Ispica

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Loscrivodame e Ladolcevitaly si trovano oggi sulla costa sud-orientale della Sicilia, ad Ispica. La presenza di una catacomba paleocristiana e una necropoli in zona evidenziano come l’area fosse già ampiamente abitata in età tardo romanica. Tradizione vuole che Sant’Ilarione di Gaza avesse soggiornato a Cava Ispica tra il III e IV secolo.

Di fatto Ispica è da sempre territorio molto ambito come evidenziano le dominazioni in successione di Siculi, Greci, Romani, Bizantini.

La località di Porto Ulisse, sulla costa, fu porto naturale almeno fino al VI secolo. Poi musulmani, arabi e berberi dominarono la regione dal IX all’XI secolo.

E’ in questo periodo che nasce la leggenda di una magha sarachina a cui viene attribuita la costruzione di un centro abitato. Secondo la leggenda la maga fu seppellita a Ispica, e trasmise in seguito le sue virtù alle abitanti.

Ruggero il Normanno pose fine al dominio saraceno. Poi, dopo i Normanni fu la volta di Svevi e Angioini. All’inizio del XIV Ispica passò sotto il viceconte Berengario di Monterosso, tesoriere del regno, che li donò alla regina Eleonora d’Angiò, moglie del re Federico III.

Per quanto riguarda Il Castello, si sa che Pietro II, la concesse in feudo al fratello Guglielmo duca di Atene. Poi passò in eredità al suo maggiordomo Manfredi Lancia.

Dopo una serie di vicissitudini nel 1453 passò ad Antonio Caruso di Noto e nel 1493 fu portata in dote a sua figlia Isabella Caruso, al marito Francesco II Statella e gli eredi ne rimasero in possesso fino al XIX secolo. Anche dopo il terremoto.

L’11 gennaio 1693 alle ore 13,30 Ispica fu colpita da un violento terremoto pari a 7,4° della scala Richter. Fu in assoluto il terremoto più intenso mai registrato nell’intero territorio italiano. Il sisma rase al suolo l’intera cittadina che prima si estendeva per gran parte all’interno della Cava Ispica. Scomparve anche il Fortilitium (castello medievale della famiglia Statella) e numerose chiese non più ricostruite. La faticosa ricostruzione avvennne col trasferimento in pianura al di fuori dell’area della cava.
 

Alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle chiese rimaste in piedi di S.Antonio e del Carmine. Gli altri furono costruite da zero, seguendo una struttura a scacchiera con strade larghe e dritte, secondo il tracciato di due ingegneri venuti da Palermo al seguito di don Blasco Maria Statella.

La nuova cittadina segui’ i canoni del suo tempo e si riempì di bellezze barocche come Santa Maria Maggiore, S.S. Annunziata, Chiesa di San Bartolomeo ma anche in stile liberty: Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte di Ernesto Basile.

Il nome di Ispica fu dato da Dionisio Moltisanti con l’avvallo di Gaetano Curcio, preside dell’Università di Catania. Sotto il fascismo, quando furono cambiati i nomi di molte città italiane, chiese al governo il cambio di nome da Spaccaforno ad Ispica. L’autorizzazione era concessa Con Regio Decreto 6 maggio 1935 e pubblicato il 21 giugno successivo.

Il simbolo della città di Ispica è l’emblema della casata della famiglia Statella. E’ uno scudo diviso in quattro parti con all’interno raffigurate due torri e due alabarde. I colori ufficiali sono il rosso e il giallo.

In sostanza la città comprende un’area di impianto settecentesco, posteriore al terremoto, con una maglia stradale a scacchiera a strade larghe e diritte, e un’area di impianto medievale meno regolare. Quest’ultima è adiacente alla rupe, dove si trovano i ruderi della fortezza (fortilitium) e dell’antica città di Spaccaforno. Ispica aspira a far parte delle Città tardo barocche della Val di Noto.

Ispica è anche la Cava. Si tratta della più importante delle cave, ovvero profonde valli scavate dall’acqua, presenti nella Sicilia Orientale. Si estende per più di 13 chilometri tra i comuni di Ispica, Modica e Rosolini. È attraversata da un torrente che cambia nome: Pernamazzoni all’ingresso e Busaitone all’uscita.

Ispica si trova all’imbocco sud orientale della cava. Sullo sperone roccioso sorgeva la dimora fortificata dei feudatari della famiglia Statella. Ai piedi del castello si trovava l’antico abitato di Spaccaforno.

Il parco ha due facce, da un lato l’aspetto ambientale, dall’altro quello archeologico. È raggiungibile attraverso una discesa scavata nella roccia (“cento scale”) che parte da Cava Ispica. Qui sono visibili tracce di affreschi bizantini e tombe. Interessanti reperti sono le Catacombe di San Marco

Le catacombe di San Marco, a 2 km dal centro abitato, costituiscono una testimonianza della presenza cristiana nel territorio in epoca tardo romana.

Poi la Necropoli Contrada Crocefia, scoperta durante una battuta di caccia il 2 novembre del 2013 a 3 km dal centro e 300m a ovest di Cava Ispica. Giuseppe Bellisario si imbatte casualmente in una necropoli del tardo-antico mai rinvenuta prima. La necropoli conta circa 20 loculi funebri. Si tratta dell’ultima necropoli fino ad oggi rinvenuta nella zona.

Notevoli anche le aree naturali tra cui il Litorale di Santa Maria del Focallo, 13 km di costa, tra i comuni di Pozzallo e Pachino. Qui si trovano spiagge di sabbia fine e dune alternati a tratti alti e rocciosi. Tra le località rinomate Santa Maria del Focallo, che prende il nome da una chiesetta sulla costa distrutta dal terremoto del 1693. Altra località è Punta Ciriga, con una costa rocciosa, con insenature sabbiose e la presenza di faraglioni.

“It was built up as a consequence of the terrible earthquake in 1693 which involved all the eastern coast of Sicily Island.

The inhabitant of Ispica felt the the need to build up a new place where they could conserve the Simulacrum of the Santissimo Cristo alla Colonna, which was situated in a little church completely destroyed by the earthquake.

The frescos of this churches are considered one of the most important of Sicilian painting history, for this reason, in 1908 the church was declared a national monument.

The church is also famous for its beautiful “Loggiato” del Sinatra situated in front of the Basilica.”

La città è graziosa e si estende su una collina a sette chilometri dal mare. Il suo clima mediterraneo regala inverni miti ed estati molto calde. Ciò la rende molto accattivante per gli amanti del mare e del clima Mediterraneo.

La cultura e la soria però non mancano. La Basilica di Santa Maria Maggiore, ad esempiomonumento nazionale dal 1908. La chiesa è in stile settecentesco fu progettata dall’architetto Sinatra. Al progetto iniziale venne poi aggiunto un porticato con 23 passaggi che delimita la piazza.

L’interno ha tre navate con meravigliose decorazioni e affreschi del 1765. Qui è custoduta la statua di un Cristo flagellato alla colla.

Poi la Basilica della Santissima Annunziata, costruita nel 1704. All’interno custodisce decorazioni a stucco stile rococò. Importanti sono il Cristo con la croce, un gruppo scultoreo in legno con Cristo e due Giudei.

Chiesa madre di San Bartolomeo

La chiesa madre di San Bartolomeo fu ricostruita dopo il terremoto, dal 1750 e terminata nel corso di un secolo e mezzo. All’esterno è preceduta da doppia scalinata e la facciata presenta elementi tardo – barocchi e neoclassici. L’interno è diviso in tre navate e l’unica opera di rilievo è un dipinto di San Bartolomeo durante il Martirio.

Chiesa Madonna del monte Carmelo, risale al 1534 e fu rasa al suolo completamente con l’annesso convento.
Fu ricostruita nel ‘700 ed oggi presenta bassorilievi in stile rinascimentale e un putto sull’arco di ingresso.

L’aspetto attuale è definito sul finire dell’Ottocento con la realizzazione della cella campanaria. Il risultato è dato dalle continue integrazioni col riutilizzo di frammenti architettonici legati al momento tardo-rinascimentale. La chiesa ospita il simulacro della Beata Vergine Maria del monte Carmelo, patrona della città.

Palazzo Bruno di Belmonte, è in stile liberty ed è il più importante di tutta la provincia. Fu edificato nel 1906 per volere della famiglia Bruno di Belmonte ma non fu mai la loro dimora, poiché il palazzo non fu completato: scoppiò della prima guerra mondiale.

Fu distrutta ed è risorta, diventando ancora più bella ed intrigante.

Oggi Ispica è tra le città più importanti della Sicilia orientale, capace di attrarre per il suo mare, la sua storia e la sua arte.

Ispica e la sua area meritano una visita senza alcun dubbio..Fede.