IO SONO UN GATTO di Natsume Soseki. Recensione di Maria Cristina Pazzini

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“Io sono un gatto” è un libro allegro, piacevole da leggere, molto coinvolgente e pieno di spunti profondi su cui riflettere. Le parole che escono dai miagolii del gatto, i suoi sguardi acuti e incisivi, portano alla luce i tanti personaggi della storia, con le loro caratteristiche, belle e meno belle, gli equilibri precari della famiglia di cui si narra nel libro e i vari atteggiamenti che ogni essere umano esprime con i piccoli gesti e le mezze parole, che solo un animo libero, come un gatto, può cogliere nella sua interezza.

Il capo famiglia, un professore introverso e insoddisfatto, è un uomo privo di coraggio e di personalità, che si fa sopraffare dagli amici ed è inconsapevolmente ostaggio di sua moglie, apparentemente sottomessa, ma che nella realtà della famiglia, è la donna che muove i fili di tutta la storia. Le figlie, tre tenere bambine, fanno da cornice alle vicende, mentre la governante, donna piccola con la faccia tonda e priva di espressione, osserva i suoi padroni senza parlare, prendendo le distanze da tutti, anche dal gatto, di cui intuisce, forse, gli straordinari poteri e per questo lo evita accuratamente.

Gatto, dal canto suo, esce ed entra dalla vecchia casa scricchiolante, passando indisturbato attraverso le finestre, con gli infissi sgangherati, per immergersi nel prato incolto che circonda la casa. I pochi vicini, sparsi nella zona, sono padroni di altrettanti felini, con cui Gatto è in buoni rapporti, a volte per piacere altre volte per buona educazione. Gatto, però, nel profondo del suo cuore è un solitario, non ha un vero nome e questo gli dà la possibilità di sentirsi libero da ogni vincolo d’amore.

La sera spesso il gatto si addormenta sulle gambe dello scorbutico professore, che è il suo padrone, instaurando un contatto speciale, un lieve brivido, che gli permette di percepire i pensieri dell’uomo in una situazione di rilassamento, priva di ansia, con la mente attiva e in una condizione piacevole, quasi mistica, che dà al gatto la possibilità di vedere le cose in modo diverso e di intuire gli eventi futuri.

I dialoghi sono ben costruiti, anche se l’autore, a mio parere, si dilunga troppo negli scambi di battute tra i personaggi, perdendo il ritmo, la freschezza e la capacità di tenere il lettore interessato alla vicenda.

I soliloqui del gatto sono fluidi e interessanti, scritti con stile semplice, coinvolgenti anche se nel contenuto sfiorano pensieri altamente filosofici.

Il racconto è ambientato in Giappone nei primi anni del ‘900 in piena era Meiji, un momento cruciale per il Paese che si apre al mondo e alla vita moderna. Interessanti le descrizioni e bellissimi gli scorci del Giappone che l’autore, Natsume Soseki, ci propone con particolare maestria, lasciandoci una bella storia scolpita tra le lunghe pagine del suo libro “Io sono un gatto”.

Maria Cristina Pazzini