista Buddy Miles, Jack Casady, bassista dei Jefferson Airplane, o Steve Winwood dei Traffic.

Oltre a ciò Jimi stava diventando esasperante, troppa ossessione nelle registrazioni che ricadeva sui rapporti con tutto l’entourage e la band.

Eseguiva quantitativi incredibili di sovraincisioni per ogni brano, spingendo musicisti e tecnici a registrare nuove tracce dei pezzi decine e decine di volte cercando la chimica giusta. Un vero maniaco della perfezione.

Infine la censura della casa produttrice per via della copertina originale, di David Montgomery, con un gruppetto di donne completamente nude su sfondo nero. La casa impose delle modifiche alla versione che conosciamo lasciando che quella originale fosse utilizzata solo per le prime stampe della versione europea e nella prima ristampa in CD.

Si deteriorarono poi i rapporti col bassista Noel Redding, anche in questo caso per le ossessioni di Hendrix. Noel spesso lasciava lo studio infuriato  per poi calmarsi e rientrare, trovando la linea di basso registrata da Jimi durante la sua assenza.

Il 24 febbraio 1969 alla Royal Albert Hall di Londra, andò in scena la seconda data dei The experience, col tutto esaurito. Fu un momento storico, con tanto di registrazione inedita e film documentario.

Ma Redding si sentiva ormai poco stimolato anche per il fatto di essere bassista, lui, chitarrista, che ne frattempo aveva fondato i Fat Mattress, gruppo che fece spesso da supporto della Experience stessa.

Nello stesso anno si susseguirono episodi di esasperazione ed isteria interni alla band e anche tra i fan. Il 29 giugno 1969 si tenne a Denver al Bob Fey’s Pop Festival, la loro ultima esibizione.

Scoppiò il caos, risse e violenze tra il pubblico, con la polizia che disperse la folla coi lacrimogeni e il trio in fuga e asserragliato nel rimorchio di un camion del servizio d’ordine assediato dai fan.

Il giorno dopo fu resa ufficiale la rottura tra Jimi e Redding. Il ’69 fu per Hendrix un anno nero con problemi anche in sede penale e civile col processo per detenzione di hashish ed eroina con cui era stato colto in fragrante all’areoporo di Toronto e con dispute discografiche.

L’album

Quanto all’album, prima  “And the Gods Made Love“, poi il blues con canto in falsetto: “Have You Ever Been“.

Crosstown Traffic” è un brano rock’n’roll noto per la versione di otto minuti che Jimi suonò durante il tour.

Voodoo Chile“, un blues elettrico di ottima fattura della durata di 15 minuti arricchito dall’organo di Steve Winwood dei Traffic e dal basso di Jack Casady dei Jefferson Airplain 

Nella side B si ascolta prima 

 “Little Miss Strange“, composta e cantata dal bassista Noel Redding;

Long Hot Summer Night“, con Al Kooper dei Super Session che si esibisce al piano;

 “Come On (Let the Good Times Roll)”, che altro non è che una cover di Earl King, con un attacco tutta grinta e quattro assoli diversi dal ritmo spiritato, di cui uno di oltre due minuti, in pratica quasi mezza canzone. 

Gypsy Eyes“, con un attacco di batteria riconoscibilissimo e dedicata alla madre del virtuoso Jimmi, morta quando lui aveva undici anni; 

Burning Of the Midnight Lamp“. Il pezzo psichedelico del lato b.

Il lato C ha un colpo di tosse in avvio e poi  “Rainy Day, Dream Away“, con un testo tranquillo e un un impianto musicale con Mike Finnigan all’organo, Freddie Smith e Larry Faucette ai congas e Buddy Miles alla batteria. La canzone ha anche un proseguo “Still Raining, Still Dreaming“, che si trova sul lato D.

Poi ecco la psichedelica e bellissima “1983 (A Merman I Should Turn To Be)“, un blues con il flautista dei Traffic Chris Wood.

In conclusione del lato  “Moon, Turn the Tides“.

Il lato d dopo “Still Raining, Still Dreaming”, presenta uno dei pezzi più noti di Jimi: “House Burning Down“, grazie anche al finale con la chitarra di Hendrix a imitare il crollo della cassa con una magia timbrica.

Poi l’altro noto capolavoro, la cover del suo gotha Bob Dylan  “All Along the Watchtower“, uno dei pezzi più noti di Hendrix. 

Voodoo Chile (Slight Return)“, caratterizzato dai tre assoli di Jimi e dalle sue battute deliranti tipo “Mi ergo accanto a una montagna e la abbatto con il taglio della mano”, e con il ritornello, “Cause I’m a Voodoo Chile, Lord knows I’m a Voodoo Chile“. 

Nel complesso un altro album notevole a detta della critica, che rappresenta l’apice del modo di far musica del chitarrista e il suo marchio; un pò come i suoi concerti al Fillmore East e a Woodstock, ma anche il primo album Are You Experienced?.

Hendrix e i suoi testi

Jimi era un irrequieto e le sue liriche e testi lo dimostrano, con i loro riferimenti equivoci alla morte, al soprannaturale, alla religione e anche alla magia. Lui affermava di sognare molti suoi testi, e che i sogni lo ispirasseroo. Il suo canto, anche se non era il punto forte di Jimi, o meglio, non all’altezza del suo talento con le corde della chitarra; riesce sempre a dare la sensazione d’equilibrio tra le forze diverse dell’animo di Hendrix.

Cit. Dimenticate ciò che è successo ieri e domani, e oggi. Stasera creeremo un mondo completamente nuovo.

La nuova band

Dopo lo scioglimento degli Experience, Jimi ripartì, una volta risolti i problemi giudiziari, con una nuova band, con cui preparò la partecipazione all’evento per eccellenza: Il festival di Woodstock del 1969.

Come sappiamo questo è stato l’evento simbolo degli anni ’60 e del movimento flower power. In tale contesto, la performance di Jimi Hendrix divenne simbolica per come avvenne. Avrebbe dovuto suonare la sera del 18 agosto 1969, alla fine del terzo e ultimo giorno.

Avvennero però una serie di problemi tecnici e a metà del secondo giorno si scatenò un acquazzone. Così la sua esibizione venne spostata all’alba del giorno seguente, quando dai 500.000 spettatori iniziali ne erano rimasti “solo” 200.000 e piuttosto “a pezzi” dopo la tre giorni.

Hendrix apparve sul palco con un ampia formazione inedita che lo speaker chiamò per errore Jimi Hendrix Experience, poi corretto da Jimi con “Gipsy Sun And Rainbows“, il nome della nuova band.

Quello che più rilevò, a ogni modo, in quella storica esibizione, fu la celeberrima trasfigurazione chitarristica operata sul tema di The Star-Spangled Banner, inno degli Stati Uniti d’America: Hendrix si accanì sul tema dell’inno in maniera selvaggia, intervallandolo con feroci simulazioni sonore dei bombardamenti e dei mitragliamenti sui villaggi del Vietnam, sirene di contraerea e altri rumori di battaglia, il tutto avvalendosi della sua sola chitarra.

Quanto alla formazione presentata a Woodstock, in realtà, fu solo di passaggio. Infatti dopo poche esibizioni andò “in soffitta” a favore del power-trio con cui Hendrix si trovava a meraviglia.

Nacque la Band of Gypsys, con Billy Cox bassista e il ritrovato Buddy Miles come batterista. Il gruppo si dimostrò subito molto energico e produttivo.

Ne venne estratto un Lp dei concerti dal vivo ( cosa unica nella carriera di Jimi ) tenutosi al Filmore, East di N.Y. tra il dicembre 1969 e il 1970 dal titolo omonimo. 

Ma anche questa volta qualcosa andò storto. Il 28 gennaio 1970, quando il trio partecipò al Winter Festival of Peace, che si svolgeva al Madison Square Garden di New York.

Anche qui come a Woodstock, infatti, Hendrix non fu fortunato e, a causa di inconvenienti in serie, i Gypsys furono costretti a esibirsi alle tre di notte.

Questa volta Hendrix non la prese bene e si presentò sul palco in evidente trans, insultando pesantemente anche una fan che chiedeva Foxy Lady e rifiutandosi poi di proseguire l’esibizione dopo appena due pezzi. Fu portato via di forza in totale stato delirante.

Dietro le quinte si scatenò il caos con il batterista Buddy Miles che accusò il manager, Michael Jeffery, di aver somministrato dell’LSD a Hendrix per mandare ko la band e rifondare la Experience.

Detto fatto, Jeffery sciolse subito la band e si mise all’opera per convincere Noel Redding e Mitch Mitchell a ricostituire la Experience.

Hendrix e Redding, però, non si sopportavano e dopo poche date il chitarrista rimpiazzò il bassista nuovamente con Billy Cox.

Iniziarono il  “Cry of Love Tour”, da cui naque il nome della novella band. Il 1970 fu caratterizzato da tante sessioni di registrazione e il tour di 30 date concluso alle Hawaii.

Ad agosto furono ultimati gli ambiziosi Electric Lady Studios, studio di registrazione che Jimi sognava da anni, progettato dall’architetto e tecnico del suono John Storyk secondo le richieste di Hendrix, con un esborso economico non da poco.

In questo studio Hendrix però ci passò solo 4 settimane. L’inaugurazione fu il 26 agosto 1970, celebrata con una super jam-session da cui prese forma Belly Button Window. L’ultimo brano del chitarrista.

Poi venne il Festival dell’Isola di Wight e la morte il 30 agosto 1970. Hendrix si esibì allo storico Festival sull’isola e subito dopo vennero programmate alcune date lungo l’Europa. Il motivo era recuperare i soldi spesi per lo studio e per le registrazioni del suo nuovo album intitolato First Rays of New Rising Sun.

Il 6 settembre 1970 fischi e contestazioni accolsero Jimi al Festival di Fehmarn in Germania, nella sua ultima esibizione dal vivo. Troppe situazioni caotiche avevano minato la sua immagine.

Poi la mattina del 18 settembre 1970, Hendrix venne trovato morto nell’appartamento affittato al Samarkand Hotel di Londra.

La sua ragazza tedesca Monika Dannemann, presente nella stanza al momento del decesso, ha raccontato che Hendrix soffocò per un improvviso conato di vomito causato da un cocktail di alcool e tranquillanti.

Non si è mai capita la tempistica della morte, se fu di notte o durante il trasporto in ospedale per carenza di un supporto sotto la sua testa che lo proteggesse dal conato.

Il disco fu poi pubblicato nel 1971 col titolo Cry of Love che ebbe discreto successo, le registrazioni resteranno in circolazione fino al 1997, quando tutte le tracce furono messe in ordine e  ripubblicate con il titolo originario ovvero First Rays of New Rising Sun.

Cit. La stella più luminosa è quella che si spegne per prima.

Dopo la morte

Le spoglie di Hendrix tornarono poi negli Stati Uniti per essere sepolte nel Greenwood Memorial Park di Renton, stato di Washington. Sulla lapide oltre al nome venne incisa la sagoma della sua Fender Stratocaster. Il 9 marzo 2010, per i quarant’anni dalla sua morte, è stato pubblicato l’album Valleys of Neptune, un inedito con pezzi registrati da Jimi nel 1969 tra Electric Ladyland e il passaggio alla Band of Gypsys. Di recente ci sono state alcune commemorazioni per i 50 anni dalla sua morte.

Eredità musicale di Hendrix 

Hendrix è stato un icona del rock per un gruppetto di buoni motivi. Innanzitutto era un selvaggio nel vero senso della parola, sarà che era un sanguemisto afro – nativo americano, ma era un  simbolo di ribellione. Poi aveva un talento unico e un’attitudine furiosa e maniacale nei confronti dell’amata ( visceralmente ) chitarra.

Oltre ad essere un’icona è stato anche un anticipatore, un apripista di numerose tecniche poi utilizzate nei decenni a venire da schiere di chitarristi anche di grande livello. La base della chitarra elettrica moderna ha anche il suo marchio. Fu tra i primi ad usare la distorsione sotto forma di fuzz, rivalutò il feedback, fino a quel momento solo un fastidio causato dall'”effetto-innesco” dei pickups della chitarra.  Sempre a Jimi venne l’idea di sfruttare in modo creativo il pedale wah wah.

Poi, se parliamo di generi musicali lui con i Cream e altre band di quel periodo, furono tra i principali esponenti dell’hard rock degli anni sessanta, con la psichedelia a far da sfondo come in tutti i gruppi del tempo dai Beatles ai primi Pink Floyd di Sid Barrett ai primi Led Zeppelin. Lui fu però anche precursore della corrente heavy metal, che nacque nei primi anni settanta con gruppi importanti come ad esempio i Black Sabbath.

A livello tecnico, rigettava le semplici pentatoniche minori quasi totalmente ed eliminava completamente le pentatoniche maggiori, dilettandosi in fraseggi blues. Anche l’uso delle parole dei testi e delle frasi con cromatismi e legati fu un marchio di fabbrica.

Cit. Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere si avrà la pace.

Jimi nella storia

Il marchio adrenalinico, selvaggio e rabbioso dele rock dominato dalla chitarra si deve a lui. Poi verrà il sintetizzatore 20 anni dopo a fare da sparring parner, ma per un pezzo il rock è stato fatto solo in quel modo lì, quello puro e autentico. Il rock è soprattutto la chitarra di Jimi. Senza chitarra niente rock.

Esiste il kraut-rock in parte o altri gruppi successivi amanti del sintetizzatore  ma l’origine di tutto il mondo rock è la chitarra poi ci sono evoluzioni o eccezioni, ma tali restano.

Con lui le evoluzioni, le distorsioni, i virtuosismi, la ricerca, hanno portato allo sviluppo di una serie di tecniche che ancora oggi sono basilari per suonare la chitarra elettrica a livelli alti.

Cit. La conoscenza parla, ma la saggezza ascolta.“

Hendrix fù un eccellente chitarrista ritmico e un grande solista. Ma nonostante molti in seguito lo abbiano seguito nei suoi proverbiali assoli al limite del puro spettacolo fine a se stesso, si scopre che la dote migliore e più importante di Jimi è la prima. Hendrix ebbe anche tanta sostanza e qualità nel suo modo di creare musica.

Secondo molti, pare che Intorno al patrimonio di Hendrix si sia scatenato un caos di beghe legali e speculazioni. Il grande chitarrista nero è stato manipolato sicuramente da impresari senza scrupoli prima e dopo la morte. Hendrix è uno degli artisti più sfruttati, fino all’osso dall’industria discografica, che ha continuato a pubblicare in modo vorace ogni sua minima esecuzione registrata.

Socialmente Jimi fù importante per gli afro-americani, che dopo la morte di Martin Luther King e di Malcom X, soffrirono oltremodo la dipartita di Hendrix, ovvero colui che aveva restituito la paternità nera al rock’n’roll.

Sedici giorni dopo la morte di Hendrix morì Janis Joplin e nove mesi dopo Jim Morrison, tre idoli musicali di un era, gli anni ’60. Anni di mega raduni, hyppies, psichedelia, utopia, contestazione. È la fine di un epoca. Gli anni 70 porteranno nuovi generi e nuove rockstar. 

Aneddoti, curiosità e superstizione 

Hendrix era anche pieno di stranezze, misteri: Credeva ai segni, alle carte, al destino e alle superstizioni di ogni genere.

Le mani di suo padre avevano sei dita, non cinque. E questo, secondo le credenze popolari, non avrebbe portato buona sorte. Nella sua famiglia si parlava spesso di sfortuna, tra l’altro ben presente, e ci si credeva.

Suo padre sosteneva che tutto quello che era mancino fosse demoniaco, per questo voleva correggere il mancinismo naturale di Jimi, per questo il regalo di cui abbiamo scritto a inizio articolo. Jimi, suonava la chitarra con la sinistra già discretamente, ma sembra che da giovane avesse molti timori del palco, si sentiva inadeguato. Jimi Hendrix, non so se mi spiego. Una lezione per chi vuol diventare chitarrista.

Un’altra stranezza viene dall’anagrafe. Jimi Hendrix Era stato registrato come Johnny Allen Hendrix, ma dopo qualche anno suo padre lo fece registrare come James Marshall. Non si è mai capito il perché.

Jimi però voleva essere chiamato Buster: niente James, niente Johnny. Il motivo? Amava Flash Gordon interpretato da Buster Crabbe, attore ed ex campione di nuoto pluripremiato. Chiese e ottenne per anni di esser chiamato così.

Dopo aver ribaltato con le sue innovazioni la chitarra e il mondo della musica e aver ottenuto il successo, ne fù travolto.

Nel luglio del 1969 viaggiò in Marocco per una vacanza, con lo scopo di ritrovarsi. Fece però l’errore di farsi leggere i tarocchi da una maga. Uscì la carta della Morte. Hendrix andò nel panico.  Cercò di non pensarci e si rituffò nella musica e nel sesso.

Incontrò Brigitte Bardot all’aeroporto di Parigi, mentre faceva scalo in attesa di imbarcarsi per New York. Mollò il volo e si rinchiuse per due giorni nella Ville Lumière. Tutto ciò ad Agosto, stesso mese di Woodstock, il suo festival.

A settembre 1970 ci ricascò con le carte, uscì nuovamente la carta della Morte, questa volta a Londra, dove si era consacrato tutto anni prima. 

Cit. La pazzia è come il paradiso. Quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire, sei vicino al cielo

Morì all’alba degli anni ’70 al passaggio tra due decenni molto diversi, lui morì ma come spesso detto, l’eco della chitarra distorta di Hendrix continuerà a risuonare per sempre.

Dati Lorenzo 

Disegno di Pavika Art

Fonti:

Origine: https://le-citazioni.it/autori/jimi-hendrix/

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