Jean Dubuffet, mostra in Svizzera

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Dove c’è Dubuffet, la fantasia non manca di certo. Il grande visionario si presenterà in Svizzera in modo inedito, con una  mostra retrospettiva. Tanto da vedere e ammirare, compresa l’opera di arte totale Cocou Bazar dove si fondono pittura,scultura,teatro,danza,musica e i costumi animati. I lavori esposti sono circa un centinaio e la mostra sarà visibile a Basilea dal 31/01 al 08/05 e sarà una sorta di omaggio all’artista visionario della sperimentazione.

Jean Dubuffet, pittore francese morto nel 1985, fu’ uno dei promotori dell’art autre o informale sottolineando sempre il valore primordiale dell’arte popolaresca, istintiva e soprattutto genuina di manifestazioni artistiche spontanee, anonime, infantili.Particolare influenza ebbe su di lui il libro di Hans Prinzhorn sull’arte degli alienati ma subì anche il fascino esercitato dalla produzione dei popoli primitivi, dall’arte africana, dai disegni dei bambini e dei malati di mente. Studiò all’Académie Julian e da autodidatta e dal 1942 si dedicò definitivamente alla pittura, fatta di maschere, esseri mostruosi e abnormi, provenienti dal subconscio, di oggetti accostati nella maniera più strana, di un’incessante fermentazione di vita anche nelle composizioni astratte.Nel 1944, tiene la sua prima mostra personale alla Galerie René Drouin di Parigi. In questo periodo lo stile delle sue opere è influenzato dall’astrattismo.

Nel 1945 teorizza l’art Brut (Nel 1947, assieme ad Andrè Breton,Paulhan e Drouin fonda la “Compagnie de l’art brut”: il termine definisce l’attività creativa di “artisti loro malgrado”), cioè un’arte fatta di lavori spontanei, immediati, prodotti da persone senza formazione artistica,spesso privi di nesso logico, come quelli dei malati mentali o i dei bambini. Il disegno infantile è per lui un qualcosa di filosofico e ideologico prima che estetico.

Sin dall’inizio della sua avventura artistica, Jean Dubuffet si pone su posizioni anticulturali, poiché la cultura a suo dire, impoverisce, soffoca, livella, genera tenebre e, per dirla in altri termini, è asfissiante. Liberarsi della forma artistica per dare slancio all’originalità e all’impulso creativo puro e primitivo.Nei suoi quadri andarono assumendo sempre maggiore importanza i materiali, dal gesso alla ghiaia al catrame alla calce al mastice, identificati con la realtà visuale e figurativa dell’artista, come appare chiaramente nella serie delle Texturologies (195758).

Dopo il 1966 allargò la sua ricerca alla scultura, sperimentando i materiali più svariati e realizzando numerose opere policrome in polistirolo. Nel 1967 donò oltre centocinquanta sue opere (pitture, guazzi, disegni, sculture) al Musée des arts décoratifs di Parigi. Tra i suoi scritti, fondamentale per la storia dell’informale è Prospectus aux amateurs de tout genre (1946). Nella sua esistenza viaggio molto vivendo in Italia,Germania, a New York e in giovinezza a Buenos Aires.

Una mostra interessante questa di Basilea, per un artista importante nel panorama del secolo scorso.